Archive for dicembre, 2005


Ieri ho avuto una conversazione che mi ha fatto riflettere parecchio, e mi ha anche parecchio demoralizzato. L’interlocutore era S., uno dei miei migliori amici, persona che stimo tantissimo e che ritengo piuttosto intelligente, e che sa di me e della mia sessualità ormai da anni. Ma ciò che è emerso dalla nostra conversazione mi ha deluso tantissimo. Premetto che a deludermi non è stato il mio amico, che continuo a stimare e ad apprezzare, ma la società in cui viviamo, che lo ha portato a ricevere una certa educazione e ad acquisire una serie di reazioni inconscie.
Si parlava di una festa. Io ho riferito a S. di aver invitato anche un mio amico gay, e lui mi ha risposto: che ci viene a fare? Non conosce nessuno, ed è pure gay e tutti lo sanno. Anch’io sono gay e tutti lo sanno. Non è mica una cosa di cui vergognarsi. Sì ma a te ti conosciamo. Dico per lui: viene, non conosce nessuno, tutti lo beccano male perchè e gay. Brutto capodanno per lui. Poi ok sarà una bella persona, pero’ in una notte vince il pregiudizio.
Mi ha fatto male, quella frase. Molto male. Mi ha fatto capire che c’è ancora molto da fare prima di riuscire a raggiungere qualche risultato. Se anche le persone che mi conoscono da più tempo e che, nei miei confronti, non hanno più alcuna forma di pregiudizio o di resistenza (tutt’altro), allora cosa posso sperare da quelle persone che, invece, di resistenze ne hanno ancora tante?
Abbiamo poi discusso a lungo su questo pregiudizio. Non è un pregiudizio… che ci posso fare se quando lo vedo mi viene in mente che è gay???? poi non c’ho mica nulla contro i gay. Ma perché ti darebbe fastidio? Perché penseresti che ci possa provare con te? Ti sentiresti in pericolo? Non mi sentirei in pericolo. Si troverebbe male perchè lo tireremmo giù male noi, e noi lo tireremmo giù male perchè è una cosa nuova… mi verrebbe, credo, da osservarlo di più rispetto a uno che qualsiasi che non conosco. Sì ma un conto è la curiosità, un conto è guardarlo come un DIVERSO, capisci? E farlo sentire a disagio perché lo consideri DIVERSO. Tu A ME mi consideri DIVERSO? Non si sente la tua diversità. pero’ inevitabilemte qualcosa di diverso c’è. Non nella relazione con gli altri. In complesso, pero’ cmq hai una parte importante che è diversa. Ma diversa DA CHI?
Diversa DA CHI, porco due! Da chi sono diverso, io? Un maschio su tre, nella propria vita, ha fantasie e/o esperienze omosessuali. Un maschio su sei è effettivamente omosessuale – anche se magari si reprime, o vive da bisex, o fa il prete. Sono statistiche prese da un libro di medicina. E lo stesso libro, come tutti i manuali di medicina stampati dagli anni ’60 in poi, afferma charo e tondo che l’omosessualità non è una malattia. Gli eterosessuali sono – e per fortuna, perché altrimenti non ci saremmo neanche noi gay – la maggioranza, ma non esiste nulla che provi che noi sbagliamo e loro sono nel giusto. Perché quando si parla di amare non c’è nessuno che sbaglia. Eppure noi siamo diversi. Ma allora, mi viene da pensare, la religione più seguita, a questo mondo, è l’Islam. Ciò significa che i cattolici, essendo in minoranza, sbagliano? O sono diversi?
La maggior parte dei miei amici non ha problemi ad accettarmi come omosessuale. Però dicono tutti che, se mi vedessero baciare un uomo, a loro la cosa darebbe fastidio. In pratica posso essere omosessuale come, quanto e quando mi pare, purché non davanti a loro.
Come posso poi sperare che la Chiesa acconsenta al matrimonio gay? O che lo Stato italiano si decida a riconoscere i miei diritti?

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Ho aggiornato la galleria di immagini.
Purtroppo mancano quelle della laurea, ma non sono poi così sicuro di volerle pubblicare. Alcune sono anche troppo compromettenti!

Chiamatemi Dottore e datemi del lei.
E portate rispetto.

Per una volta arrivo prima del telegiornale.
Questa mattina, verso le 10:30, è stato scoperto, in un bosco nei pressi di F—– (PR), un cadavere appartenente ad un uomo di una cinquantina d’anni, mancante da casa da ieri sera. La bicicletta è stata trovata abbandonata sul limitare del bosco, a parecchie centinaia di metri dalla casa, e l’uomo era poco più avanti, riverso con la faccia a terra. Come ha detto il carabiniere, era trono (e non prono, come direbbero i più).
All’arrivo dei soccorsi (me), il cadavere è stato rigirato per procedere alla valutazione, ma data la consistenza ormai lignea del corpo, che ha mantenuto la forma precedentemente acquisita, il medico non ha ritenuto necessario procedere con un elettrocardiogramma.
Sul posto erano presenti, oltre a noi dell’automedica, anche vigili urbani, carabinieri e protezione civile con le unità cinofile. Un vigile urbano s’è avvicinato al cadavere ed ha guardato l’orologio che lo stesso aveva al polso, esclamando: "guardate, sarà lì dalle cinque e venticinque di stanotte: l’orologio s’è fermato a quell’ora!". E’ stato spiacevole fargli notare che la lancetta dei secondi correva ancora, e che lui stava guardando il quadrante dalla parte sbagliata: in realtà segnava le undici meno cinque. Guardare troppi film americani non aiuta.
Poi il maresciallo ci ha provato con la dottoressa (eh sì, la cubana!), e nel tornare in sede ci ha provato anche il mio autista, e tutto il resto è storia.
Salvo che, rientrato in sede, ho dovuto lavare le scarpe col Pulivapo®.

Il paese che si arroga il diritto di esportare (a suon di bombe) la propria (sedicente) democrazia (di brogli elettorali) e il proprio (altrettanto sedicente) rispetto dei diritti umani, ha appena dato un’altra dimostrazione della propria coerenza.
A San Quentin, California, un uomo è stato ucciso, assassinato per mano di criminali della peggior specie. Chi avrebbe potuto salvarlo non ha mosso un dito.
Stanley "Tookie" Williams è stato giustiziato (ma vi rendete conto di quale sia il livello di ipocrisia a cui può arrivare l’essere umano?) con un’iniezione letale. Il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, ha rifiutato di concedere la grazia. E la Corte Suprema ha respinto l’ultimo appello.
L’America, nazione tanto Cristiana che, nel proprio inno, ha tanti di quei riferimenti a Dio da far accapponare la pelle, ha dimostrato ancora una volta di non essersi schiodata di un millimetro dalla posizione raggiunta dai mormoni e dai manichei un paio di secoli fa: se non sei con noi, devi morire. Se sbagli non c’è redenzione, ma sterminio. Insomma, Cristo era un coglione, e i Vangeli sono buffonate. Però loro sono Cristiani, anzi Cristianissimi.
Tookie Williams, nero, 51 anni, è stato condannato a morte per quattro omicidi, avvenuti nel 1979. Dopo ventisei anni di carcere è arrivata l’esecuzione capitale. Il condannato si era sempre dichiarato innocente. Non solo: Williams, ex capo della temibile banda di strada dei Crips, in prigione aveva rinnegato il proprio passato violento, aveva scritto libri per bambini, ed era stato addirittura candidato al Nobel per la Pace. Ultimamente era diventato un’icona per una bellissima campagna contro la violenza giovanile.
Ma, al di là della possibile condanna di un innocente, e per di più pentitosi dei suoi errori, io continuo a riproporre l’interrogativo: è giusta la morte come pena? È ammissibile che uno Stato che si proclama civile calpesti il diritto umano fondamentale – quello alla Vita – in nome di non si sa bene quale interesse? È possibile che si voglia ancora negare la possibilità di redenzione per i criminali? È giusto comminare una pena irreversibile come la morte, quando si sa benissimo che a pronunciare quella sentenza e ad eseguire quella condanna sono uomini il cui giudizio e le cui azioni sono naturalmente soggette ad errori? Errori che non potranno mai più essere corretti? Ma soprattutto, è possibile che, per impedire un omicidio, sia lo stato a macchiarsi le mani di sangue? Anche quando tutte le statistiche dimostrano che la pena di morte non è un deterrente efficace, e che anzi, psicologicamente, in alcuni casi, l’idea che anche lo Stato possa uccidere agisce come giustificazione alla violenza nella mente dei cittadini?

[…] Il settimo dice "non ammazzare"
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno. […]

(F. De André – Il Testamento di Tito)

UAU!

Oggi ha preso servizio qui da noi una nuova dottoressa.
Cubana.
Non ho parole per descriverla.
Ha un viso bellissimo.
E un culo che parla da solo.

E’ la volta buona che mi faccio etero.

Ieri sono stato a un matrimonio. Abbiamo mangiato, bevuto, cantato, urlato, festeggiato. Insomma, è stato tutto bello, e alla sera ero più morto che vivo. Eppure in quella magnifica giornata c’è qualcosa, un retrogusto amaro, che mi rovinerà per sempre il ricordo.
Lo sposo era l’ultimo rimasto single, di tutti i miei cugini per parte di padre.
Il prossimo sarei io.
E ieri questo peso si è avvertito molto forte sulla mia testa.
Mia zia che mi butta lì un "vedrai! anche mia figlia sembrava che non si dovesse sposare, e invece…" e mia madre che la guarda in adorazione, immaginando per me un bell’abito bianco… A parte gli scherzi, ho letto negli occhi di mia madre un’invidia che non credevo possibile, a sentire quelle parole. Lei sa di me, sa della mia sessualità, e non l’ha presa per niente bene. E sa benissimo che non potrò mai sposarmi e avere una famiglia "normale" (pessima parola), "tradizionale".
E tutti i cugini che mi dicevano: "guarda che poi tocca a te! tutti ci cadiamo, prima o poi!".
Vagli a spiegare che, anche volendo, la legge italiana me lo impedisce.

E a questo punto vi riporto una bella carrellata comparsa sul siton del Corriere della Sera, che mi è stata segnalata dal buon TheZar, sulla situazione delle unioni gay nel mondo.

GRAN BRETAGNA – La Gran Bretagna non è il primo Paese a varare un provvedimento che autorizza le unioni tra omosessuali. La legge britannica stabilisce parità di diritti per le coppie omosessuali. Non è un vero e proprio matrimonio, si chiama unione civile e deve essere sancita, con tanto di pubblicazioni 15 giorni prima, da una firma davanti a un ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni. Questo una quadro della situazione sulla legislazione al riguardo nel mondo.
OLANDA – E’ stato il primo Paese europeo ad approvare la normativa che, dal 1 aprile 2001, consente a gay e lesbiche di sposarsi e di adottare figli. L’unione civile tra persone dello stesso sesso ha gli stessi effetti in caso di divorzio, per l’alloggio, per i diritti sociali e ai fini patrimoniali. Per sposarsi, almeno uno dei due partner deve risiedere in Olanda.
BELGIO – Una legge simile a quella olandese – ma che non prevede la possibilità dell’adozione – è entrata in vigore il primo giugno 2003.
CANADA – Il 21 luglio di quest’anno è stata approvata la legge che autorizza due persone dello stesso sesso a sposarsi e ad adottare figli.
SPAGNA – Il Parlamento ha approvato quest’anno la legge che legalizza il matrimonio omosessuale equiparandolo a quello tradizionale e consentendo inoltre le adozioni.
FRANCIA – Ha adottato nel 1999, con il Pacs (patto civile di solidarietà), una soluzione intermedia che accomuna coppie dello stesso sesso e coppie di fatto. Il Pacs è un contratto, registrato nel luogo di residenza comune, che può riguardare anche coppie di amici. Coloro che aderiscono al Pacs fanno la dichiarazione dei redditi in comune, beneficiano di uno sconto sulla successione, del diritto di subentrare nell’affitto del domicilio comune, di avere congedi per lutti o incidenti al partner e della previdenza sociale estesa.
GERMANIA – Il 10 novembre 2000 il Bundestag ha approvato la legge sulla «vita in comune» tra omosessuali, paragonabile ai contratti di matrimonio o di concubinaggio. Nel 2002 la Corte costituzionale ha stabilito che i matrimoni tra omosessuali sono legittimi e compatibili con la Costituzione.
DANIMARCA – Nel giugno 1989 è stato il primo paese al mondo a riconoscere «un’unione registrata» tra omosessuali e a dar loro il diritto di ufficializzare il rapporto con una cerimonia civile.
GLI ALTRI PAESI EUROPEI – Il resto dell’Unione Europea offre un quadro differenziato: Norvegia, Svezia, Lussemburgo, Finlandia, Ungheria, Islanda e Portogallo riconoscono le unioni gay, ma con numerose differenze quanto a status giuridico. Il Senato della Polonia ha approvato il 3 dicembre scorso una legge sul matrimonio gay, mentre Svizzera, Croazia e Repubblica Ceca si apprestano a legiferare in materia.
STATI UNITI – La questione dello status delle coppie gay è storicamente demandata alle singole entità statali. Nelle elezioni del novembre 2004, 11 Stati hanno approvato emendamenti costituzionali che proibiscono i matrimoni tra persone dello stesso sesso. A livello federale, l’amministrazione Bush sta spingendo per mettere le nozze gay al bando, con un emendamento costituzionale che specifichi che il matrimonio esiste solo «tra uomo e donna». Nel 2003, la Corte Suprema del Massachusetts aveva aperto la strada alle nozze tra omosessuali residenti nello Stato (finora sono state 3.000), con una sentenza più volte oggetto di ricorsi. Altro Stato «avanzato» è il Vermont, con una legge che estende alle coppie omosessuali diritti e responsabilità simili al matrimonio.
ISRAELE – La magistratura ha riconosciuto di fatto i matrimoni omosessuali, almeno per quanto riguarda le tasse e il diritto ereditario.
SUDAFRICA – La Corte costituzionale si è pronunciata il primo dicembre in favore del matrimonio omosessuale dando un anno di tempo al parlamento per modificare la legge, cosa che rappresenterebbe una prima nel continente africano.
PERSONALE ONU – Una piccola vittoria l’hanno ottenuta i dipendenti omosessuali delle Nazioni Unite che dal gennaio 2004 possono trasmettere l’assistenza sanitaria e altri diritti ai propri partner a patto che i paesi d’origine lo consentano.

Come potete notare, in Europa siamo tra i pochi – forse gli unici – a non avere ancora nemmeno un’idea di legge riguardante i diritti delle coppie omosessuali. Di PACS in Italia si parla spesso, ma nessuna proposta di legge è mai passata al vaglio di un parlamento, per quanto mi consta. Quella su cui sta lavorando Grillini è stata bocciata ben prima di arrivare ad una sua discussione.
Israele e Sudafrica hanno legislazioni più avanzate della nostra.
Non so voi, ma io mi sento un po’ terzomondista.

La maleducazione degli italiani non conosce limiti. Quello che sto per raccontarvi non sarebbe potuto accadere in nessun’altra nazione al mondo.
Giovedì mattina l’ambulanza e l’automedica escono in rosso. Io non ero in turno, non so quale fosse la gravità dell’accaduto. Fatto sta che, per poter caricare il paziente, l’ambulanza si è dovuta fermare in mezzo alla strada. Strada stretta, con macchine parcheggiate su entrambi i lati. E ovviamente l’ambulanza impediva il passaggio degli altri veicoli.
Dopo pochi minuti, intanto che l’equipaggio era impegnato a trasportare il malato dalle scale, un clacson ha iniziato a suonare insistentemente. L’autista s’è precipitato fuori, ed è stato letteralmente aggredito da una signora in auto, che gli ha urlato dietro (parole testuali) di spostare quella cazzo di ambulanza che lei doveva portare il bambino a scuola. All’autista – comprensibilmente stizzito – che le ha chiesto se fosse più importante la sua fretta o il malato, ha risposto: "non me ne frega nulla, spostate quella cazzo di ambulanza che devo andare!"
Non contenta, un’ora dopo l’accaduto, ha telefonato in sede per lamentarsi della scortesia dell’autista.
Ma cazzo, ma… e pensare a RISPETTARE, per ricevere rispetto? Quell’autista, come tutto il resto dell’equipaggio, era un VOLONTARIO che ha deciso di dedicare il proprio tempo, anziché allo shopping, all’AIUTO DEL PROSSIMO. Se ci si deve sentire trattati così, poi, che gratificazione ci si può ricavare?
Complimenti vivissimi, signora, lei ha capito tutto.