Archive for settembre, 2006


I’m a survivor

Non sono sicuro di poter resistere un intero anno in spagna. Quando alle quattro di notte ti prendi su dal locale, cascando di sonno e di birra (e non solo quella: da quando siamo qui non c’è stato giorno senza alcool), e saluti gli altri erasmus dicendo che il giorno dopo hai lezione presto, e devi assolutamente dormire un po’, qui la gente ti guarda malissimo e si chiede da dove cavolo vieni per andare a letto così presto…
Per sabato c’è in forse un botellón (una mega-bevuta collettiva in piazza) a Gandia, una cittadina a pochi km da qui. La festa inizia alle 6 del mattino per finire alle 8 del mattino dopo. Molti ci hanno consigliato di andare assolutamente, ma un amico spagnolo – ben più savio – ci ha garantito che non sopravviveremmo alla cosa. Quindi non ci resta che tirare la monetina e decidere il da farsi…
Vi farò sapere se sopravviverò.
Scusate se il tono di questo blog è tanto cambiato, e se ora parlo solo di me, ma il tragico è che in questi giorni ho avuto ben poco tempo e ben poco modo di informarmi su quello che accade nel mondo… A parte palazzine esplose, scandali di intercettazioni, Bin Laden che forse è morto e forse no, le notizie che mi arrivano son tutte piuttosto lontane… Sarà meglio che mi faccia un giro su Repubblica.it!

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Casa Valencia

Faccio ancora fatica a crederci: sono in Erasmus a Valencia!
Gli ultimi giorni sono stati parecchio intensi. Io e il mio compagno d’avventura, Andrea, siamo arrivati all’aeroporto giovedì scorso, e subito siamo andati in albergo per riposarci un po’. Poi, verso le quattro del pomeriggio, ci siamo incontrati con un ragazzo spagnolo che ho conosciuto su internet, e che qualche anno fa ha fatto l’Erasmus in Italia (e che parla Italiano meglio di me!). Ci siamo fatti dare qualche dritta sulle cose da fare e da visitare, ci siamo fatti spiegare un po’ come funziona la vita in Spagna, poi ci siamo salutati e abbiamo proseguito il giro di ricognizione per la città. Per i successivi due o tre giorni, non abbiamo fatto altro che leggere annunci di appartamenti in affitto, telefonare ai numeri indicati e visitare quei pochi che non risultavano già occupati. Purtroppo l’inizio non è stato incoraggiante: la prima casa che abbiamo visitato era bella, ma molto calda, e soprattutto costava decisamente troppo: trecento euro al mese a testa, più le bollette, e il contratto minimo era un anno, mentre noi resteremo solo dieci mesi, massimo undici. In più, intanto che la visitavamo noi, sono arrivati almeno altri due gruppetti di studenti per vederla.
Dopo quella, di case ne abbiamo viste almeno altre 4 o 5, tutte topaie della peggior specie, e una più costosa dell’altra. Una che sembrava abbastanza bella ce la siamo fatta letteralmente soffiare da sotto il naso: appena suonato il campanello, ci ha aperto la padrona di casa dicendoci che aveva appena affittato ad altri quattro studenti, che erano ancora lì a decidere come spartirsi le camere. Disperati e demoralizzati, abbiamo deciso di ritornare sui nostri passi e di affittare la prima vista, la più costosa, e di cercare di tirare un po’ sul prezzo. Abbiamo chiamato il proprietario, che ci ha detto di essere ancora disponibile ad affittarcela. Dal momento che ci trovavamo dall’altra parte della città, e che dovevamo anche passare dall’università per recuperare un ragazzo spagnolo che ci avrebbe fatto da mentore, abbiamo preso appuntamento con lui un paio d’ore dopo. Sennonché, arrivati sul posto, il proprietario ci apre la porta con la faccia dispiaciuta e ci annuncia di aver affittato il tutto meno di cinque minuti prima, per tramite di un’agenzia. Letteralmente a pezzi, con una gran voglia di piangere, ci facciamo portare dal nostro mentore, gentilissimo e automunito, all’albergo, da dove dobbiamo recuperare le nostre valigie, perché per quella notte era già tutto completo, ed iniziamo il giro di telefonate per trovare un’alternativa. Tre ostelli ci hanno annunciato di essere completi, e solo il quarto, l’ultimo rimasto, aveva ancora una camera disponibile. Purtroppo più che di una camera si trattava di una autentica topaia, senza nemmeno il bagno in camera, e nel bagno comune non funzionava lo sciacquone, e la doccia comune aveva nel soffitto un buco dal quale pisciava un qualche liquido non meglio identificato. Potete quindi immaginarvi il nostro stato d’animo in quei momenti. Per fortuna, però, nel ripassare dall’albergo avevamo incontrato due ragazze italiane, anche loro di Parma, che avevamo conosciuto al corso di spagnolo prima di partire, e che poi avevamo incontrato all’aeroporto: loro, per puro caso, avevano visitato un appartamento grande, con 4 camere da letto, ma non l’avevano fermato perché temevano di non riuscire a trovare altre due persone per completarlo. Poi, visto che anche per loro la ricerca successiva era stata infruttuosa e decisamente demoralizzante, ci avevano ripensato, e incontrandoci avevano chiesto a noi se fossimo disponibili a dividere il primo appartamento con loro.
Il mattino dopo ci siamo recati tutti assieme a visionare il locale, e io e Andrea abbiamo deciso di affittarlo senza dubbio alcuno, mentre le ragazze si sono riservate di pensarci su ancora per una notte, visto che in ogni caso ci saremmo potuti trasferire solo il giorno dopo, e che loro avevano altre due notti di albergo già pagato.
Io e Andrea, per festeggiare, siamo entrati in un ristorante cinese a buffet, e ci siamo ubriacati di sangria rimpinzandoci di gamberetti con verdure e altre amenità. Poi siamo tornati in ostello e abbiamo dormito fino a sera, felici e contenti come bambini.
Il giorno dopo, domenica scorsa, ci siamo trasferiti con armi e bagagli, poi abbiamo recuperato le ragazze, che nel frattempo ci avevano confermato la propria adesione, e siamo andati tutti quanti in spiaggia. Già, perché dimenticavo di specificare che la nostra casa è a meno di cinque minuti a piedi dal Campus, e il Campus a sua volta è a cinque minuti d’autobus dal mare!
Devo ammettere che, inizialmente, ero molto preoccupato dalla convivenza con altre persone, non conoscendo come mi sarei comportato io con loro, né loro con me; ora, dopo una settimana, posso affermare senza dubbio di sentirmi decisamente fortunato: le due ragazze sono molto simpatiche e socievoli, non hanno avuto nulla da ridire quando hanno saputo che sono gay, e ora la vita comunitaria procede all’insegna del comunismo più sfrenato: si fa spesa comune, pranzo e cena tutti assieme, si cucina tutti assieme e si riordina tutti assieme, si esce tutti assieme alla sera…
Le premesse per un anno d’Erasmus il più sereno possibile ci sono tutte. Non resta che impegnarsi affinché ogni cosa proceda nel migliore dei modi… Cercherò di tenervi tutti informati degli sviluppi!

Busco un piso en alquiler

Cerco casa a Valencia, qualcosa di non troppo costoso e non troppo lontano dalla Politécnica. Anche se qui in albergo si sta piuttosto bene, e c’è pure l’hot spot wireless gratis, direi che 32 euro a notte sono un po’ troppi per pensare di restarci dieci mesi interi.
Oggi, poche mezze ore dopo l’atterraggio all’aereoporto di Valencia, ci siamo tuffati nella vita locale, abbiamo comprato una tarjeta (una SIM Vodafone) locale, quindi ci siamo tuffati nella ricerca di un appartamento. Ne abbiamo già visto uno molto bello, ma decisamente troppo costoso, e in più dovremmo cercarci altre due persone con cui condividerlo. Impresa non impossibile, ma nemmeno priva di rischi, visto che non hai modo di sapere in anticipo chi ti tiri in casa.
Per altri due abbiamo appuntamento domani pomeriggio (oggi, per la verità, vista l’ora), e spero che decideremo alla svelta…
Saludos y besos a todos!

La Città di Dio

Avrei dovuto sapere molto bene che promettere post è una cosa che proprio non mi posso permettere. Soprattutto ora che la partenza per l’Erasmus s’è avvicinata così tanto (mancano meno di 10 giorni) e ho ancora così tante cose da fare che non so nemmeno da dove partire. Domani, per esempio, ho un esame. E tutte le mattine il corso di Spagnolo. E devo ancora iniziare a pensare alla roba da prendere su, al portatile nuovo da comprare, e a tante altre belle cosette.
Come avrete capito, la voglia di catabasi nel letamaio della Gazzetta di Parma se n’è andata da un pezzo.
Stasera mi limito a consigliarvi un film bellissimo, anche se molto duro: La Città di Dio. Bellissimo e atroce viaggio nella vita quotidiana di una delle più miserabili e violente favelas di Rio de Janeiro, vista con gli occhi di un adolescente. Dovrò cercarmi il libro, e magari sarebbe bello poterselo leggere in lingua originale.