Archive for maggio, 2005


Alcuni pensieri su cronaca e politica.

In Germania Schroeder si dimette dal governo dopo aver perso, alle elezioni regionali, due delle regioni più rosse del paese.
In Italia Berlusconi, che di province ne ha perse ben 11, è ancora lì a far danno.
Ma, si sa, la dignità non è di questo governo.

Cesare Previti condannato in appello a sette anni di carcere, per le vicende dell’Imi Sir: ha corrotto i giudici.
Titolo dell’Unità: Corruppe i giudici. Sette anni a Previti.
Titolo del Televideo RAI (e della Gazzetta di Parma): Previti: ridotta la pena.
Questa è informazione libera.

In Olanda, tempo fa, era stata sgominata una rete di pedofili di dimensioni colossali. Sono stati tutti condannati a pene severe, come giusto.
In Italia non siamo stati da meno: 186 indagati in tutto il paese. Preti, assistenti sociali, vigili urbani, sindaci… Se andiamo a scorrere un po’ gli archivi dei giornali, cosa scopriamo delle analoghe operazioni svolte in Italia in passato? Normalmente, da noi, tutti i colpevoli patteggiano prima di arrivare al processo: pagano una multa e gli atti non vengono trascritti. In altre parole, non si sporcano nemmeno la fedina penale.
Però facciamo gli scandalizzati.

Concludo con un link. Ricordate la schifosa lettera della (sedicente) dottoressa Patrizia Stella, di cui già ho avuto modo di parlare in un mio post precedente (questo)? Bene, ne parla anche l’Unità: cliccate qui per leggere l’articolo.

In questi ultimi giorni non ho avuto molto tempo per aggiornare il blog: mi sono dedicato a colmare una lacuna che da troppo tempo mi tiravo dietro. Ho deciso finalmente di guardarmi la serie completa de Il Padrino. Tre film meravigliosi. Della durata media di tre ore ciascuno. Certo non si può dire che Coppola possegga il dono della sintesi, ma chi mi ha già sentito parlare di Apocalypse Now Redux sa come la penso, e quanto mi abbia commosso quel film.
Il Padrino racconta una storia terribile. Racconta una leggenda, ma purtroppo non si tratta solo di leggenda. Quel film narra moltissimi avvenimenti storici esattamente come si sono svolti: dalla rivoluzione cubana al proibizionismo, dalle inchieste americane sulla mafia alla nascita del narcotraffico. Un documento storico veramente imperdibile, una storia veramente coinvolgente e commovente. Un capolavoro indiscusso.
Per ora, per questioni di tempo, sono riuscito a vedere solo la Parte I e la Parte II, ma conto, in una di queste sere, di completare l’opera con la Parte III. E mi piacerebbe anche leggere il libro di Mario Puzo, The Godfather. Spero solo di trovare il tempo!

Una famiglia normalissima, un giorno, ricevette una lettera inaspettata: un Ospite molto importante sarebbe presto venuto a far loro visita. Iniziarono i preparativi.
La madre iniziò a lavare tutta la casa da cima a fondo, per non fare brutta figura, poi, per non trascurare la propria persona, andò dal parrucchiere a rifarsi la permanente. Quindi si comprò un vestito sobrio ma elegante, che desse l’idea di una persona ordinata e modesta. "La minigonna che porto di solito è un po’ troppo
vamp – si disse – , meglio sostituirla con qualcosa di meno vistoso. E anche sul trucco dovrò calcare un po’ meno". Poi fece il giro della casa e raccattò tutte le copie di "Vogue", di "Novella 2000" e di "TV – Sorrisi e canzoni" che normalmente spuntavano in qualunque angolo della casa: "non si addice – pensò – ad una madre seria e responsabile l’indugiare su certe letture, e così non è bene che l’Ospite le veda in giro. Potrebbe pensare male di me". Non contenta, decise di tirar fuori dalla credenza il bel servizio di piatti della nonna, e la tovaglia lunga di lino, quella bella con i ricami, giusto per non fare brutta figura.
Il padre, deciso a figurar bene a tutti i costi, si recò in un’importante cantina della zona e comprò qualche bottiglia dei vini più costosi. “Se sono così cari, questi vini, saranno sicuramente i migliori”. Si informò anche su quali fossero le pietanze più adatte per essere accompagnate con ciascuna bottiglia, e comprò anche un opuscoletto sulla storia dei vini locali, per potersi dare qualche aria da sommelier, proprio lui che non aveva mai bevuto altro che birra e coca cola. “Ma non si può ricevere un ospite così importante con la birra e la coca cola!”. Quindi decise anche di comprarsi un vestito grigio, molto elegante, da accompagnare con una camicia bianca molto classica, e una cravatta azzurra a tinta unita. Passò anche dalla farmacia e si comprò una pancera, nella speranza di poter nascondere – comprimendolo – lo spesso strato di adipe che gli copriva, ormai da anni, l’addome. Comprò anche un nuovo dopobarba e una boccetta di eau de toilette.
La figlia grande decise invece di vestirsi in modo molto vistoso, con una bella maglietta attillata che mettesse bene in risalto il suo seno di fresca sedicenne, e una minigonna che ne mostrasse, con dovizia di particolari, le belle e lunghe gambe.
Solo il figlio non si interessò dell’imminente arrivo, e non fece alcun preparativo.
Arrivò il gran giorno. Una vecchia automobile che doveva aver visto giorni migliori fece il suo ingresso, sferragliando, nel vialetto. L’uomo che ne scese era minuto, bruttino, con la barba ispida e incolta, ma due occhi che comunicavano una bontà d’animo e un’intelligenza senza paragoni. Era vestito con un paio di vecchi jeans e una maglietta un po’ sporca. Ai piedi un paio di scarpe da ginnastica che un tempo erano state bianche.
Il padre corse ad aprire la porta, tutto fasciato nel suo completo grigio, con la cravatta un po’ troppo stretta  e un senso di costrizione all’addome. Al vedere l’Ospite, restò di sasso. Facendo finta di nulla, fece accomodare l’uomo in salotto, e sparì, dicendo che andava a chiamare il resto della famiglia.
Potete immaginare l’imbarazzo generale, lo stridore di quegli abiti nuovi, di quelle acconciature, di quella casa tirata a lucido con quell’ometto piccolino e mal vestito, eppure tanto importante.
Solo il figlio, che aveva preso parte al valzer dei preparativi, scese, dopo gli altri, dalla sua camera. Aveva indosso i suoi abiti da tutti i giorni, non si era rasato, ed aveva l’aria un po’ trasandata, pur senza scadere nell’indecente. Senza troppe cerimonie, salutò educatamente l’ospite, ed andò a sedersi di fianco a lui, sul divano, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Così mi sembra che il Dio dei Cristiani assomigli molto ad un Ospite silenzioso e invisibile, del quale qualcuno avverte la presenza, ma nessuno sa come è fatto. Eppure, di fronte a questo Ospite misterioso, tutti vogliono figurare bene, e cercano di allontanare da sé ogni bruttura, ogni parvenza della loro vita quotidiana, per apparire qualcosa di diverso, qualcosa di altro-da-sé, qualcosa di innaturale. Così, se c’è qualcosa che sembra stonare, lo si allontana, si prendono le distanze, lo si bolla come peccato. Ma nessuno sa davvero com’è fatto l’Ospite, nessuno può conoscere quali siano i suoi veri pensieri, la sua vera Essenza, perché è Qualcosa che sfugge completamente la comprensione dell’intelletto umano. Dire che si conosce il pensiero di Dio, e che quel pensiero è perfetto e sicuro, è la più grande delle bestemmie.

Che cos’è il peccato, inoltre? Neroinchiostro, in un precedente commento, ha scritto:
E’ un’offesa al disegno di Dio. Spiego: dal punto di vista di Fede, dio ha creato il mondo e l’uomo. Il "creato" ha delle regole insite, quelle della natura, per cui un leone magna la gazzella, la forza di gravità ci tiene con i piedi a terra e così via. Il rispetto di queste regole insite nelle cose porta al rispetto di Dio. La Chiesa afferma che anche l’uomo deve rispettare le regole naturali della vita, quindi comportamenti che non rientrano nel disegno divino sono considerati disordinati.
Amico mio, non può essere come dici tu. La legge della Natura è la legge del più forte, e questo, lo sappiamo benissimo, è quanto di più lontano dalle idee del Vangelo. Se Cristo avesse voluto sottolineare la legge della natura, avrebbe senz’altro calcato la mano sulla selezione naturale, sul fatto che i deboli devono restare indietro per poter garantire la sopravvivenza della specie. Ma se avesse fatto discorsi di questo tipo, non sarebbe stato un Cristo, sarebbe stato un Hitler!
Le leggi della Natura, come le intendi tu, invece, sono leggi che non è possibile contrastare. L’uomo ha imparato a volare non quando ha ucciso la legge di gravità, ma quando ha scoperto la portanza, che è una legge fisica che sfrutta proprio la gravità per riuscire a librarsi in aria. Non è possibile che la mela cada all’insù, come non è possibile che sia la gazzella a mangiare il leone, perché la gazzella è un erbivoro, e il leone è un carnivoro. Non potrebbero nemmeno se lo volessero.
In questo senso la Natura non ammette alcun tipo di violazione alle proprie leggi. Esse sono assolute, universali.
Ma già quello che dicevi tu, sull’omosessualità, non la è più. Perché, se quella fosse una legge della Natura, non sarebbe affatto possibile contraddirla, e invece… Invece comportamenti omosessuali si trovano negli animali come nell’uomo. Sono una cosa del tutto naturale, proprio perché presente in natura, e anzi, insita nella natura stessa dell’uomo. Negare la propria omosessualità, sì, diventa un’offesa a quel Dio che, secondo i Cristiani, ci ha creati così come siamo. Negare la propria identità è un peccato; riconoscerla ed accettarla, e vivere una vita nel rispetto di se stessi e degli altri, quello è il miglior modo per glorificare Dio e per ringraziarlo per averci dato tutta questa meraviglia.
Tu dici:
Ora, è da chiarire che questo è il pensiero cui è giunta la Chiesa dopo 2000 anni di riflessione filosofica e teologica, che questa società sta spazzando via nel giro di poche decadi.
Anche Cristo ha spazzato via millenni di cultura politeista in poco più di trent’anni di vita, e all’epoca non v’erano mezzi di comunicazione di massa, ma solo il passaparola. Duemila anni di storia quanto sono, rispetto alla vita dell’uomo? Un nulla! E allora perché noi dobbiamo arrogarci il diritto di conoscere la Verità assoluta, senza ammettere che qualcuno dopo di noi potrebbe farci vedere cose che finora abbiamo ignorato del tutto? Perché dobbiamo fossilizzarci su idee e concetti vecchi di duemila anni, senza ammettere alcuna possibilità di progresso – o comunque di cambiamento – psicologico e sociologico, ma anche teologico?

Insomma, il Vangelo non parla di omosessualità; la Bibbia in generale ne parla in un solo punto, all’interno di un libro che nessuno più, oggi, si sognerebbe mai di prendere alla lettera. Eppure abbiamo alle spalle duemila anni di persone che pretendono di leggere in quel libro cose che assolutamente non ci sono, non ci sono mai state né mai ci saranno. Su quel libro sono stati costruiti altari, castelli, palazzi, intere città e continenti di concetti. Ma proviamo a scavare un po’ in profondità, proviamo a discernere i pensieri originali da quelli artefatti, costruiti a posteriori, a tavolino. E vedremo che tutti quei castelli scompariranno, lasciando la nostra testa nuda sotto il cielo.

Dopo una notte insonne passata in divisa, nel centralino della Pubblica, tutti ammassati ad aspettare dalla Centrale Operativa 118 telefonate che – per fortuna – non sono arrivate, e ad ascoltare con incredulità e apprensione la cronaca del cataclisma che si stava abbattendo su Parma e sul Raduno Nazionale degli Alpini, ricostruita attraverso le comunicazioni radio dei nostri colleghi delle associazioni cittadine;  dopo una mattina passata a lavorare nella vigna (no, non quella di Benedetto XVI, quella non penso che si ammali di peronospera!) e a tagliar l’erba; dopo un pomeriggio passato a metà tra il letto (a tentare di recuperare ore ed ore di sonno perduto) e il computer (per finire la configurazione di Linux: a proposito, questo è il primo post che scrivo da Mozilla Firefox sotto Linux, Fedora Core 3 per l’esattezza, e infatti mi s’è già piantato una volta, e ho dovuto ricominciare a scrivere tutto; ma stavolta non mi sono fatto scoraggiare!); dopo una giornata del genere, troppo stanco per pensare di poter partecipare a qualunque forma di vita sociale, ho deciso di dedicare la serata alla visione di un film.
Philadelphia - locandinaLa scelta è caduta su un film che non vedevo da troppo tempo: Philadelphia, di Jonathan Demme.
Nella lingua italiana esistono migliaia, forse milioni di vocaboli che potrei scegliere per descrivere questo film, tuttavia sono assolutamente sicuro che ogni singola parola sarebbe di troppo, ogni singolo aggettivo sarebbe assolutamente superfluo, perché inadeguato e parziale per un film così straordinario e toccante. Ecco, alla fine ne ho scelti due, di aggettivi, ma la tentazione è quella di prolungare la serie all’infinito, conscio però del fatto che si tratterebbe di uno sforzo quantomai vano.
Per chi non conoscesse il film, solo un accenno alla trama. Andrew Beckett (Tom Hanks) è un giovane e brillante avvocato di Philadelphia, ma viene licenziato dall’importante studio legale per il quale lavora perché malato di AIDS. Trova con grande difficoltà un avvocato, Joe Miller (Denzel Washington), che lo rappresenti nella causa che desidera intentare contro il suo ex datore di lavoro, convinto di aver subito una discriminazione ingiusta e crudele. Il processo porta alla luce una serie di pregiudizi legati al fatto che Andrew è omosessuale (convive con Miguel, interpretato da Antonio Banderas), e per di più malato.
Non dirò altro sulla trama, né sulla vicenda, perché ritengo che quel film valga assolutamente la pena di essere visto. Tuttavia vorrei approfondire uno spunto che, in realtà, più che uno spunto è una delle colonne portanti su cui si basa il messaggio dell’opera.
Tra i testimoni chiamati durante lo svolgersi del processo vi è anche una ex collega di Andrew, anch’essa malata di AIDS. Questa donna, però, ha contratto la malattia in modo incolpevole, durante una trasfusione di sangue, necessaria dopo il parto del suo terzo figlio. La donna esprime tutta la sua solidarietà ad Andrew, tuttavia gli avvocati della parte avversa, e gli stessi "imputati", tenteranno per tutto il tempo di mettere in risalto il fatto che Andrew ha contratto la malattia in modo colpevole, da un rapporto sessuale non protetto consumato in un cinema porno gay. Andrew, secondo l’avvocato difensore del suo ex datore di lavoro, sta morendo. Ha contratto una malattia mortale a causa della sua condotta irresponsabile e colpevole, e a causa di questa condotta ha abbreviato la propria vita.
Ora, penso di dover fare una piccola parentesi storica. Il film è del 1993, ed è ambientato più o meno nello stesso periodo. Andrew Beckett ha contratto la malattia nel 1984, quando ancora l’AIDS era un fantasma, uno spauracchio del quale molti parlavano, ma sul quale regnava la più assoluta ignoranza. La gente comune non aveva le idee chiare su come essa si trasmettesse, né sulle misure preventive da mettere in atto. In questo senso, nessuno potrebbe mai dire che Andrew sia colpevole per aver contratto la malattia.
Oggi, certamente, le cose sono molto diverse. Oggi l’educazione sessuale viene fatta nelle scuole, addirittura alle elementari. Oggi l’informazione è molto più diffusa.
Ma anche oggi esiste l’ignoranza, ed è a causa di questa ignoranza che l’AIDS continua a mietere vittime.
Ma non si tratta solo di ignoranza, a volte: pensate che esistono comunità di persone, detti barebackers, che si ostinano a non voler usare profilattici durante i rapporti sessuali, incuranti del rischio al quale espongono se stessi e gli altri. Queste persone sanno benissimo quali possono essere le conseguenze del loro agire, eppure ciò non li frena, anzi, li eccita ancora di più. Come il gioco della roulette russa. Su queste persone il mio discorso potrebbe essere molto diverso: io non riesco a non considerare, almeno in parte, colpevoli queste persone.
Ma, in ogni caso, qui subentra un altro tema: il legame tra la colpevolezza e la pena. Una persona che si esponga volontariamente al contagio, per il puro gusto di sfidare il pericolo, è, a parer mio, anche pienamente colpevole della propria malattia, tuttavia la sua pena è già insita nella malattia stessa, e la società non si può in alcun modo permettere di condannare queste persone, di allontanarle ed emarginarle, ma deve tentare di comprenderle e recuperarle. E, soprattutto, il dovere di ogni società civile è quello di promuovere un modo di pensare e di agire che rispetti la propria persona e le persone con le quali si entra in contatto. Non bisogna fare repressione, bisogna fare prevenzione. Bisogna educare, non uccidere.
Il concetto di colpa espresso nel film è strettamente legato al concetto di colpa espresso nei confronti di una persona omosessuale. In un punto del film, l’ex datore di lavoro di Andrew urla al suo ex dipendente e al suo avvocato di andarsi a leggere la Bibbia, sia l’antico che il nuovo testamento. In questa frase è implicita la secca condanna all’omosessualità di Andrew, dal punto di vista etico e morale.
Visto che questa opinione è, purtroppo, ancora molto diffusa nella società moderna, vorrei fare alcune precisazioni.
Punto primo: nel Vecchio Testamento si parla effettivamente di omosessualità. Ma solo in un caso lo si fa esplicitamente, in Levitico, 18,22: Se un uomo ha relazioni con un altro uomo, fa una cosa disgustosa e tutti e due devono essere messi a morte. Essi sono responsabili della loro morte. Vorrei però ricordarvi che il Levitico è lo stesso libro che dice di uccidere le persone che lavorano di sabato, o di sacrificare tori sull’altare del giardino, o di non mangiare crostacei o carne di maiale. Tutti i precetti contenuti in quel libro devono essere contestualizzati in un momento storico molto particolare, in cui effettivamente tali norme avrebbero potuto aiutare un popolo a sopravvivere in un territorio ostile com’era la Palestina di tremila anni fa. Oggi tutti mangiamo la carne di maiale, tutti ci facciamo scorpacciate di gamberetti. Non vedo proprio, quindi, come si potrebbe pensare di condannare due uomini che decidano di amarsi. A questo proposito, consiglio a tutti di andarsi a leggere una sorta di "barzelletta", molto azzeccata, che trovate a questa pagina: http://www.magnaromagna.it/leggende/levitico.php.
Punto secondo: in nessun passo della Bibbia si esplicita quale sia stato il peccato per il quale sarebbero state distrutte le città di Sodoma e Gomorra. La tradizione tramanda che si trattasse di due città molto lussuriose, e in particolare Sodoma sarebbe stata un covo di omosessuali. Ma, si badi bene, la Bibblia non chiarisce questo mistero, quindi questo passo non può essere preso in considerazione. Sicuramente non per condannare due persone che decidano di amarsi e rispettarsi e di condividere la propria vita.
Punto terzo: in tutto il Nuovo Testamento v’è un solo accenno all’omosessualità, e si trova in una lettera di S. Paolo Apostolo ai Romani (1,20-24,26-27):
Perciò gli uomini non hanno alcun motivo di scusa: hanno conosciuto Dio, poi si sono rifiutati di adorarlo e ringraziarlo come Dio. Si sono smarriti in stupidi ragionamenti e così non hanno capito più nulla. Essi, che pretendono di essere sapienti, sono impazziti, adorano immagini dell’uomo mortale, di uccelli, di quadrupedi e di rettili, invece di adorare il Dio glorioso ed immortale. Per questo, Dio li ha abbandonati ai loro desideri… Dio li ha abbandonati lasciandoli travolgere da passioni vergognose: le loro donne hanno avuto rapporti sessuali contro natura, invece di seguire quelli naturali. Anche gli uomini, invece di avere rapporti con le donne, si sono infiammati di passione gli uni per gli altri. Uomini con uomini commettono azioni turpi, e ricevono così in loro stessi il giusto castigo per questo traviamento.
A parte il fatto che Paolo non invita ad escludere, emarginare, uccidere o castrare gli omosessuali, ma semplicemente afferma che essi ritrovano nella loro propria condizione il "giusto castigo", anche qui c’è bisogno di una precisazione sul contesto storico e sociale. Per farlo, citerò una fonte autorevole: il libro di Gabriella Lettini, Omosessualità, edito da Claudiana Editrice. Non ho letto il libro, ma ho trovato un interessantissimo excerptus a questa pagina, che vi consiglio di leggere con attenzione: http://www.viottoli.it/fedeomosessualita/documenti/appunti214.html.
Ma vediamo cosa dice la Lettini in merito alla lettera di S. Paolo:
Per capire meglio le affermazioni di Paolo, bisogna prendere in considerazione il contesto culturale greco-romano in cui prostituzione maschile e pederastìa erano molto comuni. Paolo potrebbe avere in mente questo tipo di relazioni abusive e degradanti, invece di aver avuto esperienze di relazioni durature di coppie omosessuali basate sul rispetto e sull’amore. L’esegeta nordamericano Robin Scrogg non ha dubbi in proposito: l’omosessualità a cui si oppone il Nuovo Testamento sarebbe la pederastìa, che era una pratica comune nel mondo greco-romano. Altri interpreti si interrogano sul significato di para physin, ovvero contro natura. In termini moderni, questa espressione potrebbe anche indicare un rapporto che va contro il proprio naturale orientamento sessuale. Se accettiamo che l’omosessualità è una cosa naturale, allora un rapporto contro natura potrebbe essere quello di un uomo gay che si imponga di vivere come un eterosessuale. Compiere atti contro natura potrebbe anche essere il non accettare la condizione nella quale si è stati creati, compreso l’orientamento sessuale.
Il teologo biblico statunitense William Countryman porta un interessante contributo al dibattito su questo passo, affermando che l’interpretazione corrente per cui Paolo si stia riferendo all’omosessualità usando la categoria del peccato deve essere radicalmente riveduta. Il peccato di cui Paolo sta parlando in riferimento ai pagani sarebbe l’idolatria. L’omosessualità sarebbe un aspetto sgradevole e riprovevole della cultura dei pagani, che non era di per sé peccato, ma aveva colpito la cultura pagana come punizione per la loro idolatria.
Nella prima lettera ai Corinzi, Paolo si esprime duramente nei confronti di coloro che, per il loro comportamento, non entreranno nel regno di Dio: «Non illudetevi: nel regno di Dio non entreranno gli immorali, gli adoratori di idoli, gli adulteri, i maniaci sessuali, i ladri, gli invidiosi, gli ubriaconi, i calunniatori, i delinquenti». Purtroppo, molti cristiani hanno ancora nelle orecchie traduzioni del tutto inadeguate, dove il termine greco malakos (letteralmente: «molle») era reso con «effeminato», mentre molto più probabilmente riferisce a qualcuno che manca di dirittura morale. In altri passi del Nuovo Testamento, infatti, questo termine non viene mai usato con una connotazione sessuale. Similmente, parola greca arsenokoitai, composta da un termine che signifìca maschi e uno che significa letti, è stata spesso tratta con omosessualità. Ma la tradizione esatta di questa parola, presente solo un’altra volte nel Nuovo Testamento, è alquanto discutibile. Secondo John Boswell, autore di numerosi studi sull’omosessualità nella Bibbia e nella tradizione cristiana, arsenokoitai potrebbe molto probabilmente riferirsi alla prostituzione maschile, ampiamente praticata tra i pagani e che Paolo considera come cosa impura e sconveniente.
In sostanza, l’omosessualità è una tendenza naturale che riguarda gli uomini come molte specie di animali, una condizione che va accettata con serenità e consapevolezza. E’ infatti questo l’unico modo per poter vivere la propria vita senza fuggire in continuazione dai propri fantasmi.
Per oggi penso di averne scritte anche troppe, di pillole di saggezza. E che qualcuno provi pure a dire che Philadelphia è un film che non offre spunti di riflessione…

Io mi ci metto d’impegno, scrivo un bel post, faccio per pubblicarlo e… magia! Splinder se lo mangia a colazione.
Sono troppo incazzato per riscriverlo, per oggi resterete senza pillole di saggezza.

Ormai sto diventando un po’ monotono, e finisco col parlare sempre di omosessualità.
Ma questa volta mi sembra doveroso e quasi un obbligo morale rispondere a una lettera aperta di una certa dottoressa Patrizia Stella, sedicente psicopedagogista, che potete trovare a questo indirizzo. Non riporto il testo integrale della lettera perché è veramente lungo, ma vi invito caldamente a leggerla, perché è veramente paradigmatica di quale sia il pensiero di certa parte della nostra società.

Mi chiedo come possa fare una persona che si definisce Cristiana e Cattolica a scrivere una lettera del genere.
Provate a leggerla un po’ meglio: vi renderete conto che non solo si basa su concetti del tutto sbagliati, ma è completamente piena di ogni sorta di ingiurie e di insulti verso una categoria di persone – alla quale, tra l’altro, appartengo anch’io. Gli omosessuali vengono infatti messi sullo stesso piano di assassini, stupratori, pedofili… ma scherziamo? Ma sappiamo almeno vagamente di cosa stiamo parlando? Davvero pensate che una persona che sceglie consapevolmente e liberamente di passare la sua vita al fianco di un’altra, in un rapporto stabile, serio e duraturo, possa essere paragonata a un pedofilo o a un assassino? E cosa c’entra una coppia omosessuale con il "sesso di gruppo", le orge, e tutto il resto? Voi eterosessuali praticate abitualmente questo genere di attività sessuali? No? E allora perché siete convinti che un omosessuale debba farlo per forza? E chi ha il diritto di giudicare una coppia gay, dicendo che il loro è un comportamento immorale? Il Vangelo dice anche: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra". E dice anche: "Non giudicate, e non sarete giudicati". Si fa alla svelta a citare solo ciò che fa comodo, dimenticando che l’unico vero insegnamento di quel Cristo che tanto adorate è, per sua stessa ammissione, riconducibile al comandamento dell’amore: amatevi l’un l’altro come fratelli. Che è il più grande inno al rispetto che un uomo abbia mai scritto.
Per quanto riguarda le adozioni viste dal punto di vista dei bambini, pensate che sia forse meglio per un bambino vivere in un orfanotrofio a vita? O magari per strada in qualche paese della Thailandia o del Brasile, campando di stenti e del frutto della prostituzione?
Inoltre, dei figli di genitori divorziati cosa ne facciamo? Li bruciamo sul rogo perché non hanno la possibilità di crescere con entrambi i genitori? Oppure cerchiamo di fare in modo che anche loro possano crescere normalmente con tutto l’amore che la Società può fornire loro?
Inoltre, ancora, levatevi una volta per tutte dalla testa questa vostra convinzione che un omosessuale debba per forza vedere in un bambino un oggetto di desiderio sessuale! Ma siete pazzi? Ma vi rendete conto di quello che dite?
Veniamo poi al "problema" dell’omosessualità in sè. Io non ho idea di che studi abbia compiuto la dottoressa in questione, ma sicuramente le sue tesi non sono particolarmente aggiornate. Basta consultare un QUALUNQUE libro di medicina per leggere che l’omosessualità NON E’ PIU’ CONSIDERATA UNA MALATTIA, ma semplicemente una scelta più o meno libera, più o meno condizionata, ma pur sempre degna del massimo rispetto.
Inoltre, quanto afferma la dottoressa può essere facilmente smentito da qualunque libro di etologia: il comportamento omosessuale si trova eccome, in natura, ed è stato osservato in una miriade di specie considerate biologicamente evolute. Scimmie (specialmente babbuini), leoni, gatti, persino lupi. Giorgio Celli, docente nell’Istituto di Entomologia "Guido Grandi" presso l’Università di Bologna, ha pubblicato un saggio dal titolo L’omosessualità negli animali. Non mi sembra che il suo parere conti come il due di picche quando c’è sotto bastoni, vista l’importanza del personaggio. Anche questo può essere verificato tramite una breve ricerca su Internet.
Un omosessuale, pertanto, ha tutto il diritto di considerarsi fiero di esserlo, o quantomeno di desiderare di essere lasciato in pace, dal momento che la sua NON E’ una malattia, ma una scelta. Chi non riesce ad accettarsi e vuole effettivamente cambiare ha il dovere di farlo, o quantomeno di provarci; ma chi riesce ad accettarsi benissimo, come me, si sente in dovere di difendere il proprio stato con tutte le proprie forze.
Io sono un ragazzo di ventitrè anni, di bell’aspetto, sano e robusto. Faccio regolarmente sport, faccio volontariato (tre turni alla settimana in un’assistenza volontaria), sono donatore AVIS da quando avevo diciott’anni, e la mia vita sessuale è molto più regolare e sana di quella di tanti miei coetanei: ho avuto, in tutta la mia vita, un solo partner, che mi è sempre stato fedele come io sono stato fedele a lui. La media delle persone che mi circondano, e lo sapete benissimo anche voi, è ben diversa. E tutte quelle persone sono molto più a rischio di contagio di me. E, vorrei ricordarvi, l’AIDS, l’epatite C, la sifilide, l’epatite B sono tutte malattie che si contraggono in un rapporto eterosessuale altrettanto probabilmente che in un rapporto omosessuale. Quindi, quando andate a donare all’AVIS, provate a scagliarvi contro coloro che si divertono con le prostitute, o che si passano una donna (o un uomo) al giorno, invece di prendervela con chi fa della propria vita un dono verso gli altri.
La dottoressa Stella definisce la propria lettera una serie di "verità ovvie". Io purtroppo vi leggo soltanto una serie di luoghi comuni della peggior specie, colmi di ignoranza, di arretratezza culturale, di chiusura mentale e di mancanza di rispetto verso quel prossimo che, vi ricordo, bisognerebbe amare come se stessi.