Archive for maggio, 2006


La Maturità di un governo

Tra pochi giorni inizieranno gli esami di Maturità, oggi chiamati Esami di Stato. In molti si stanno chiedendo a cosa servano, visto che tanto tutti i commissari sono gli stessi professori che già hanno accompagnato gli studenti durante l’anno scolastico (spesso per cinque lunghi anni); molte Università non si fidano nemmeno più di questo Esame di Stato e, per le proprie selezioni interne, preferiscono ricorrere a test d’ingresso dedicati. E, comunque, in buona parte dei casi, un diploma non serve a nulla per l’accesso al mondo del lavoro. Oggi, senza una laurea, si va ben poco lontano. Come si va ben poco lontano con una semplice laurea breve.
Ma c’è anche una gradevole sorpresa per chi si appresta a sostenere la Maturità, sia da studente che da docente: il governo Berlusconi si è infatti scordato di stanziare, nella sua finanziaria, 45 dei 90 milioni di euro necessari per la paga degli insegnanti. E ovviamente, appresa la notizia, tutti i sindacati sono in rivolta. Cliccate qui per leggere un interessante articolo di Repubblica. Questa è la maturità, la competenza e la bontà di un governo come quello di Berlusconi.

La Spagna, storico baluardo del cattolicesimo, ha risposto in modo piuttosto piccato alle critiche del Papa riguardanti i diritti dei gay e delle coppie di fatto. Il portavoce di Zapatero ha replicato alle parole del pontefice sostenendo che il proprio Stato è aconfessionale, e il proprio Governo amministra il Paese senza chiedere ai cittadini quale religione professano, o quale sia la loro sessualità: i diritti sono diritti, e non dipendono dalla religione di ciascuno.
E in Italia? In Italia siamo molto più avanti. Durante le dichiarazioni di voto per la fiducia del Senato al governo Prodi, il capogruppo di Forza Italia, il simpaticissimo Schifani, inferocito, ha sputato veleno sul nostro premier accusandolo di non aver difeso Ratzinger dalle affermazioni di Bertinotti di qualche giorno fa (cfr. il mio precedente post). Come se il Papa avesse bisogno di essere difeso da Prodi. E soprattutto come se questo papa meritasse di essere difeso da qualcuno. Eppure, siamo in Italia.
Io, intanto, non vedo l’ora di raggiungere Valencia. Dieci mesi di libertà. RedGlow, vieni con me?

Fausto, picchia più forte!

A seguito delle affermazioni del papa sui pacs e sull’omosessualità, Fausto Bertinotti – dimostrando di essere uno dei pochi politici italiani che ancora conservano le palle e l’intelligenza per liberarsi dalla sottomissione secolare che la politica italiana ha nei confronti della Chiesa Cattolica – è intervenuto a Porta a Porta con parole piuttosto condivisibili:
Il Papa non vede che la domanda di riconoscimento delle coppie di fatto è in difesa di quei valori che vede aggrediti dalla modernizzazione. Non vede che è un parlare di quei valori che lui difende. […] Il Papa è preoccupato della secolarizzazione che investe il mondo, è angosciato da un mondo in cui la modernizzazione gli fa paura perché mette in discussione certi valori. Questa modernizzazione a me non piace, ma la restaurazione del Papa è sbagliata.
Ovviamente le sue parole hanno suscitato una reazione piuttosto indignata da parte dei quotidiani cattolici, ma – guardacaso – nelle affermazioni di questi ultimi non si trovano argomentazioni valide, ma sempre e soltanto il solito dogmatismo: il papa ha ragione perché ha ragione, e perché quello che dice lui non può essere contraddetto, nessuno si deve permettere di fare lezione al papa, etc. etc.
Mi permetto di dissentire soprattutto su questo ultimo punto: se il papa si permette di fare lezione a noi su argomenti sui quali non ha alcuna esperienza, come amore, sesso, famiglia, figli, mi sembra non solo giusto, ma addirittura doveroso fargli capire che così non va. Come Costantino non può fare il professore di italiano, e Moana non può insegnare matematica, così il papa non può e non deve insegnare cose che in vita sua non ha mai vissuto nemmeno da lontano.
È veramente ora che la gente inizi a scrollarsi di dosso le ragnatele d’acciaio con cui la Chiesa tiene le loro menti in cattività, e inizino a usare la propria testa per giudicare il bene e il male.

Ancora sul sesso dei preti

Noto con piacere che l’ultimo argomento che ho affrontato ha sollevato una discussione piuttosto sentita. Ovviamente ognuno ha il diritto di pensare e di scrivere quello che gli va, purché ciò non vada a ledere il diritto di parola e di pensiero altrui: proprio questo è il fondamento – e anche il limite invalicabile – della democrazia.
Non sento affatto il bisogno di scusarmi per la mia "cattiveria" finale su papa Ratzinger: il mio non vuole essere un augurio di morte, ma semmai un memento mori. Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Essere papa è una grandissima responsabilità, poiché si ha il potere di comandare – o quantomeno influenzare – le coscienze di qualche milione di persone, ed è proprio per questo che bisognerebbe pensarci su bene prima di negare diritti umani. E che non mi si venga a dire che i miei diritti civili non sono diritti umani.
Ora, per chi potrebbe criticare le mie affermazioni precedenti e negare che un papa possa alterare le coscienze altrui, vorrei portare un piccolo esempio. Anzi, l’esempio l’avete avuto davanti tutti nei commenti al mio post precedente, e qui vorrei solo analizzare un po’ l’accaduto.
Tra chi ha risposto al mio post v’è anche un ragazzo che si definisce cattolico, credente e – per quel che ho capito – pure osservante. Egli, con pensiero comune, riguardo alla posizione della chiesa nei confronti degli omosessuali, sostiene che il giudizio non è mai per la persona, che merita rispetto, cura, attenzione. Il giudizio è invece sugli atti omosessuali, che alla luce delle Scritture non sono compatibili con il progetto di Dio. E il papa non può inventarsi una teologia a proprio uso e consumo. Ma l’accoglienza per le persone, con le loro difficoltà oggettive e i loro sentimenti è doverosa.
Già di questo discorso si potrebbe notare il giudizio implicito verso gli omosessuali ("difficoltà oggettive"… malattia?); ma non è di questo che voglio parlare. Vorrei invece porre l’accento su quella che è la ragione addotta da Fabrizio a giustificazione e riprova del suo rifiuto verso l’omosessualità: non v’è traccia di di percorso logico, di ragione ragionata; c’è solo il dogmatismo di un’interpretazione letterale delle Scritture. Oltretutto se cerchi di far presente che nelle scritture non v’è nulla che giustifichi la sua condanna dell’omosessualità (che è citata solo una volta nel Vecchio Testamento, nel Levitico – domanda: tu, Fabrizio, mangi carne di maiale? – e una volta nel nuovo, in una lettera di San Paolo, nella quale il santo quasi sicuramente si riferiva alla pederastia, e non al rapporto stabile e duraturo tra due persone dello stesso sesso che si amano e si rispettano), la risposta è: il papa non può inventarsi una teologia a proprio uso e consumo. Chiariamo: qui non si parla di teologia, qui si parla di tradizione, che è una cosa ben diversa. La Chiesa, nei secoli, ha sempre condannato l’omosessualità basandosi sul passo del Levitico che ne parla, ma di quello stesso libro sono stati rifiutati e mandati in pensione quasi tutti gli altri precetti. Quindi è ovvio che anche tale motivazione non è più sufficiente, oggi come oggi. Per quanto riguarda tutto il resto, ovvero l’idea che l’omosessualità sia contro il disegno di Dio, ma dove sta scritto? Nel "non disperdere il seme"? Il Levitico in effetti giudica impura anche l’ejaculazione notturna spontanea: in pratica un uomo, per essere nel giusto, dovrebbe trombare come un riccio dalla mattina alla sera e, ogni volta, mettere incinta la donna. Sempre la stessa, però, perché altrimenti è un adultero. Oppure dovrebbe aspettare ogni volta di avere i testicoli stracolmi e le lacrime agli occhi, prima di potersi liberare nel corpo della solita donna. Sempre mettendola incinta. Feconda una donna ogni volta che l’ami, così sarai uomo di fede. Poi non mi si dica che questa non è una concezione maschilista e sessuofobica.
Ho usato immagini un po’ forti, toni un po’ accentuati, ma spero che me li passiate, in nome del messaggio che cerco con tanta fatica di far arrivare.
Chiudo consigliando a tutti la lettura un libro molto interessante, sul rapporto tra chiesa e omosessualità, che si intitola proprio Omosessualità, di Gabriella Lettini, edito da Claudiana Editrice. Per chi volesse leggerne qualche brano, consiglio questa pagina. Consiglio inoltre un paio di saggi di don Luciano Scaccaglia, che potete trovare qui e qui. Infine, consiglio di dare un’occhiata generale al sito www.viottoli.it, che ospita le pagine linkate qui sopra, e che è ricchissimo di spunti e riflessioni sul tema.

Il sesso dei preti

Per il Papa la "differenza sessuale" di uomo e donna "non è un semplice dato biologico" ma esprime la "forma di amore" volta alla "comunione di persone aperta alla trasmissione della vita". Per questo, continua Benedetto XVI bisogna evitare la "confusione" tra il matrimonio e altri tipi di unione "basate su un amore debole". Comcetti esposti davanti ai partecipanti al congresso internazionale promosso dal Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia. [fonte: www.repubblica.it]
Non riesco a capire come sia. A insegnare il sesso non sono i porno, ma i preti. A insegnare l’amore non sono i poeti, ma i papi.
È come dare a Taricone la cattedra di fisica nucleare al CERN.
E la gente li ascolta. La gente ci crede. La gente mi da del pervertito, dice che il mio è "amore debole", che sono uno schifoso, che sbaglio.
Ratzinger, morirai anche tu.

Gino Strada for President

Sarebbe bello entrare nella mente dei nostri parlamentari, per capire a cosa pensano intanto che scrivono i nomi sulle schede elettorali. Tre hanno votato Cesare Previti, un paio addirittura Giuliano Ferrara. Un voto anche a Oriana Fallaci e a Bruno Vespa.
Ma i miei idoli restano quei tre che hanno votato Gino Strada, e quello che ha votato Francesco Guccini.

Ci vediamo a casa martedì

Berlusconi a Previti, in un telegramma: "Ci vediamo a casa martedì". Ovviamente intendeva dire che martedì verrà arrestato pure lui, e si sta già abituando a chiamare casa il carcere di Rebibbia.

Intanto oggi il sottoscritto festeggia due mesi di morosamento con RedGlow, l’uomo dal nickname ambiguo (glow significa bagliore, non guanto: detto per chi, come me, se l’era sempre immaginato con un guanto rosso su una mano). Fateci gli auguri. I figli maschi però non servono.

Aggiornate le foto

Al ritorno da Londra non ho trovato di meglio da fare che aggiornare le foto. Molte fanno schifo (soprattutto un paio), ma è bello così!
Il link: http://pit82.altervista.org/gallery/index.php. Buona visione! [Il link è stato aggiornato, e ora dovrebbe funzionare per tutti…]