Archive for luglio, 2004


titolo

Quasi dimenticavo!
Devo assolutamente scrivere qualcosa su Le barzellette! Altrimenti il buon vecchio Phemt mi uccide…
Allora, da dove cominciare? Il film è indegno, ributtante, deprimente e chi più ne ha, più ne metta. E’ un insulto alla decenza e all’intelligenza degli spettatori, costretti a sorbirsi per un’ora e mezza battute trite e ritrite scodellate da perfetti incapaci.
Se al posto di Proietti ci fossero stati Boldi e De Sica sarei stato molto più contento, perché non avrei esitato a buttare nel cesso ogni minimo ricordo o traccia di tale schifezza cinematografica; e invece così è stato addirittura un trauma vedere un attore che stimo ed apprezzo, impegnato in una simile Babele della cultura [avrei potuto dire Sodoma o Gomorra, che sarebbe stato lo stesso].
Ciò detto, non mi resta che salutarvi, e a tra quindici giorni!

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Penso di essermela guadagnata, in fondo, una bella vacanza. Pertanto questo blog – salvo imprevisti, o meglio, salvo il rinvenimento di qualche sperduto Internet Cafe nell’estremo nord (Norvegia, per l’esattezza) – rimarrà chiuso fino circa al 10 agosto.
La data del ritorno non è sicura perché andiamo allo sbaraglio: partiamo in macchina domattina e, dopo un numero imprecisato di tappe tra Germania, Danimarca e Svezia, arriveremo in terra norvegese, dove tenteremo di raggiungere un punto più a nord di quello che è stato il picco raggiunto un paio d’anni fa: le isole Lofoten. Capo Nord rimane la meta implicita, l’altra volta abbiamo dovuto arrenderci al tempo (quello del calendario, non quello metereologico) e alle strade non proprio velocissime; questa volta partiamo più attrezzati, e con una macchina decisamente migliore (l’altra volta eravamo in quattro su una Wolksvagen Polo noleggiata ad Oslo – e meno male che avevamo chiesto una macchina grande! – mentre questa volta partiremo direttamente da casa con la Fiat Marea).
A tutti quelli che partiranno, come me, in questo periodo, auguro di trascorrere delle felici vacanze; a quelli che invece restano a casa, auguro una felice permanenza, e ci vediamo al mio ritorno!

Ventisette! Ventisette è il voto che sta sul mio libretto di fianco alla dicitura “Elettronica AB” e a una firma che assomiglia molto di più a una croce che a un “Paolo Ciampolini”
Stento ancora a crederci! Ma dopo un anno di pena, anche questa battaglia è vinta!


Stasera comunque mi son visto “Alì”, film sul mito di Cassius Clay, meglio conosciuto come Muhammad Alì, uno dei più grandi pugili di tutti i tempi.
Al di là del fatto che la boxe è uno sport che non apprezzo e che anzi disprezzo (e poi diciamo ai Romani, con le lotte tra gladiatori), il film non mi è piaciuto poi tanto. Will Smith è un ottimo attore, e devo dire che l’han conciato in modo tale che alla fine a Muhammad Alì gli assomigliava davvero (magia!); e al suo fianco compaiono certe bellezze del cinema innanzi alle quali è difficile restare indifferenti; tuttavia gli incontri di boxe hanno un ritmo lento e abbastanza noioso; gli aspetti pacifisti e rivoluzionari del pensiero di Alì vengono liquidati quasi come si trattasse di ignoranza; i suoi numerosi amori vengono passati in rassegna con una certa fretta; i grandi personaggi storici che fanno da contorno alla vicenda (Malcom X in primis) non incidono minimamente nello spirito dell’opera. Malcom X, dopo il suo assassinio, viene presto dimenticato, e non si farà più alcun accenno a lui e al suo lavoro.
Insomma, alla fin fine di quel film resta poco. E per un film di oltre due ore e venti direi che non è proprio un complimento.


Piuttosto, resta molto di più, e fa guardare con occhio molto diverso il mondo della boxe, una canzone scritta tanti anni fa da uno come Paul Simon, e cantata in duetto con l’inseparabile Art Garfunkel. Non la conoscevo, fino a pochi giorni fa; o per lo meno non m’ero mai fermato ad ascoltarla. Ma poi, vedendo il DVD di Concert in Central Park, me ne sono letteralmente innamorato, e quindi ve ne ripropongo il testo:


Simon & Garfunkel – The boxer


I am just a poor boy
Though my story’s seldom told
I have squandered my resistance
For a pocket full of mumbles such are promises
All lies and jests
Still a man hears what he wants to hear
And disregards the rest
When I left my home and my family
I was no more than a boy
In the company of strangers
In the quiet of the railway station running scared
Laying low, seeking out the poorer quarters
Where the ragged people go
Looking for the places only they would know
Lie la lie …


Asking only workman’s wages
I come looking for a job
But I get no offers,
Just a come-on from the whores on Seventh Avenue
I do declare, there were times when I was so lonesome
I took some comfort there
Lie la lie …


Then I’m laying out my winter clothes
And wishing I was gone
Going home
Where the New York City winters aren’t bleeding me
Bleeding me, going home
In the clearing stands a boxer
And a fighter by his trade
And he carries the reminders
Of ev’ry glove that layed him down
Or cut him till he cried out
In his anger and his shame
“I am leaving, I am leaving”
But the fighter still remains
Lie la lie …

Siccome che nella creazione del mio album fotografico non sono stato molto “democratico”, e non ho chiesto ai vari personaggi che vi compaiono l’autorizzazione a pubblicare le loro foto, cercherò di rimediare ora: scrivetemi o lasciate qui un commento se volete che le vostre foto vengano rimosse dal suddetto album.
A tutti quelli che non si cancelleranno, un sentito grazie; agli altri, invece, porgo le mie più sentite scuse, con la promessa di non farlo più.

Addio Hotel Alfa.
La nostra gloriosa eliambulanza, tra un paio di giorni, andrà in pensione, dopo nove anni di valoroso servizio, e il suo posto verrà preso da un nuovo mezzo più avanzato, il cui nome in codice, udite udite, sarà Bravo Zulu.
Ora, per chi non lo sapesse, i nomi degli elicotteri vengono assegnati in base alla sigla che portano sulla carlinga, letta secondo l’alfabeto fonetico internazionale. Il vecchio mezzo aveva “HA”, mentre il nuovo ha “BZ”. Il nome, per quanto ridicolo, ne viene di conseguenza. Del resto poteva andarci peggio: BM sarebbe stato Bravo Mike (chiara dedica a Mike Buongiorno, che ha pure le stesse iniziali), oppure HI sarebbe stato Hotel India (in fondo, un buon posto per passarci le vacanze…).


A parte questa considerazione di gusto un tantino amarcord, ieri ho avuto la fortuna di gustarmi due DVD veramente molto belli: Simon & Garfunkel con il Concert in Central Park, e Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek.
Il primo è, per me, il vero paradigma del concerto: niente effetti speciali, niente fuoco e fiamme, nessuna spettacolarizzazione inutile. Paul e Art salgono sul palco vestiti in modo piuttosto semplice. Non ballano, non saltano, non fanno capriole. Cantano e suonano. E bastano le prime tre note di Mrs. Robinson a mandare in visibilio il pubblico. E poi ho conosciuto una canzone che prima non conoscevo, e che mi ha sconvolto e commosso: The boxer.
Poi invece mi sono letteralmente messo a piangere davanti a Le fate ignoranti. Mi sono riconosciuto in diverse parti di quel film, dal gruppo che frequento alle idee sull’amore espresse da Ernesto, il ragazzo malato di AIDS, che si è ammalato apposta, perché voleva avere tutto quello che aveva il suo ragazzo, anche la malattia. E poi, purtroppo, anche il nome del protagonista, Michele, mi evoca ricordi piuttosto controversi. Insomma, per una volta la finzione non mi è sembrata poi tanto discosta dalla realtà.

Ho apportato qualche miglioria all’album. Il prossimo passo sarà quello di invertire le foto, in modo che le ultime siano visualizzate nella prima pagina. Sperando che sia possibile (devo ancora finire di leggere le istruzioni, se non si fosse capito ).
Oggi mi sono guardato un altro film (e credo che, prima di andare a letto, ne guarderò anche un terzo). No, Filo, non ho visto Le barzellette, stai tranquillo! Mi son gustato qualcosa di un po’ diverso: Equilibrium. Un film un po’ strano, non del tutto originale ma nemmeno da buttare. Diciamo che è una via di mezzo tra Matrix, Kill Bill e il romanzo 1984 di Orwell. Dopo la terza guerra mondiale, i pochi superstiti hanno deciso di impedire che il mondo possa andare incontro ad una quarta guerra di quelle proporzioni; e per impedirlo, non hanno trovato di meglio che togliere la radice di ciò che porta l’uomo a fare una guerra: il sentimento. Un uomo senza sentimenti non può amare, è vero, ma non può neanche odiare, e quindi non farà mai una guerra.
In realtà, poi, però, una parte dell’umanità si è ribellata a tale politica, rivendicando il proprio diritto ai sentimenti, e scatena contro il potere una vera e propria guerra civile, che è proprio l’opposto di quello che il potere stesso vorrebbe.
Tanti combattimenti, con mitragliatori, katane, bastoni, e una delineazione psicologica del personaggio principale che non è nemmeno così malvagia; mentre è invece quasi del tutto assente la caratterizzazione psicologica di tutti gli altri personaggi, compresi i cattivi, che vengono eliminati in modo quasi disturbante, tanta è la facilità con cui l’eroe si sbarazza di loro. Ma non vi sto a raccontare come finisce, tanto lo indovinerete facilmente appena inizierete la visione .

Oh là, finalmente mi son cavato la voglia di un film “come si deve”: Amici per la morte. Come al solito il titolo non ci becca molto (temo quasi d’aver confuso le copertine dei CD!), ma m’è piaciuto. Voglio dire, è la solita americanata senza troppe pretese di veridicità, con tante arti marziali e qualche battuta ogni tanto, che non guasta. E alcuni punti sono proprio divertenti. E poi il bello è che tutti gli attori protagonisti sono neri o asiatici, a parte uno solo, che è il classico americano medio un po’ pazzo e fanatico. Davvero, ve lo consiglio, se voltete passare una serata divertente.
Ah, per l’intanto vi do anche un link che magari potrebbe interessarvi: http://pit82.altervista.org/gallery/index.php. Non è un photoblog, ma è semplicemente una galleria di tutte (o quasi) le foto che ho scattato con il mio Nokia 3650, almeno quelle da gennaio in poi.
Devo ancora sistemare alcune cose, come i commenti alle immagini, ma potete già iniziare a dargli un’occhiata!

Ricordo a tutti quelli che erano presenti ieri sera (in particolare Zar e Phemt) e a chiunque altro volesse unirsi nell’impresa (Eka, Minerva…) che il “sì” detto ieri sera sarà considerato un patto di sangue inscindibile e improcrastinabile (mi piacciono i paroloni ), e che qualunque rifiuto o bidone sarà punito con le torture più tremende (tipo il piercing n° 12, per spiegarmi meglio).
Vi ricordo pertanto che, tra un anno, noi altri saremo a bordo di un’auto che ci porterà (o ci avrà già portati, questo dipende da noi) a San Pietroburgo, passando per Praga e Varsavia. Ovviamente dovremo iniziare a organizzarci MOLTO prima (il che può voler dire già a gennaio-febbraio) per informarci se esistono sul posto degli ostelli economici, e per cominciare a pensare come passeremo le notti. Ovviamente non dovremo prenotare tutti gli alberghi: molto meglio vedere giorno per giorno quanta strada si riesce a percorrere, e magari portarsi dietro una o più tende tipo igloo o canadesi, per evitare di dormire in macchina.
Inoltre dovremo pensare bene al percorso di massima (ovviamente suscettibile di variazioni “alla giornata”).
Ragazzi, io sto già cominciando ad eccitarmi, non so voi…
[PS: ho scritto questo post perché non voglio che questo progetto finisca nel dimenticatoio!]

Oggi mio padre è uscito in giardino e ha trovato, gettato in malo modo sulla siepe, un pacco postale di cartone bianco. Chiedendosi come mai il postino avesse compiuto un atto così barbaro, e chiedendosi cosa mai potesse contenere un pacco intestato a suo nome, e assolutamente non richiesto e inatteso, immaginatevi un po’ la sua sorpresa quando ha letto sull’etichetta: “SKY PELUCHE”.
Aprendo la confezione, ci siamo trovati davanti ad un orrendo mostriciattolo azzurro e viola, di pessimo gusto e di cattiva fattura, che ci guardava con aria sorniona, quasi come ci irridesse sotto i baffi per la bella inculata che ci siam fatti dare da quei monopolisti dell’etere. Il primo istinto è stato quello di bruciare tutto: pacco e mostro. Tanto oggi c’è pure il vento, e non fa caldissimo, quindi andrebbe bene anche nel camino. Ma poi abbiamo pensato che la plastica fa una puzza tremenda, e allora siamo giunti alla conclusione che fosse meglio darlo in pasto ai cani (o meglio, alla cagna: la Magò!), poi però ci è venuto in mente che, in effetti, due mostri così potevano anche finire con l’andare d’accordo, e allora niente. E il mostro azzurro-viola è ancora giù sul tavolo, mezzo incartato, mezzo incellophanato, in attesa che si trovi un giusto modo per eseguire la condanna capitale nei suoi confronti. Mia nonna ha proposto di requisirlo lei e di tenerselo in camera sua, e alla fin fine mi sa che opteremo tutti quanti per questa forma (invero piuttosto crudele, conoscendo mia nonna!) di ergastolo.


Ma, a parte l’orrido bestio che ci è stato inviato, ciò che mi schifa degli amici di SKY è ben altro.
Intanto il fatto che, malgrado in Italia sia attivo un ente, il famoso “antitrust”, che dovrebbe prevenire ogni forma di monopolio privato, a tutt’oggi in Italia non esista nessuno in grado di offrire un pacchetto alternativo a quello di SKY.
E poi il fatto che, acquistando un decoder di SKY, buona parte dei canali che normalmente vengono trasmessi in chiaro, come Al Jazeera e quasi tutte le TV straniere, ma anche TV italiane come il mitico Superpippa Channel, non compaiono nell’elenco dei canali preconfigurati, e per vederli bisogna effettuare una procedura piuttosto complessa di sintonizzazione e programmazione del canale stesso. In pratica decidono loro cosa guarderai.
E poi, non so se ci avete fatto caso, ultimamente i canali di SKY sono aumentati parecchio in numero. E in effetti anch’io, che ho l’abbonamento a SKY Cinema, ho visto che i canali dedicati a questo argomento sono praticamente raddoppiati. Già, peccato che tutti i nuovi canali introdotti siano quelli di PrimaFila: pay per view.
E poi mi mandano a casa un peluche, che è talmente brutto e mal realizzato, che la prima cosa che ho fatto è stata guardare se c’era l’etichetta col marchio CE… Purtroppo c’era, altrimenti sai che bella denuncia?

Dopo alcuni (direi parecchi!) giorni di astensione più o meno forzata (‘na settimana d’inferno, se vi basta la definizione), tornerò a postare.
Il fatto è che avrei talmente tante cose da raccontare che non so proprio da dove cominciare.
Che dire? La sfiga di Angelo ha colpito ancora, e l’altro giorno, in turno, abbiamo fatto due codici 3 e due codici 2, dopo che lui li aveva pronosticati tutti! Se calcolate che, in due anni, ne ho fatti solo quattro, di codici 3, di cui due in quel giorno, potrete capire facilmente cosa significa tutto ciò!
Poi mi ha scritto un amico che non sentivo da anni: eravamo alle elementari insieme, poi avevamo continuato a sentirci durante le medie e i primi anni delle superiori, poi più nulla. E mi ha fatto molto piacere avere ancora sue notizie.
Poi uno sguardo a ciò che sta succedendo nel mondo: Berlusconi assume il ministero dell’economia ad interim (che se è ad interim come quello degli esteri, possiamo pure star freschi), e convince gli altri ministri europei. Allora, o gli altri sono tutti cretini, o lui è molto furbo, perché ha raccontato loro un sacco di balle e li ha convinti che il migliore, come al solito, è lui.
Perché lui in realtà ha vinto le elezioni, anche se la maggioranza degli italiani ha votato sinistra; perché il governo non è in crisi, anche se i ministri si dimettono uno dopo l’altro, e Fini e Bossi fanno di tutto per minare la solidità del governo stesso; perché lui ha varato un sacco di riforme utilissime, laddove le uniche novità introdotte, a parte le varie leggi sul conflitto di interessi e sul legittimo sospetto, sono quelle del codice della strada, con la patente a punti (cosa della quale si parlava già molto prima che Berlusconi entrasse in carica). Biagi ha scritto: “Se Berlusconi avesse un accenno di tette, farebbe l’annunciatrice”. Purtroppo Berlusconi sta già facendo, e ha sempre fatto, la puttana, con o senza tette.