Archive for ottobre, 2006


Leggo oggi su repubblica.it un articolo che mi schifa alquanto, ma non mi sorprende per nulla.
Cosa è successo, questa volta? È presto detto: Bologna si è dimostrata ancora una volta una città veramente libera ed aperta, e naturalmente la Chiesa Cattolica, nei panni della Curia bolognese e dei suoi rappresentanti, s’è di nuovo dimostrata la massa di imbecilli ipocriti che tutti conosciamo da tempo.
Per me, povero omosessuale parmigiano provinciale, proveniente da una famiglia cattolica osservante e pure piuttosto ligia, i pochi mesi passati come pendolare tra Parma e Bologna per una storia finita male sono stati una vera rivelazione: ho scoperto l’esistenza di una città aperta, disposta ad accettarti per quello che sei, a sorridere quando tu sorridi e a lasciarti in pace quando hai voglia di piangere. Ho scoperto che è possibile vivere la propria sessualità per quello che è, ovvero per la cosa più bella del mondo, senza paura di offendere nessuno, perché nessuno si offende. Così ho iniziato ad andare in giro per la strada mano nella mano con il mio ragazzo di allora, ci baciavamo tranquillamente in pubblico, vivevamo la nostra vita in modo del tutto tranquillo. A Bologna ho anche partecipato al mio primo gay pride, quello regionale: certo non era paragonabile ai gay pride nazionali di cui tutti parlano, ma è stato comunque un’esperienza che non dimenticherò, ed ho davvero iniziato a respirare aria di libertà, della libertà che a Parma mi stava costando tanta fatica.
È stato solo dopo quell’esperienza che ho lasciato da parte tutte le resistenze che mi erano rimaste, ed ho iniziato a dichiarare senza problemi la mia sessualità. Se prima a saperlo erano solo le persone di cui mi fidavo veramente, l’esperienza di vita bolognese mi ha insegnato a non aver più paura di niente e di nessuno.
Proprio per questo devo moltissimo a Bologna come città, ed in questo senso anche al mio ragazzo di allora, che mi ha permesso di conoscere tutto questo. Poi tra di noi è finita: amen, la vita continua, è stata un’esperienza importante. Ora sono a Valencia, ho conosciuto un altro ragazzo straordinario e un’altra città altrettanto straordinaria, e le premesse perché le cose vadano meglio ci sono tutte.
Tornando a parlare di Bologna, in questi giorni il Comune ha sponsorizzato una bellissima iniziativa, chiamata Gender Bender: una serie di eventi culturali riguardanti l’omosessualità, l’identità di genere ed altre problematiche riguardanti l’integrazione nella società di persone appartenenti al mondo GLBT.
Ora mi piacerebbe che tutti quanti leggeste con attenzione l’articolo che potete trovare cliccando qui, prestando particolare attenzione alle parole degli ecclesiastici. In particolare, mi piacerebbe che vi soffermaste su questa frase:
"A Bologna tira aria malsana, alcuni rappresentanti istituzionali sembrano ancora fermi alla concezione dell’indottrinamento delle masse".
Il mio unico commento è: un prete può davvero accusare qualcuno di indottrinamento delle masse?
Se la vostra risposta è sì, o siete davvero stupidi, o siete davvero ciechi.

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Mi primer mes en Valencia

Sono arrivato a Valencia il 14 settembre, e oggi è il 18 ottobre. Moltissime cose sono successe in questo mese e un po’, e moltissimo è cambiato nella mia vita.
Ho sperimentato per la prima volta come sia la vita da soli, lontano dalla famiglia, senza nessuno che ti fa da mangiare, ti lava e stira le mutande, ti fa il letto, ti pulisce la camera… Ma questo non è stato difficile. A parte la tragica scoperta che il detersivo che abbiamo usato nella lavatrice per i primi quindici giorni non era detersivo ma suavizante, ovvero ammorbidente (e si capisce perché i vestiti non venissero mai puliti…).
Ho sperimentato come si vive da studenti fuori sede, in un appartamento con altri tre studenti, ma anche questo non è stato difficile: con me abitano un ragazzo (che già conosco da cinque anni) e due ragazze, anch’esse italiane e anch’esse di parma, dolcissime e simpaticissime: fin da subito abbiamo stabilito di fare spesa comune e di dividere tutto. Cuciniamo un po’ per uno, laviamo i piatti un po’ per uno, e facciamo le pulizie un po’ per uno. Sentendo anche le esperienze di tanti altri amici, direi che non avrei mai potuto desiderare di meglio.
Ho poi sperimentato come sia la vita dello studente Erasmus, che gode di uno status diverso e forse migliore di quello dello studente fuori sede: tutto gli è concesso, ogni sera c’è una festa nuova, i professori sono abbastanza comprensivi se fai un po’ tardi alle lezioni (che qui peraltro iniziano sempre puntualissime), e tutti in generale sono disponibilissimi ad aiutarti e a farti sentire a tuo agio. Inoltre, qui in spagna soprattutto, nessuno ti nega mai un’altra dose di alcool!
Inoltre ho sperimentato l’avventura di tagliare e farsi tagliare i capelli con una macchinetta cinese la cui batteria dura in media dieci minuti, il che significa che se non finisci prima (ed è impossibile), ti tocca di finire il lavoro con le forbici, come se fosse facile. Il risultato però, come vedrete dalle foto, è decisamente meglio di quanto pensassi.
Sempre nello stesso momento, ho pure sperimentato come sia per due uomini tagliarsi la barba a vicenda, per riuscire a disegnare ben dritto il filo di contorno del volto. Esperienza abbastanza straniante, devo dire.
Infine, last but not least, ho sperimentato la cosa più bella del mondo: mi sono trovato il moroso. È un ragazzo spagnolo che vive qui a Valencia. Carinissimo, alto, moro, ha un carattere dolcissimo e romantico, gli piace leggere e in camera ha tutti i miei libri preferiti. Vi basti sapere che, mentre io leggevo "Le vergini suicide" di Jeffrey Eugenides, lui stava leggendo l’unico altro libro scritto da quell’autore: Middlesex. Che peraltro io ho già letto, e che mi ha letteralmente incantato, come direbbe uno spagnolo.
Che altro dire su di lui? Non saprei proprio, troppe sono le cose di lui che mi fanno impazzire, per pensare di poterle esaurire in un post. E ancora lo conosco così poco…
Insomma, in questo momento sto passando uno dei periodi più belli della mia vita, quindi scusatemi se persisto con il mio egocentrismo e parlo solo di me!

L’alba del giorno dopo

Ogni volta che vado su Repubblica.it trovo notizie peggiori sul mio paese, ragion per cui preferisco non parlarne hic et nunc. In un futuro, magari anche molto prossimo, ma oggi no.
Sono ancora impegnato a recuperare dall’ultima nottata: uscita a mezzanotte, arrivo in discoteca (un enorme ex garage trasformato in pista da ballo, con tre bar e soquanti monitor LCD tutt’attorno) verso l’una, con discoteca deserta, si inizia a ballare un po’ verso le 2, ma c’è musica bruttina, poi verso le 2:30 inizia a riempirsi, e quando finalmente, alle 3, il DJ azzecca qualche pezzo bello (soprattutto Gloria Gaynor, ABBA e simili) nel locale si fa fatica a muoversi. Alle quattro e mezza del mattino, stravolti, ci dirigiamo verso casa. Arriviamo alle 5 e decidiamo di farci una spaghettata aglio, olio e peperoncino, poi alle 6 tutti a letto, ovviamente in 4 in un unico letto .
Per chi fosse interessato, ho pubblicato pure qualche foto, che trovate qui.