Leggo oggi su repubblica.it un articolo che mi schifa alquanto, ma non mi sorprende per nulla.
Cosa è successo, questa volta? È presto detto: Bologna si è dimostrata ancora una volta una città veramente libera ed aperta, e naturalmente la Chiesa Cattolica, nei panni della Curia bolognese e dei suoi rappresentanti, s’è di nuovo dimostrata la massa di imbecilli ipocriti che tutti conosciamo da tempo.
Per me, povero omosessuale parmigiano provinciale, proveniente da una famiglia cattolica osservante e pure piuttosto ligia, i pochi mesi passati come pendolare tra Parma e Bologna per una storia finita male sono stati una vera rivelazione: ho scoperto l’esistenza di una città aperta, disposta ad accettarti per quello che sei, a sorridere quando tu sorridi e a lasciarti in pace quando hai voglia di piangere. Ho scoperto che è possibile vivere la propria sessualità per quello che è, ovvero per la cosa più bella del mondo, senza paura di offendere nessuno, perché nessuno si offende. Così ho iniziato ad andare in giro per la strada mano nella mano con il mio ragazzo di allora, ci baciavamo tranquillamente in pubblico, vivevamo la nostra vita in modo del tutto tranquillo. A Bologna ho anche partecipato al mio primo gay pride, quello regionale: certo non era paragonabile ai gay pride nazionali di cui tutti parlano, ma è stato comunque un’esperienza che non dimenticherò, ed ho davvero iniziato a respirare aria di libertà, della libertà che a Parma mi stava costando tanta fatica.
È stato solo dopo quell’esperienza che ho lasciato da parte tutte le resistenze che mi erano rimaste, ed ho iniziato a dichiarare senza problemi la mia sessualità. Se prima a saperlo erano solo le persone di cui mi fidavo veramente, l’esperienza di vita bolognese mi ha insegnato a non aver più paura di niente e di nessuno.
Proprio per questo devo moltissimo a Bologna come città, ed in questo senso anche al mio ragazzo di allora, che mi ha permesso di conoscere tutto questo. Poi tra di noi è finita: amen, la vita continua, è stata un’esperienza importante. Ora sono a Valencia, ho conosciuto un altro ragazzo straordinario e un’altra città altrettanto straordinaria, e le premesse perché le cose vadano meglio ci sono tutte.
Tornando a parlare di Bologna, in questi giorni il Comune ha sponsorizzato una bellissima iniziativa, chiamata Gender Bender: una serie di eventi culturali riguardanti l’omosessualità, l’identità di genere ed altre problematiche riguardanti l’integrazione nella società di persone appartenenti al mondo GLBT.
Ora mi piacerebbe che tutti quanti leggeste con attenzione l’articolo che potete trovare cliccando qui, prestando particolare attenzione alle parole degli ecclesiastici. In particolare, mi piacerebbe che vi soffermaste su questa frase:
"A Bologna tira aria malsana, alcuni rappresentanti istituzionali sembrano ancora fermi alla concezione dell’indottrinamento delle masse".
Il mio unico commento è: un prete può davvero accusare qualcuno di indottrinamento delle masse?
Se la vostra risposta è sì, o siete davvero stupidi, o siete davvero ciechi.

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