Archive for gennaio, 2008


La Memoria

Se questo è un uomo – Primo Levi

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

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Accade oggi in Italia

Come ormai quasi tutti sanno (perché c’è stato anche qualcuno – un italiano, tra l’altro – che mi ha contattato su MSN chiedendomi perché ce l’avessi con Mastella, e dicendo che non sapeva ancora niente), il governo italiano è caduto.

Perché? Semplice, ma lungo da spiegare. Iniziamo con una premessa: il sistema elettorale italiano è regolato da una legge voluta e votata dal precedente governo di Silvio Berlusconi, il quale oggi ci sputa su, come se non si ricordasse che l’ha fatta lui; ma del resto, già all’epoca, il relatore di tale legge in parlamento, l’allora ministro Calderoli (Lega Nord) aveva definito tale provvedimento "una porcata".

Tale fantastico sistema elettorale ha reso il paese assolutamente ingovernabile: la maggioranza alle elezioni, già di per sé piuttosto scarna, si è tradotta in una differenza di poche decine di seggi alla camera, e di una manciata di seggi in senato.

Ma nel frattempo, che è successo? Un po’ di tutto. Cose che in qualunque altro paese avrebbero dato fior di scandalo, ma che in Italia sono passate quasi inosservate. Soltanto nell’ultimo mese:

– Silvio Berlusconi, in una telefonata al direttore di RaiFiction Agostino Saccà, tra le altre cose, gli spiega per filo e per segno di come abbia promesso ad alcuni parlamentari italiani degli incontri con una avvenente (porno)attrice, in cambio di voti in parlamento. Com’è finita tale vicenda? È di pochi giorni fa la notizia che Berlusconi è attualmente indagato dalla procura di Napoli per aver tentato di corrompere Saccà. Chi ha ascoltato l’audio dell’intercettazione, linkata nel mio post precedente, si sarà probabilmente accorto di come quel leccaculo di Saccà di tutto avesse bisogno tranne di essere corrotto. Lo era già di suo, e ne era ben felice.

– Il presidente della Sicilia, Salvatore Cuffaro, viene condannato, nella sentenza di primo grado, a cinque anni di reclusione per favoreggiamento nei confronti di vari personaggi siciliani, tra cui alcuni mafiosi. Viene tuttavia respinta l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per cavilli che non mi sono affatto chiari (in pratica, ha favoreggiato i mafiosi, ma non ha collaborato con la mafia). Totò Cuffaro accoglie la sentenza come una vittoria, e si da alla pazza gioia. Rischia addirittura l’indigestione di cannoli siciliani, che un pasticcere gli aveva regalato in quantità industriale. Già, perché oltretutto Cuffaro ha pure l’appoggio della popolazione, che lo applaude come un eroe. Vi sembra incredibile? Beh, anche a me. Purtroppo è tutto vero. Fatto sta che, inizialmente, Cuffaro si rifiuta di dare le dimissioni da presidente della regione, malgrado la condanna penale ricevuta, destando la rabbia di vari esponenti del governo, tra i quali Antonio Di Pietro, ex magistrato, e quindi molto sensibile alla cosa. Addirittura il presidente di Confindustria, Montezemolo, si scaglia contro Cuffaro, facendo notare come sia allucinante il fatto che gli imprenditori siciliani stiano cercando di ribellarsi alla mafia, mentre proprio il governatore della regione, riconosciuto colpevole di favoreggiamento a mafiosi e già condannato, si rifiuta di lasciare il proprio incarico.
È di un paio d’ore fa la notizia che, finalmente, Cuffaro ha oggi convocato in seduta urgente il Consiglio Regionale della Campania ed ha rassegnato le dimissioni, con una decisione che definisce "irrevocabile". Io, personalmente, la definisco "dovuta".

– Esplode a Napoli lo scandalo rifiuti. Una situazione che tutti quanti si stavano aspettando da anni, frutto di decenni di malcostume da parte dei cittadini, e di affari miliardari da parte delle mafie locali. Partiamo dai cittadini: la raccolta differenziata, a Napoli, è sotto il 10% (contro un 38% di media delle regioni del nord, malgrado il fatto che la Campania abbia quattro volte più operatori addetti rispetto alle altre regioni), secondo un articolo di Repubblica del 28/12/2007; ma pochi giorni fa, in un dibattito televisivo, ho sentito parlare addirittura di un 5%. Purtroppo non ricordo la fonte, quindi non mi sento di giurarci. In ogni caso, nulla viene riciclato, tutto viene buttato. Già solo per questo, i napoletani meriterebbero di affogare nella propria merda.
Ragione in più: da anni e anni la malavita locale lucra sul problema dei rifiuti, che è un business di dimensioni colossali. La mafia infatti si prende i soldi degli appalti per la costruzione di inceneritori e discariche. Poi, ovviamente, gli inceneritori non vengono mai ultimati, perché le fantomatiche ditte appaltatrici falliscono dopo pochi giorni; e le discariche vengono riempite – in maniera del tutto illegale e senza il minimo rispetto per l’ambiente – di rifiuti tossici e pericolosi provenienti da altre regioni italiane, soprattutto del nord (Lombardia in primis). E, ovviamente, chi si prende i soldi che tali regioni spendono per lo smaltimento di questi rifiuti tossici e pericolosi? Ma la mafia, ovviamente, visto che è lei che gestisce le discariche, abusive e non. Semmai, ci sarebbe da interrogarsi sulla buona fede dei politici del nord, che hanno continuato per decenni a inviare la spazzatura al sud senza chiedersi dove poi andasse a finire. O magari lo sapevano perfettamente. Io penso di sì.
E poi potremmo andare avanti: discariche e inceneritori sorgono su terreni che devono essere espropriati. A chi credete che vadano i soldi dell’esproprio? Senza contare i terreni di stoccaggio provvisorio dei rifiuti, anch’essi comprati a due soldi dalla mafia e rivenduti a prezzi decuplicati alle amministrazioni locali, che poi sono costrette a chiedere in affitto alla mafia le ruspe e i trattori necessari per la gestione dello stoccaggio, e i camion per il trasporto dallo stoccaggio alla discarica. La fonte è di nuovo l’articolo di Repubblica citato in precedenza.
E poi: Bassolino, presidente della regione Campania, con i soldi che lo Stato gli ha dato per fronteggiare l’emergenza rifiuti, ha preferito istituire un utilissimo call center al quale i cittadini potevano rivolgersi per informazioni e consigli. La cifra investita è ingente: si parla di dieci milioni di euro, 210 persone assunte per rispondere a cinque telefonate al giorno (fonte: Panorama del 27/12/2005). E chi ha provato a chiamare, oltretutto, segnala l’impossibilità di parlare con un operatore.
Potrei andare avanti, perché l’elenco è davvero infinito; ma preferisco fermarmi qui. Napoli è stata letteralmente sommersa dalla propria merda, ed ora piange sul latte versato, in attesa che un provvidenziale aiuto esterno li salvi. Pregano pure San Gennaro. Il quale, probabilmente, ha già inoltrato richiesta di trasferimento a qualche altra basilica.
Cari Napoletani, non prendetevela solo con lo stato, prendetevela con i vostri fratelli che si sono arricchiti alle vostre spalle. Invece di manifestare a favore di mafiosi, camorristi, collusi e corrotti, iniziate a prenderli a calci nel culo e a farvi ridare i soldi che vi hanno estorto. Spazzate via la mafia, e vedrete che le cose cambiano.

– Sempre a Napoli (ma perché tutto lì?) scoppia, nelle ultime settimane, un altro scandalo che porta all’arresto di Sandra Lonardo, presidentessa del Consiglio Regionale della Campania, e all’implicazione di suo marito Clemente Mastella, ministro della Giustizia. L’accusa è quella di aver truccato per anni e anni diversi concorsi pubblici per l’assegnazione di vari tipi di posti di lavoro: si va da un posto a tempo determinato (sei mesi, poche migliaia di euro) come geologo, fino ad incarichi ben più prestigiosi, come quello di direttore sanitario in vari ospedali della regione. Tra gli altri raccomandati, sarebbe stato piazzato pure un parente della signora Lonardo. In ogni caso, le intercettazioni telefoniche tra Mastella, la Lonardo e vari altri politici locali evidenziano come molti dei vincitori di tali concorsi fossero effettivamente dei perfetti incapaci, e i complottatori si divertivano anche a prenderli per il culo per la loro totale incompetenza, e prendendo anche per il culo coloro che avevano invece dimostrato di saperci fare, e che sarebbero stati designati al ruolo di "primi tra i non eletti".

Proprio quest’ultimo scandalo ha portato Clemente Mastella a dare le proprie dimissioni da ministro della Repubblica Italiana. Un atto, penso, assolutamente dovuto e degno di rispetto. Purtroppo però Mastella non si è limitato a questo: ha infatti preparato un discorso di dimissioni pieno di accuse durissime alla magistratura, sulla falsariga di ciò che Silvio Berlusconi ha sempre fatto ogni volta che un pubblico ministero apriva un nuovo fascicolo contro di lui. In pratica, s’è assistito a un nuovo assalto alle famose "toghe rosse". Inutile dire che Berlusconi, gongolante, s’è messo a difendere a spada tratta il suo nuovo amico Clemente, e l’ha anzi invitato a unirsi a lui per le prossime elezioni.
Ma la cosa più divertente di tutte è stata che Mastella non si è difeso dalle accuse proclamandosi innocente (anche perché le intercettazioni telefoniche, rese pubbliche, parlavano chiaro), bensì giustificandosi con un "così fan tutti" che la dice lunga sul funzionamento della politica italiana. Che sia vero o no che così fan tutti, io leggo in tale frase una lampante ammissione di colpevolezza, aggravata oltretutto dal fatto che il ministro si sentisse addirittura giustificato dall’usanza diffusa di delinquere.

Tra l’altro, Clemente Mastella, per fare la povera vittima, ha anche citato, nel suo discorso, una poesia di Pablo Neruda. Peccato che Pablo Neruda fosse comunista, e quindi dubito che avrebbe goduto nel sentirsi citare da Mastella; e che comunque quella poesia non fosse nemmeno sua! Si tratta infatti di una bufala che circola da anni e anni su internet sotto forma di catena di sant’Antonio, via email. La vera autrice è una giornalista brasiliana, Martha Medeiros, classe 1961. Quindi, oltretutto, la presupposta cultura di Mastella viene da una catena di sant’Antonio.

Così, Mastella se n’è andato urlando. E, purtroppo, ha avuto la brillante idea di richiedere l’appoggio e la solidarietà di tutto il governo, quasi che loro potessero salvarlo dalle grinfie dei giudici cattivi. Ma, esattamente, che cosa si aspettava dal governo? Penso che nessuno lo sappia. Fatto sta che non ha avuto quel che voleva, ed ha platealmente deciso, in un plateale "muoia Sansone con tutti i filistei", di ritirare il suo appoggio al governo.
Ora, ricordate il discorso fatto all’inizio, sulla porcata di legge elettorale? Bene, basti dire questo: i tre senatori del partito di Mastella, l’UDEUR (partito cattolico di centro, che ancora non si capisce cosa ci facesse in mezzo a un governo che dovrebbe essere di centro-sinistra) hanno votato contro la fiducia richiesta da Prodi al parlamento, facendo così cadere il governo. Prodi è andato a casa per tre voti. Per i tre voti di un politico corrotto reo confesso e dei suoi colleghi di partito.

In realtà, uno dei senatori dell’UDEUR, Cusumano, fedele al programma di governo che il suo partito aveva sottoscritto, si è rifiutato di votare contro il governo: è stato aggredito dai suoi colleghi, che gli hanno addirittura sputato addosso, e da tutti i senatori di destra. Un senatore di Alleanza Nazionale, Nino Strano, gli ha urlato persino "checca squallida" ("maricón asqueroso", per il mio lettore iberico). Poi però Strano si è scusato dicendo che lui adora i locali gay, ed è amico di gay e travestiti. Tanto per essere coerenti, no?

Ora siamo senza governo. La destra, che fino a due giorni fa urlava la necessità di una riforma elettorale che rendesse finalmente governabile il paese (ma si ricordano, i signori, che questa porcata l’hanno fatta proprio loro?), grida ora la necessità inevitabile di andare alle elezioni politiche anticipate, pur con questa legge elettorale. Stessa cosa urlano i vari Mastella e tutti i leader dei partiti minori. Perché? Semplice: se si andasse a una nuova riforma elettorale, e soprattutto se tale riforma venisse approvata tramite referendum – cosa, a questo punto, probabile – verrebbe introdotto uno sbarramento, forse al 5%, forse al 7%, forse addirittura al 10%, per l’accesso al parlamento: i partiti che non superino tale soglia minima di voti non avrebbero diritto a seggi. Ciò significherebbe che non potrebbero più verificarsi situazioni come quelle di Mastella che, per tre miseri voti, fa cadere un governo. E, ovviamente, Mastella e tutti gli altri leader di partiti minori resterebbero tagliati fuori. Ecco perché vogliono le elezioni anticipate prima di cambiare la legge elettorale. Quanto a Silvio Berlusconi e i suoi alleati, beh, loro non vedono l’ora di poter tornare a delinquere impunemente in parlamento, e sanno perfettamente che, dopo la magra figura che Mastella ha fatto fare al centro-sinistra, se si andasse effettivamente a elezioni anticipate, la destra riuscirebbe a stravincere, e quindi a governare il paese in modo più o meno stabile anche con questa legge elettorale. Anche perché la grossa differenza tra la destra e la sinistra, in questi anni, è stata che la sinistra avrebbe dovuto fare riforme per il bene del paese, ma non è mai riuscita a farle a causa di divisioni e frammentazioni interne che sono sempre sfociate in crisi di governo; mentre la destra ha sempre fatto e portato a termine riforme, leggi e atti politici a favore di se stessa, fregandosene dell’opinione pubblica estera ed interna, e facendo fronte compatto verso chiunque si opponesse alla loro mafia legalizzata. Questo è il segreto della destra italiana: mettono sempre in atto ciò su cui lavorano, quali che ne siano le conseguenze. Cosa che la sinistra, finora, non è mai riuscita a fare.

Io, intanto, cerco nuove scuse per prolungare la mia permanenza in terra iberica.