Archive for marzo, 2006


Il mio lavoro in pubblica è ricchissimo di soddisfazioni. Quando senti una persona che ti ringrazia per quello che fai, e ti fa sentire importante, capisci che forse la tua vita un senso ce lo può avere. Ma giornate come quella di mercoledì ti cancellano tutto in un istante.
Il mio paesello, Felino, è stato teatro di uno dei fatti di cronaca nera più efferati degli ultimi anni. Una ragazza di diciassette anni è stata strangolata e trucidata con centotre coltellate da un ragazzo di pochi anni più vecchio, che poche ore dopo, a qualche decina di chilometri di distanza, ha ucciso anche un taxista, sparandogli alla tempia.
Purtroppo ho avuto la sventura di essere in turno la mattina dopo la tragedia, e mi sono dovuto subire entrambi i recuperi salma.
La gente che mi ferma per strada mi dice: "ti ho visto, sai, sulla gazzetta e in TV…". Io rispondo che avrei fatto volentieri a meno. Vedere quella povera ragazza, nuda e letteralmente ricoperta di coltellate, quasi come se fossero macchie di leopardo, il suo bel volto contorto in un’espressione di stupito orrore, immaginare cosa debba aver provato intanto che quell’animale infieriva su di lei in quel modo… E poi, quando non hai ancora finito di riprenderti dallo chock, arriva la seconda telefonata: hanno trovato anche un altro cadavere, con il cranio passato da parte a parte da un colpo di pistola, abbandonato in un fosso…
Difficilmente riuscirò a togliermi dalla memoria quelle scene. Per esorcizzare le mie sensazioni, sto provando a scrivere un racconto il più possibile dettagliato, ma non credo di aver voglia di pubblicarlo. Ho disprezzato profondamente i numerosi giornalisti presenti sulla scena, che gongolavano all’idea di poter fare uno scoop, completamente indifferenti al dolore di tre famiglie distrutte, di due vite stroncate in modo tanto indegno. Se pubblicassi la mia testimonianza mi abbasserei al loro livello, e mancherei di rispetto a due persone che hanno già subìto il torto peggiore possibile.

La dolce morte – II

Purtroppo mi sono reso conto solo in un secondo tempo che il mio precedente post sull’eutanasia era ben lungi dall’essere come l’avrei voluto. Mi ero seduto di fronte al PC con la voglia di scrivere qualcosa di esaustivo. Poi la voglia è scemata dalle mie dita, intanto che queste si affannavano sulla tastiera, ed è venuto fuori quello che tutti avete letto: qualche luogo comune, e ben poche spiegazioni su quel che penso.
Per cercare di rimediare al torto che vi ho fatto, vorrei spiegare cosa effettivamente penso dell’eutanasia.
Innanzi tutto, mi sembra che ci sia molta confusione su cosa effettivamente la legge olandese dica. Ho cercato di fare ricerche approfondite su internet, ma non sono riuscito a trovare il testo integrale della legge, pertanto se qualcuno di voi avesse più fortuna di me, è pregato di farmelo sapere. Tuttavia ho trovato diverse pagine che ne parlano, e che ci consentono sostanzialmente di riassumerne le caratteristiche salienti. Suggerisco a tutti la lettura di questa pagina.
Per chi invece non avesse tempo o voglia di leggerla tutta, riportiamo qui le parti principali:
Secondo la nuova legge, il medico che accompagna il paziente nel suo ultimo viaggio, deve essere assoluta­mente certo che questo abbia fatto «una scelta volontaria e ben meditata» e che di fronte a sé ha delle «sofferenze insopportabili». Il malato, dal canto suo, ha la possibilità di mettere nero su bianco in una dichiarazione, la sua intenzione di ricorrere all’eutanasia.
Uno dei punti di maggiore discussione sulla normativa è stato quello riferito ai minori. Una prima versione del testo, poi emendata, prevedeva infatti che i ragazzi di età superiore ai 12 anni potessero scegliere liberamente di ricorrere alla «dolce morte». Nel testo approvato ieri invece, la soglia è stata portata a 16 anni, mentre per i ragazzi dai 12 ai 16 anni è necessario il consenso dei genitori. A vigilare sulla corretta applicazione dell’eutanasia ci saranno poi, altra novità, delle com­missioni regionali, composte da un giurista, un medico e uno specialista di questioni etiche. Nel caso di inosser­vanza della legge, queste commissioni trasmetteranno i relativi dossier alle procure competenti che dovranno poi il via alle indagini.

La legge olandese prevede quindi che un malato terminale possa scegliere volontariamente e consapevolmente di porre fine alle proprie sofferenze. Nessuno potrà prendere questa decisione per lui, e ucciderlo senza il suo consenso. Non sono consentite nemmeno operazioni come quella fatta, all’epoca, per Terri Schiavo: ricorderete tutti che lì la decisione di staccare il sondino naso-gastrico che la nutriva non fu di Terri stessa, ormai incapace di intendere e di volere, ma del marito. Per la legge olandese questo non sarebbe possibile: in assenza di una certificazione scritta del paziente stesso che dichiari la propria volontà di morire, nessun medico potrà mai procedere con la sua eliminazione.
Molti, in questi giorni, e tra loro un ministro del Governo Italiano, hanno dimostrato la propria profonda ignoranza in materia, paragonando le leggi olandesi a quelle naziste. Vorrei invitare tutti costoro a informarsi un po’ meglio, perché la differenza tra le due leggi è abissale. Per chi fosse interessato a un bellissimo approfondimento sulla materia, consiglio questa pagina. Per i pigri, come al solito, riporto qui i passi salienti:
Se sfogliassimo un vocabolario alla ricerca del significato della parola "eutanasia" troveremmo questa definizione:
"La morte non dolorosa, ossia il porre deliberatamente termine alla vita di un paziente al fine di evitare, in caso di malattie incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o una lunga agonia; può essere ottenuta o con la sospensione del trattamento medico che mantiene artificialmente in vita il paziente (eutanasia passiva), o attraverso la somministrazione di farmaci atti ad affrettare o procurare la morte (eutanasia attiva); si definisce volontaria se richiesta o autorizzata dal paziente"
Quando oggi discutiamo di eutanasia parliamo di un "diritto" del paziente, ci riferiamo cioËalla "eutanasia volontaria". In altri termini privilegiamo la sfera della volontà umana. Nella Germania degli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale si parlava di eutanasia in modo molto differente.
Nel 1920 apparve un libro dal titolo "L’autorizzazione all’eliminazione delle vite non più degne di essere vissute". Gli autori erano Alfred Hoche (1865-1943), uno psichiatra e Karl Binding (1841-1920) un giurista.
Hoche e Binding di fatto svilupparono un concetto di "eutanasia sociale". Il malato incurabile, secondo i due, era da considerarsi non soltanto portatore di sofferenze personali ma anche di sofferenze sociali ed economiche.
Da un lato il malato provocava sofferenze nei suoi parenti e – dall’altro – sottraeva importanti risorse economiche che sarebbero state più utilmente utilizzate per le persone sane. Lo Stato dunque – arbitro della distribuzione delle ricchezze – doveva farsi carico del problema che questi malati rappresentavano. Ucciderli avrebbe così ottenuto un duplice vantaggio: porre fine alla sofferenza personale e consentire una distribuzione più razionale ed utile delle risorse economiche.
Sin dai primi anni Venti, Adolf Hitler aveva teorizzato la necessità di proteggere la razza ariana germanica da tutti quei fattori di "corruzione" che avrebbero potuto indebolirla. Il nazismo predicava un progetto di "eugenetica" vale a dire coltivava l’idea di ottenere un miglioramento della "razza" germanica coltivando e favorendo i caratteri ereditari favorevoli ("eugenici") e impedendo lo sviluppo dei caratteri ereditari sfavorevoli ("disgenici"). All’interno di questo progetto di eugenetica non trovavano ovviamente posto i malati incurabili e i disabili fisici e psichici.
Queste persone erano sostanzialmente una minaccia non soltanto per l’economia tedesca ma, cosa ancor più grave, un terribile pericolo di degenerazione per la razza tedesca nel suo complesso.
Prima ancora che fosse varato ufficialmente il piano di eutanasia la Direzione Sanitaria del Reich guidata da Leonardo Conti si mise in moto per eliminare i bambini giudicati fisicamente o psichicamente disabili. Venne creata la Commissione per le malattie genetiche ed ereditarie.
La Commissione disponeva di una rete di 500 medici sparsi in tutta la Germania e l’Austria e organizzati in quei "consultori della morte" che erano i "Centri di consulenza per la protezione del patrimonio genetico e della razza".
Il 18 agosto 1939 Conti emanava un provvedimento segreto noto con la sigla IV-B 3088/39-1079 Mi. Grazie a questa disposizione i medici dei "Centri di consulenza" dovevano essere obbligatoriamente informati dagli ospedali e dalle levatrici della nascita di bambini deformi o affetti da gravi malattie fisiche o psichiche. Una volta informati i medici convocavano i genitori e illustravano loro i grandi progressi della medicina tedesca. Ai genitori veniva detto che erano stati creati centri specializzati per la cura delle malattie dei loro figli. Veniva sottolineata la possibilità di decessi visto il carattere sperimentale delle cure ma si invitavano i genitori ad autorizzare immediatamente il ricovero anche in presenza di speranze di guarigione ridotte.
Ottenuto il consenso i bambini venivano ricoverati in cinque centri: Brandenburg, Steinhof, Eglfing, Kalmenhof e Eichberg. Qui giunti i bambini venivano uccisi con una iniezione di scopolamina o lasciati progressivamente morire di fame.

Il resto dell’articolo descrive in modo molto dettagliato – e consiglio davvero a tutti di leggerlo – come venivano effettuate queste eliminazioni e chi ne risultasse coinvolto. Roba da far accapponare la pelle. Ma quello che mi interessa notare è che le leggi naziste parlano di eutanasia di stato, che è agli antipodi dell’eutanasia volontaria. I malati sterminati da Hitler e dai criminali nazisti non avevano chiesto di morire, ma venivano trucidati aribtrariamente da una commissione medica che ne stabiliva la loro inferiorità. Uccidere un paralitico o un disadattato non è come aiutare a morire un malato terminale che chiede espressamente che le proprie sofferenze vengano alleviate!
Certo, c’è un altro punto che dovremo affrontare: la terapia del dolore. In Italia la morale cattolica imperante vede il dolore quasi come un’espiazione, qualcosa di positivo o comunque di inevitabile, e vede sotto una cattiva luce tutti quegli interventi atti a diminuire il dolore stesso, o ad eliminarlo. L’Italia è uno dei paesi in cui gli antidolorifici pesanti (come la morfina ed altri oppiacei) vengono utilizzati con più parsimonia. È radicata nella mentalità di moltissimi medici l’opinione che tali farmaci siano delle droghe, e come tali vadano evitare il più possibile. Lo Stato stesso cerca di limitarne il più possibile l’utilizzo.
Questo significa che, effettivamente, per un malato terminale ci sono ben poche speranze di condurre una vita degna di essere vissuta: tutti noi avremo avuto in casa un qualche esempio di questo, e tutti avremo visto morire un nostro caro in preda alle sofferenze più atroci. E allora, effettivamente, il primo passo da fare verso un mondo più giusto è proprio quello di aumentare l’utilizzo dei farmaci contro il dolore, per migliorare la qualità di vita di queste persone. Tuttavia esistono molti casi in cui le dosi di farmaci richieste rendono i pazienti completamente incapaci di intendere e di volere, e spesso li riducono ad uno stato di torpore che li assimila a dei vegetali, più che a degli esseri umani. Ed è a queste persone che penso, quando parlo di eutanasia: io, personalmente, voglio conservare la mia dignità umana fino all’ultimo istante, ed è per questo che rivendico la possibilità di scegliere come e quando partire, se dovessi mai trovarmi in una situazione del genere.

Io sono qui

Consigliato dall’amico TheZar, ho appena svolto il test proposto da www.voisietequi.it. Lo consiglio a tutti, è anche un ottimo modo per misurare la vostra conoscenza di temi importanti della politica italiana recentemente passata, presente e futura, ed eventualmente per approfondirli.
Il mio risultato: http://www.voisietequi.it/risposteUtente/iosonoqui/key/ef5cb97d

La dolce morte

In questi giorni le polemiche del ministro Giovanardi verso le leggi olandesi hanno riportato alla luce un dibattito piuttosto importante per la nostra cultura, quello cioè sull’eutanasia.
L’Olanda è stata la prima nazione al mondo a varare una serie di leggi che regolamentano l’eutanasia. Tali leggi sono state introdotte nel 2000, e successivamente modificate più volte, come logico: su una materia così delicata è impossibile azzeccare subito il sistema migliore.
Il dibattito, in tutto il mondo, è stato molto acceso. In materia si sono espressi fior fiore di cervelli. All’epoca fece scalpore la presa di posizione, diretta e favorevole, del grande Indro Montanelli, che potete leggere in questo articolo. Recentemente anche Corrado Augias ha espresso gli stessi sentimenti, dichiarando in diretta TV la sua intenzione di acquistare dall’olanda il kit per la dolce morte. In proposito, vi consiglio questo articolo. Infine, in questa pagina trovate un riassunto delle opinioni più autorevoli in materia.
In Italia i nostri legislatori non hanno mai affrontato il problema della dolce morte, della fine volontaria delle sofferenze umane. La ragione principale, come al solito, è da leggersi nel timore reverenziale che i governi italiani – di qualunque bandiera -hanno sempre avuto nei confronti della Chiesa Cattolica, la quale ha sempre tuonato contro il suicidio.
Diversi sondaggi condotti sul nostro territorio nazionale hanno mostrato risultati contrastanti.
Vorrei però intervenire con una semplicissima osservazione: la mia esperienza personale sulle ambulanze di un’Assistenza Volontaria mi ha portato a contatto con le situazioni più disparate. Non solo tra i pazienti ricoverati su ordine del 118, ma anche – e soprattutto – per tutti quei pazienti che ci richiedono quotidianamente i cosiddetti "servizi ordinari": ricoveri, visite, dimissioni ospedaliere… Nella maggior parte dei casi si tratta di persone non più autonome, a volte ancora perfettamente lucide, ma costrette a letto da malattie debilitanti e degradanti. In molti casi questi pazienti hanno addirittura perso ogni contatto con la realtà, e non si rendono nemmeno conto di ciò che accade intorno a loro. Forse questi sono i casi più fortunati: la non conoscenza si tramuta in minore sofferenza. Ma pur sempre di sofferenza si tratta.
Con queste persone, e con i loro familiari, capita spesso di discutere di eutanasia. In tutti loro, come in tutti i miei colleghi volontari, non ho mai sentito una singola opinione contraria all’estrema libertà che l’uomo può avere: scegliere come e quando porre fine alle proprie sofferenze.
Ed è proprio per questo che sono convinto che l’introduzione di norme che consentano anche in Italia di praticare l’eutanasia sarebbe senz’altro una scelta coraggiosa e difficile, contrastata dalla Chiesa e da molti cattolici; ma sono altresì convinto che tutti coloro che si sono trovati a contatto diretto con la sofferenza inutile e ingiustificata, senza speranza e senza scopo, e si tratta della maggioranza della gente, non potrebbe non approvare una tale decisione.

Meglio frocio che fascista

ROMA – Un durissimo scambio di battute, condito da una battuta finale che farà polemica: "Meglio fascista che frocio". La frase è stata rivolta da Alessandra Mussolini a Vladimir Luxuria, nel corso della trasmissione Porta a porta, ospiti anche il ministro della Giustizia Roberto Castelli e il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro.
E’ la prima volta che il candidato di Rifondazione entra nel salotto di Bruno Vespa. Alessandra Mussolini è arrivata in ritardo rispetto all’inizio della registrazione, e con l’umore pessimo per via dell’inchiesta sulle intercettazioni. Ma a quindici minuti dall’inizio della trasmissione, il primo a rivolgersi direttamente a Luxuria è stato il Guardasigilli. Che lo chiama ripetutamente "signor Guadagno", cioè con il vero cognome di Luxuria.
"Se mi chiama signor Guadagno per offendermi, non attacca", replica il candidato di Rifondazione. "Non voglio offendere il signore – incalza Castelli – ma mi dica come chiamarlo: lui, lei…". L’altro taglia corto, con una battuta: "Mi dia del loro".
Ma sono semplici schermaglie rispetto all’affondo finale della Mussolini. Partita già con il piede sbagliato, fin dal principio: "Mi scusi – dice – non voglio essere offensiva, ma che vuol dire transgender? Transgender, transgendarmi, sembra Schwarzenneger… Usiamo termini italiani", chiede sorridendo a Luxuria.
Ma gli argomenti in scaletta non favoriscono l’incontro fra culture e storie diverse. Sui Pacs monta il conflitto, con Mussolini e Castelli da un lato, schierati per dimostrare che la legge dell’Unione toglierà diritti ai bambini, e dall’altro Luxuria e Di Pietro decisi nel respingere il parallelo sostenendo che la legge sarà una conquista di civiltà per tutti.
"Non voglio essere dipinta come nemica dei bambini, non siamo gli Attila arrivati a distruggere", si difende Luxuria, mentre Di Pietro sottolinea: "Lei non mangia i bambini, il vostro è un falso problema".
I Pacs lasciano il campo al tema dell’immigrazione. Mussolini elenca i rischi dell’immigrazione clandestina e, a quel punto, Di Pietro le dà della "fascista". "E me ne vanto", risponde gridando l’onorevole. "Una che si vanta di essere fascista, mi preoccupa – aggiunge Luxuria – ci metterete al confino?". "A me – replica Mussolini – preoccupa chi brucia le bandiere, chi grida "dieci, cento, mille Nassyria, vergogna, vergogna, vergogna".
Bruno Vespa in evidente difficoltà non riesce a fermare l’ira della parlamentare e in un istante si passa dal "vergogna" all’insulto. E rivolta a Luxuria: "Si veste da donna e pensa di poter dire quello che vuole. Meglio fascista che frocio!". Impassibile, il candidato di Rifondazione si limita a fare la conta delle "battutacce" rivolte dai politici ai gay: "Dopo il culattone di Tremaglia, il frocio della Mussolini. Grazie". E aggiungerà, parlando con i giornalisti all’uscita degli studi Rai di via Teulada: "Non pensavo che ci fosse questa caduta di stile. Probabilmente è un atto rivelatore della loro identità".

[fonte: www.repubblica.it]

Povera Alessandra. L’hanno costretta a fare coming out, e a dichiarare la propria identità. Del resto, al giorno d’oggi, i fascisti bisognerebbe tutelarli, perché sono una minoranza debole, con una malattia infamante che ne pregiudica la sanità mentale e morale. Propongo anzi di assegnare loro una pensione di invalidità. Però bisognerà ritirare loro la patente, ed impedire che si sposino, perché un bambino dovrebbe avere il diritto ad un padre e a una madre, mica ad un surrogato di famiglia come quello formato da due fascisti. Anzi, mi sorprende che la Chiesa non abbia ancora tuonato contro tale abominio.
Non v’è dubbio alcuno, Alessandra: meglio frocio che fascista.

BerlusCAZZO!

Il nostro stimato Premier ha trovato un ottimo modo per aggirare la trappola della par condicio e riempire ogni pagina di telegiornali e carta stampata: una fantastica visita a Bush, negli States. Ora tutti i giornalisti TV santificano il politico italiano che, dopo Giolitti e pochi altri eletti, è riuscito ad ottenere di parlare al Congresso degli Stati Uniti.
Berlusconi è stato poi insignito di un’onorificenza che riconosce il suo essere filo-americano e il suo essersi comportato da fedele alleato nella guerra dell’America contro il terrorismo.
Forse però non tutti sanno che:

  1. Intanto che Berlusconi fa visita a Bush a Washington, Bush ha pensato bene di andarsene in visita in India. Della serie:
    – Berlusconi? Qui? State scherzando! Meglio scappare più alla svelta possibile! Trovatemi una visita ufficiale minimamente credibile… Cosa? In Iraq? Ma quelli tirano ancora le bombe, meglio di no! Siete pazzi? Ecco sì, l’India va benissimo, che è anche bella lontana!
    Ma vi rendete conto? Quale premier può pensare di andare a fare una visita ufficiale in un paese straniero proprio mentre il premier di questo paese è a sua volta in visita ufficiale da un’altra parte? Non vi viene il sospetto che l’intera cosa sia stata organizzata per far parlare di sé, e inculare alla grande tutti coloro che la par condicio devono rispettarla?
  2. Il discorso di Berlusconi al Congresso è stato disertato alla grande dai parlamentari americani, e le sedie vuote sono state riempite da paggi e personale di servizio, per non far sfigurare il nostro Premier [grazie a TheZar per aver riportato la notizia!]. Della serie:
    Ciao, ci sei oggi al Congresso? Sembra che Bush ci abbia mandato un clown, per distrarci un po’. Carino da parte sua, non trovi?
    Hey, guarda che non è mica un clown! Quello è Berlusconi, il presidente del consiglio italiano! Meglio se gli stai lontano, attacca delle pezze allucinanti, e poi parla sempre di sesso e racconta barzellette oscene…
  3. Le mani di Bush e di Berlusconi, che si sono strette durante il primo giorno di visita di Berlusconi (perché, come si è detto, già nel secondo giorno Bush se n’era andato) sono mani sporche di sangue. Sporche del sangue di migliaia di persone. Per le Twin Towers, visto che l’amministrazione Bush era stata informata da tempo dall’intelligence americana della presenza di terroristi di Al Quaeda sul suolo degli USA. Per la successiva guerra in Afghanistan, che ha visto morire migliaia di civili inermi, centinaia di soldati di tutte le nazioni intervenute, e decine di giornalisti provenienti da ogni parte del mondo. Per la guerra in Iraq, che ha visto morire altre migliaia di civili inermi, altre centinaia di soldati di tutte le nazioni intervenute, e altre decine di giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, e decine di operatori umanitari. Per tutte le vittime che ci sono state dalla fine del conflitto, e che ancora ci saranno, a causa dei campi minati, della carestia, della povertà, delle malattie. Per tutte le guerre che si combattono nel mondo all’insegna del petrolio, dei diamanti, e di tutte quelle altre cose che sono diventate ormai indispensabili a questa nostra civiltà del cazzo, che non riuscirà mai più a sopravvivere senza sfruttare, uccidere, dilaniare, consumare, inquinare, spendere. E Berlusconi tutto questo lo sapeva benissimo. I nostri soldati li ha mandati lui a morire a Nassiria. Lui ha sempre appoggiato le politiche di Bush, e non per ignoranza, ma per convenienza. Perché un’amicizia con l’America è molto redditizia, e chi se ne frega se il costo è alto, tanto a morire sono i poveracci.

Ormai non lo reggo più. Ogni volta dico che abbiamo superato abbondantemente il limite della decenza. Cazzo, ormai ho l’impressione che quel limite non esista più, ogni volta riesce ad andare oltre! E il bello è che gli italiani sono un popolo talmente DI MERDA che LO VOTERANNO ANCORA. Anzi, tutta questa immensa PAGLIACCIATA gli farà guadagnare una marea di punti agli occhi di quegli IDIOTI che ancora non hanno capito che SE LO STANNO PRENDENDO NEL CULO ALLA GRANDE. Che poi magari son gli stessi che vorrebbero vedere gli omosessuali bruciare al rogo. Ma guardatevi voi, guardatevi quello che vi fate mettere nel didietro voialtri, cazzo!
Sono pieno di amarezza. Io andrò a votare, farò tutto quanto in mio potere per far vincere la sinistra. Non me ne fotte un emerito cazzo se il programma era di ottocento pagine invece che di dieci punti chiari ed essenziali. A me interessa solo che si faccia qualcosa per uscire da questo circolo vizioso di ignoranza e di soprusi.
Sono stufo di accendere la televisione e vedere solo giochi a premi uno più stupido dell’altro. Dove sono finiti tutti i film che facevano una volta? Mi sono rotto i coglioni di sapere che l’unica trasmissione che guardo con gusto (Che tempo che fa) è stata multata non già perché abbia violato la par condicio (tutt’altro: ha sempre invitato esponenti di entrambe le parti politiche), ma perché una trasmissione di intrattenimento non dovrebbe ospitare politici. Ma scherziamo? Ma quello è un talk show! Dove cazzo sta scritto che a un talk show non possono partecipare i politici!
Sono stufo di aprire ogni giorno il giornale e di vedere che le uniche leggi che vengono varate sono sempre e comunque leggi ad personam, per favorire Berlusconi o uno dei suoi scagnozzi. E regolarmente tutta la destra, compatta attorno al capo, urla sdegnata che in realtà è la sinistra che strumentalizza tutto. E la gente ci crede, PORCO D…
Non ne posso veramente più di ascoltare le parole di quell’idiota di Ruini e di tutta quell’altra fila di cardinali che sparano a zero contro i diritti civili delle persone come me, come voi che leggete, e come tutti gli altri. Ma chiudi quel forno, testa di cazzo, e fai tacere anche tutti i tuoi tirapiedi! Iniziate a urlare contro la pena di morte, contro le torture, iniziate a ordinare alla gente di usare il preservativo, invece di impedirglielo! Iniziate ad occuparvi dei problemi veri, invece di fare ostruzionismo sui DIRITTI DELLA GENTE!

Ieri ho consegnato le carte per andarmene in Erasmus a Valencia. Dieci mesi. E chissà che non decida di restarci.

Due millenni di solitudine

Due notti prima della [sua prima] comunione, padre Antonio Isabel si chiuse con lui nella sacrestia per confessarlo, con l’aiuto di un dizionario di peccati. Fu un elenco così lungo, che il vecchio parroco, abituato ad andare a letto, alle sei, si addormentò nella poltrona prima di finire. L’interrogatorio fu per José Arcadio Secondo [bambino d’una decina d’anni, NdInsj] una rivelazione. Non lo sorprese che il padre gli chiedesse se aveva fatto cose brutte con donne, e rispose onestamente di no, ma si sconcertò quando gli chiese se, le aveva fatte con animali. Il primo venerdì di maggio si comunicò, torturato dalla curiosità. Più tardi rivolse la domanda a Petronio, il sagrestano malaticcio che viveva nel campanile e che a quanto dicevano si alimentava di pipistrelli, e Petronio gli rispose: "Ci sono dei cristiani corrotti che fanno le loro cose con le asine." José Arcadio Secondo continuò a dimostrare tanta curiosità, chiese tante spiegazioni, che Petronio perse la pazienza.
"Io vado tutti i martedì notte," confessò. "Se prometti di non dirlo a nessuno, il prossimo mar-tedì ti ci porto."
Il martedì seguente, in effetti, Petronio scese dal campanile con uno sgabello di legno che fino a quel momento nessuno aveva saputo a cosa servisse, e portò José Arcadio Secondo in un orto vicino. Il ragazzo si appassionò tanto a quelle incursioni notturne, che trascorse parecchio tempo prima che lo si vedesse nella bottega di Catarino [il bordello, NdInsj].

Gabriel Garcìa Màrquez, Cent’anni di solitudine

Pensavo a questo brano, ieri pomeriggio, parlando con Mattia.
Abbiamo trascorso un pomeriggio molto piacevole, girando per una Bologna che credevo di conoscere un po’ meglio, e invece mi sono reso conto che, probabilmente, da solo mi sarei perso. Tra un negozio di dischi e una fumetteria abbiamo trovato anche il tempo per razziare una libreria, e per emozionarci ricordandoci l’un con l’altro i passi più belli delle decine di libri che ci capitavano sotto le mani.
Più tardi, davanti a un gelato con gusti dai nomi piuttosto insoliti (Inferno, Il Signore degli Anelli, Le Due Torri, Che fatica farlo…), il discorso s’è portato [o meglio, l’ho portato: quando mi ci metto divento una radio, per mascherare la mia timidezza, e spero di non averlo stordito troppo] su ricordi di gioventù. Quando ancora facevo l’educatore in parrocchia, e ancora quando – poco dopo la prima comunione – partecipai al mio primo campo estivo, in un seminario in disuso, su per gli appennini parmensi. Un giorno il prete – un buon uomo, sulla quarantina, dall’indole mansueta – disse che dovevamo prepararci tutti per essere confessati. Solo che, essendo noi una cinquantina di ragazzini, e non riuscendo lui da solo a sacramentarci tutti, dovette chiedere aiuto a un paio di colleghi del luogo. Io, povero ragazzetto di otto o nove anni, ebbi la fortuna di capitare sotto le ali protettive del prete più anziano. Costui passò in rassegna i dieci comandamenti, chiedendomi per ciascuno se avessi molto peccato.
Hai nominato il nome di Dio invano? Hai detto delle brutte parole a tuo papà o a tua mamma? Sei sempre andato a messa? Hai mai rubato qualcosa?
Arrivato al sesto: hai mai commesso atti impuri da solo o in compagnia?
Hai mai commesso atti impuri da solo o in compagnia?
Hai mai commesso atti impuri da solo o in compagnia?
Hai mai commesso atti impuri da solo o in compagnia?
Cazzo, ma avevo otto anni!