Archive for febbraio, 2006


Vibratori in farmacia

Leggo oggi su Repubblica che Roma è in subbuglio a causa dell’iniziativa delle farmacie comunali, che, assieme ai profilattici, ora espongono in vendita anche alcuni modelli di vibratori.
Lo slogan è accattivante "It’s time to change your toys", letteralmente "è ora di cambiare i tuoi giocattoli", stampata su una foto che ritrae graziosi animaletti di peluche.
[…]Come era inevitabile, le critiche hanno anche preso una piega politica. Giuseppe Sorrenti, consigliere municipale di Alleanza nazionale, ha attaccato il sindaco Veltroni: "Vibratori per tutti! Già vedo la grafica per la campagna elettorale del sindaco uscente".

Già, perché figuriamoci se certa politica – e soprattutto certa destra – perde l’occasione di strumentalizzare pure quello.
Al di là del fatto che ognuno è libero di fare ciò che crede della propria sessualità, non vedo cosa ci sia di così sconvolgente nel vedere, nello stesso espositore che raccoglie i profilattici, anche qualche giocattolo erotico.
Da qualche anno una radicale trasformazione ha investito i vibratori che ora non si chiamano neanche più con questo termine burocratico ma più elegantemente sex- toys, quasi un oggetto di tendenza. A Londra e a Parigi si trovano anche in esclusivi negozi di abbigliamento per signore. Del resto, la Durex ha voluto precisare che quelli che distribuisce, ‘Play’, sono realizzati in collaborazione con l’agenzia di design Seymour Powell e con un pool di sessuologi e non intende assolutamente associarli ad articoli da sexy shop.
Non dimentichiamoci che in farmacia si vendono anche caramelle, spezie, addirittura il brodo. Non vedo perché non si dovrebbe vendere anche qualche innocuo vibratore.

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Tutto il male del mondo

RatzingerBerlusconiMussolini

O almeno buona parte, dai.

Riguardo al signore raffigurato nella seconda fotografia, ormai siamo arrivati veramente alla frutta. Anzi, all’ammazzacaffè.
Riporto un bellissimo ed allucinante articolo di Repubblica, apparso oggi su www.repubblica.it.

ANCONA – "I programmi della sinistra sono scritti sull’acqua, come sempre". Ormai la campagna elettorale è formalmente iniziata. Dopo aver controfirmato il decreto di scioglimento del Parlamento, Silvio Berlusconi vola ad Ancona per l’ennesimo show che porta al voto del 9 aprile. Il canovaccio è sempre lo stesso: la Casa delle libertà è in ripresa, anzi "da oggi siamo in testa", il centrosinistra è "un’armata Brancaleone" composta da "comunisti" e da dirigenti scelti "con i criteri di un reality show". La loro piattaforma programmatica è evanescente e il vero leader non è Romano Prodi bensì Massimo D’Alema, il "dominus" dell’Unione. Lui, invece, "è il Gesù Cristo della politica", una "vittima paziente" che si sacrifica per tutti.

Il refrain non cambia e pure l’organizzazione del comizio. Ragazze pon pon vestite di blu e di rosso che allietavano i militanti forzisti prima dell’arrivo dell’ospite d’onore e poi la solita banda con il solito coro a cantare l’inno di Forza Italia. Il Palarossini questa volta si è riempito. Ad ascoltare il premier circa 5 mila persone. Che lo hanno applaudito anche per le barzellette. Per lo più indirizzate contro il Professore. Questa volta niente bacchettate agli alleati. Forse perché già sapeva che Pier Ferdinando Casini aveva risposto per le rime alla sua battuta sugli spinelli: "Ha detto che mentre io e Fini fumavamo, lui lavorava? Allora aiutiamolo a riposarsi un po’, a dargli un po’ di respiro. Altrimenti, a forza di fare tutto lui, noi non sappiamo più cosa fare".

Il Cavaliere insomma se l’è presa soprattutto con l’Unione. "E’ più facile ottenere la pace in Medio oriente che far diventare Prodi intelligente", ha esordito. E del resto anche il Financial Times lo ha definito un "perdente, maldestro, gaffeur impenitente". La batteria è stata caricata anche contro la Quercia. "In questi giorni, a tempo perso, sto leggendo l’opera omnia di Lenin e Stalin – ha arringato i suoi fans – e vi assicuro che sono persone che veramente odiano la vita, che veramente fanno male". E ancora: "Leggo che Churchill ci ha salvato dai nazisti. Berlusconi ci salverà dai comunisti". E infine ha raccontato la storia del deserto del Sahara che diventa comunista: "all’inizio non succedeva nulla, poi la sabbia è iniziata a scomparire".

Tanto per rimanere in tema, è tornato sulla polemica con le Coop. "Ringrazio la Lega delle cooperative per la querela – è la sua sfida – mi darà l’occasione di far conoscere in un processo il marcio che c’è tra la Lega coop e i comunisti e cosa è successo nel "pentagono rosso". Una cosa difficile, ha avvertito, anche perché "la magistratura usa due pesi e due misure". Lo stesso metodo che addirittura utilizza l’Istat, l’istituto di statistica, i cui vertici sono stati nominati "dalla sinistra". Ha avuto da ridire pure sui titoli di "Repubblica". "Se un uomo, che poi si scopre di Forza Italia, infila la mano nella gabbia di un leone e poi la ritira subito fuori, sapete come titolano? "Seguace di Berlusconi sottrae il pasto a un immigrato africano".

Da oggi intanto sarà più difficile vederlo tanto spesso in tv, è scattata la par condicio. Berlusconi ironico la considera una "grande legge liberale". Poi però ha quasi minacciato: "Non posso diventare un frate francescano per fare un favore a loro. Anche se sarei capace di belle prediche". Lo show berlusconiano era già iniziato in mattinata a Roma, tra saluti dalla finestra di Palazzo Chigi e passeggiate per le strade del centro, tra applausi e fischi. Il Cavaliere, però, non si arrende.

"Io – ha raccontato – ho superato delle prove, sono stato malato di cancro. Direi che da allora non ho più avuto paura, da quando ero sul lettino che mi portava in una sala operatoria. Tutte le altre situazioni sono nulla rispetto a quel rischio. Non mi fa paura più nulla. Considero un dono di Dio essere qui ancora qui a prodigarmi per gli altri".

 Claudio Tito, www.repubblica.it

Cavaliere, pure io sono stato malato di cancro, e pure io sono stato sdraiato su un lettino che mi ha portato in camera operatoria. Solo che quell’esperienza mi è servita per imparare il rispetto per la vita, mia e soprattutto altrui, e mi ha insegnato l’altruismo e il dono. A lei, a quanto pare, ha insegnato solo che la vita è troppo breve per non rubare tutto quello che si può, vero?

Poi mi chiedo perché Ruini se la prenda tanto con i PACS, invece di tuonare contro le bestemmie del nostro premier, che si paragona addirittura a Gesù Cristo.

Da ultimo: ma voi ne avete visti di comunisti in Italia? Io son anni che li cerco, ma onestamente non ne ho mai trovata nemmeno l’ombra. Silvio invece li vede ovunque. O sa cercare meglio di me, oppure forse è il caso che la smetta di frantumarci i coglioni con questa storia.

Ieri sera ho finalmente avuto modo di vedere I segreti di Brokeback Mountain, l’acclamatissimo film di Ang Lee, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia e di 4 Golden Globe, e candidato a ben otto premi Oscar.
Il film, che – ormai tutti lo sanno – parla della storia d’amore omosessuale, lunga vent’anni, tra due cowboy, tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Il film è di una delicatezza incredibile, molto bravi entrambi gli attori protagonisti, e splendida la regia, che sceglie inquadrature mozzafiato, e una fotografia da brivido. La trama non risulta mai scontata o prevedibile, né noiosa, ma ci prende per mano e ci conduce attraverso la personalità di due uomini che, non ostante tutto, scelgono di amarsi. Un film veramente splendido, ma non mi dilungherò a parlarne, basta una semplice ricerca su google per rendersi conto della fiumana di parole che già sono state spese in proposito.

Stamattina, invece, ho avuto un’ennesima prova di quanto la strada verso l’integrazione sia ancora lunga e faticosa. Purtroppo, ormai un paio d’anni fa, ho accettato l’incarico di vice-responsabile informatico dell’Assistenza Volontaria. Dal momento che, soprattutto all’interno delle squadre notturne, c’è parecchia gente che si diverte a navigare in siti porno senza saper usare il computer in modo decente, i due computer piazzati in sala ristoro sono costantemente infestati da ogni genere di lebbra informatica. Stamattina presto, appena arrivato, subito dopo aver finito il check quotidiano dell’automedica, mi sono messo all’opera per tentare di salvare il salvabile e ripristinare tutto e, da dietro lo schermo, posizione privilegiata, ho potuto assistere a una conversazione molto interessante tra alcuni miei colleghi, seduti a chiacchierare attorno a un tavolo. Il tema della discussione era: o tempora, o mores. Uno degli interlocutori, presa la parola, s’è messo a raccontare di quando, una volta, ha sorpreso due omosessuali, ragazzi della mia età, che si baciavano, in non so quale posto un po’ appartato di non so che località. Tralasciando i dettagli della scena (i due si stavano solo baciando, e, quando l’hanno visto arrivare, erano ben più che imbarazzati), ciò che mi interessa notare è il proseguimento della discussione. Un altro signore salta su e fa: "io non capisco: ho abitato tanti anni in campagna, e non ho mai visto due galline o due cani fare così, e non sarà mica giusto che lo facciano gli uomini, allora!". Un’altra sbotta: "ma poi, così, davanti a tutti, alla luce del giorno…". Altri cinque minuti di omofobia spinta e di espressioni scandalizzate per l’andazzo dei tempi, poi… magicamente la conversazione cambia, e viene dirottata sul tema del sesso. I quattro interlocutori, due uomini e due donne, età media sui sessant’anni, si mettono a parlare delle proprie fantasie sessuali, e di come sarebbe fare sesso nudi sulla neve fresca, o altre cose così.
Giusto perché la coerenza fa molto comodo.
Non potete immaginare quanto mi abbia fatto male ascoltare quella conversazione.