Archive for gennaio, 2006


"La gioventù, in fondo è più solitaria della vecchiaia." Questa massima che, ho letto in qualche libro mi è rimasta in mente e l’ho trovata vera; è vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un’opinione su tutto, e nella vita nono esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell’alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero di problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma ci incalzano di continuo sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.

Anna Frank, 15 luglio 1944

Il 1° agosto 1944 è la data dell’ultima pagina del diario di Anna. Il diario si conclude qui, ma la sua vita e quella degli altri sui famigliari no. Vengono scoperti dalla Gestapo il 4 agosto e vengono deportati in vari campi di concentramento tra cui Auschwitz. Anna muore nel marzo ’45, di tifo, nel campo di concentramento di Bergen Belsen, circa tre settimane prima dell’arrivo delle truppe inglesi.

Oggi, 27 gennaio 2006, è il Giorno della Memoria. Certe cose non devono essere dimenticate.

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Scrivo questo post dopo aver ricevuto un’ispirazione indirietta da quello che ho letto sul blog del buon TheZar. L’argomento del post riguarda alcune critiche all’attuale amministrazione (di centro-destra, ovviamente), colpevole di fare le cose un po’ troppo in grande e di sperperare buona parte del denaro pubblico per emerite puttanate: un ponte sospeso sulla Parma, una metropolitana leggera, svariati cavalcavia e un numero imprecisato di rotonde, un nuovo palazzo per l’Authority alimentare, ecc. ecc.
Quel che più mi ha colpito del post di TheZar è una sua frase:
[…] da tutto il mondo i turisti fanno la fila per venire a Parma a vedere i suoi famosi siti beni tipo il Duomo, il Battistero.. poi… ehwm.. il Duomo, il Battistero… il Duomo l’ho già detto?[…]
Io penso – o mi auguro – che il mio amico TheZar scherzasse, ma purtroppo la sua frase incarna perfettamente uno dei più grossi difetti che Parma ha, da sempre: la sua continua e perenne contraddizione tra il voler essere e l’essere davvero.
Parma è una città d’arte. E’ piccola, ma non ha nulla da invidiare a città ben più blasonate: Lucca, Siena, Perugia… Qual è il vero problema? L’ignoranza.
I parmigiani sono un popolo piuttosto stronzo: si riempiono di merda dalla mattina alla sera, si vantano della bellezza e dell’umanità (ma dove!) della propria città, e poi, se provi a chiedere loro cosa valga la pena di visitare, qui a Parma, ti rispondono come TheZar poc’anzi: il Duomo, il Battistero.. poi… ehwm.. il Duomo, il Battistero… il Duomo l’ho già detto?
Parma è una città piuttosto ricca: pullula di piccoli-medi imprenditori pieni zeppi di denaro sonante (o di debiti strazianti, dipende), di borghesi d’ogni credo che si danno le arie di intenditori d’arte, e che magari sanno recitarti a menadito i contenuti artistici di ogni singola chiesa di Firenze o Roma. Ma se provi a chiedere loro quali siano le opere più famose contenute nella nostra Galleria Nazionale, li vedrai cascare dalle nuvole.
Parma ha una potenzialità turistica sconvolgente. Oltre ai beni artistici di cui è in possesso, si trova in una posizione privilegiata che la porta ad essere al centro di una serie di parchi naturalistici, e basta prendere la bicicletta e avventurarsi lungo la pedemontana (senza farsi stirare dalle macchine) per poter ammirare paesaggi straordinari, tra collina e pianura, e una serie infinita di castelli d’ogni epoca e dimensione. Senza contare le escursioni montane sugli appennini, che distano appena un’ora di macchina dalla città. A mezz’ora da Parma si trovano le terme di Tabiano, di Monticelli e di Salsomaggiore, che tanta risonanza hanno acquisito su scala nazionale. E come non parlare delle secolari tradizioni culinarie che fanno di Parma una delle città più "appetibili" per i golosi.
Volete qualche esempio?
Il turista che arrivi in treno può, in dieci minuti scarsi di cammino (Parma si può girare tutta a piedi, e comunque è coperta in modo piuttosto capillare da servizi di bus), raggiungere Piazza della Pace, recentemente restaurata e trasformata in un bel parco verde con una fontana nel mezzo. A fare da sfondo al giardino ci pensa l’imponente mole della Pilotta, straordinario palazzo medioevale che, nelle sue viscere, ospita tesori inestimabili: la Galleria Nazionale, con capolavori di scuola emiliana (Correggio, Parmigianino e tanti altri) e romana (Giulio Romano, Sebastiano del Piombo), senza contare opere di Benedetto Antelami, del Beato Angelico, Cima da Conegliano, i fratelli Mazzola, Dosso Dossi, Leonardo da Vinci, il Tintoretto, El Greco, Ludovico e Annibale Carracci, il Guercino, Sebastiano Ricci, il Tiepolo, il Canaletto, Antonio Allegri… Sempre all’interno del palazzo della Pilotta trova spazio il meraviglioso teatro Farnese, bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito a partire dalle testimonianze fotografiche e pittoriche dell’epoca. In tutta Italia esistono solo due esemplari di teatro di corte, la cui particolarità è il fatto di essere allestiti con una struttura lignea smontabile, all’interno di un salone non progettato allo scopo. Il Teatro Farnese è uno di questi due. Sempre all’interno della Pilotta il visitatore può trovare il Museo Archeologico, contenente importanti testimonianze della storia del nostro territorio dall’epoca preistorica (con la civiltà delle palafitte, le cosiddette terramare) fino ai giorni nostri. Interessante una sezione egizia, comprendente collezioni di numerosi studiosi ed esploratori parmensi. Il pezzo più pregiato è però la cosiddetta Tabula Alimentaria, una delle più grandi iscrizioni bronzee di epoca romana giunteci completamente intatte. La tabula, di dimensioni veramente imponenti (occupa un’intera parete), contiene i nominativi di possidenti terrieri che, sotto l’impero di Nerva e Traiano, avevano affittato svariati acri di demanio pubblico: il ricavato di questi affitti veniva devoluto al mantenimento di fanciulli indigenti. Notevolissimo anche il lapidario, splendida collezione di statue d’epoca romana rinvenute negli scavi di Velleia e di altri siti nei dintorni di Parma. L’immenso palazzo della Pilotta ospita poi la stupefacente vista della Biblioteca Palatina, forse il pezzo più pregiato della collezione: si tratta di una immensa collezione di libri, codici, pergamene, papiri, iscrizioni di ogni epoca e data, per decantare la stupefacenza dei quali non basterebbero dieci di questi blog. Notevolissime anche le scaffalature che ospitano i libri, progettate dall’architetto francese Petitot.
Lasciato il palazzo della Pilotta, il visitatore può proseguire il suo itinerario attraversando il ponte che porta al Palazzo Ducale, con il suo immenso giardino, di recente restaurato. Il Palazzo è stato sede degli uffici del RIS e dell’Arma dei Carabinieri, ed ora una buona parte è aperta al pubblico. All’interno del parco, molto pittoresco e piacevole per una passeggiata rilassante, si può trovare anche il Teatro delle Briciole, che ogni tanto diventa sede di interessanti manifestazioni.
Dal giardino il visitatore può uscire su via Kennedy, e da lì, in due passi, raggiungere via D’Azeglio, da dove può raggiungere i portici con l’ingresso dell’ospedale vecchio, oggi sede dell’Archivio di Stato, della Videoteca Comunale, di una biblioteca e dell’Archivio Storico di Parma. Il palazzo, costruito nel 1201, è stato sede dell’Ospedale della città dalla sua costruzione fino al 1929. La parte oggi visitabile si deve a un riadattamento del secolo XV. Proseguendo per via D’Azeglio verso l’ospedale nuovo, si giunge a Piazza Santa Croce, dove si erge l’omonima chiesa del XII secolo, purtroppo molto rimaneggiata nel corso dei secoli successivi.
Quattro passi lungo via D’Azeglio, tornando verso il fiume, ci portano di fronte alla Chiesa dell’Annunziata, del 1566. Planimetria quasi ellittica (31 m. per 20 circa), con due semicerchi uniti da due rette, a cui si aggiungono l’abside e le dieci cappelle ornate a stucchi, più un atrio interno. Lo spazio è spartito da pilastri scanalati. L’edificio ospita una bellissima annunciazione del Correggio, più un coro ligneo ed altre opere d’arte.
Tornando in via D’Azeglio e superando il ponte, pochi metri ci separano da Piazza Garibaldi, con l’edificio del Comune. La visita può poi proseguire lungo via Cavour, per raggiungere poi la piazza che ospita il Duomo (con opere dell’Antelami e di Correggio), il Battistero (con le statue dei Mesi, dell’Antelami) e la chiesa di San Giovanni, che forniranno splendide tappe del nostro cammino. Non possiamo poi dimenticare la chiesa della Steccata, con la sua cupola progettata da Antonio da Sangallo il Giovane, splendidi affreschi e le tombe di numerosi duchi Farnese, più il monumento funerario di Adam von Neipperg, marito morganatico di Maria Luigia d’Austria, sposa di Napoleone. E come trascurare il Carcere di San Francesco, con la sua splendida chiesa romanica? O l’Auditorium Paganini, recentemente restaurato e progettato da Renzo Piano? O il palazzo che ospita le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio? O il museo d’Arte Cinese? O l’Orto Botanico? O il Teatro Regio?
E abbiamo parlato solo di Parma città. Basta spostarsi di poche decine di chilometri per visitare una miriade di castelli e rocche (Torrechiara, Fontanellato, Felino, Bardi, Castell’Arquato, Compiano, Corniglio sono i più famosi, ma ce ne sono veramente decine), conventi (Torrechiara tra tutte), stupende chiese, palazzi sontuosi (Colorno su tutti)… Chi più ne ha, più ne metta.
Se poi ci mettessimo a parlare dei beni naturalistici, come il parco dello Stirone, famoso per i fossili stupendi, o i vari parchi naturalistici (Parco del Taro, Boschi di Carrega, ecc. ecc.) e le oasi LIPU che circondano la città, non basterebbero trenta di questi post per parlare anche solo di un decimo delle bellezze di questa terra.
Stavo per mettermi a parlare anche delle tradizioni culinarie di questa terra di salumi, vini e dolci, ma ho pensato che avrei potuto uccidere più d’un lettore – già dubito che qualcuno sia arrivato a questo punto.
Perché dico tutto questo? Perché le potenzialità turistiche di Parma e provincia non sono sfruttate nemmeno per un decimo. Si potrebbero fare soldi a palate, se solo si trovasse il modo di promuovere il nome della città negli ambienti che più contano. Piste ciclabili, mostre di artisti importanti, manifestazioni culturali, musicali e teatrali, esposizioni, incentivazioni all’apertura di agriturismi e infrastrutture turistiche…
Qualcosa si sta muovendo, in questa direzione, ma è sempre troppo poco. Parma merita davvero di più.

Per chi fosse interessato, consiglio una visita al sito http://turismo.parma.it.

È successo. Si pensa che non ci sia mai limite al peggio, e invece eccoci qua, ancora una volta a leccarci le ferite inflitteci da un governo per il quale l’aggettivo "ladro" non è indice di qualunquismo da parte di chi lo pronuncia, ma è addirittura poco per descrivere i danni che ha fatto, sta facendo e farà prima della propria fine.
Questa volta – ancora una volta – a farne le spese è la Giustizia.
La legge passata ieri al Senato, la "legge Pecorella", prevede la riforma del processo di appello. Dal momento in cui entrerà in vigore, tale ddl farà sì che, in sede penale, se un imputato viene assolto, tale sentenza non sia più impugnabile. Ciò significa che, se l’imputato viene condannato, avrà il diritto di ricorso, fino al livello della Corte di Cassazione (il cui giudizio, lo ricordo, è inappellabile); mentre il contrario non sarà più possibile: se l’imputato viene assolto in primo o in secondo grado – magari per insufficienza di prove, o per qualche tipo di gabola legislativa che non ne conclama l’innocenza, ma piuttosto prende atto dell’impossibilità di giudicare; o peggio ancora per errori giudiziari – lo stato non potrà più procedere nei suoi confronti.
Appresa la notizia [della promulgazione della legge, NdInsj], il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, si è detto "sbigottito": "Una simile iniziativa legislativa distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte". Prevedibile la reazione dell’Associazione nazionale magistrati: la legge "è la coda velenosa di una legislatura nella quale la maggioranza di governo ha fatto praticamente terra bruciata della giustizia penale", afferma il vicesegretario, Nello Rossi. [Repubblica.it]
Per leggere il testo completo della riforma, cliccate qui: è una paginetta scarsa, ma piuttosto interessante.
Inutile dire che l’Europa guarda con sempre maggiore preoccupazione alla situazione interna del nostro Paese. Il Consiglio Direttivo della Rete delle Cassazioni Europee ha pubblicato un appello votato all’unanimità e diretto al governo e al Parlamento italiani, ai quali si chiede "di fermarsi a riflettere su una riforma che provocherà danni terribili a tutta la funzione giudiziaria italiana".
La replica giunge dal sottosegretario alla Giustizia, Jole Santelli, che parla di "pregiudizi ad personam della sinistra", di "polemiche inutili, strumentali e pretestuose". "Ogni volta che questo governo interviene in materia di giustizia – afferma Santelli – la sinistra punta il dito contro Berlusconi e parla di legge ad personam. E’ il loro giudizio che è sempre ‘ad personam’, e cioè pregiudizialmente sempre contro l’operato della maggioranza e del premier". [Repubblica.it]. Lascio a voi ogni tipo di commento su tali affermazioni.
Riporto invece brani di un altro articolo di Repubblica.it:
MILANO – Era tutto pronto: individuata la sezione, depositate le carte. Al processo d’appello a Silvio Berlusconi per gli affari Squillante e Sme mancava solo la fissazione della data d’inizio, probabilmente subito dopo le elezioni. E al premier sarebbe toccato tornare a difendersi dalle accuse lanciate contro di lui da Stefania Ariosto e dall’arido linguaggio delle rogatorie che per la procura dimostravano il suo ruolo nelle mazzette smistate da Cesare Previti ai giudici di Roma. Invece salta tutto. Il processo d’appello non si farà. La legge approvata ieri in via definitiva dal Senato cancella i processi di secondo grado per tutti i casi in cui l’imputato sia uscito incolume dal primo giudizio.
E proprio questo è ciò che accadde il 10 dicembre 2004, quando il tribunale presieduto da Francesco Castellano – oggi indagato per le sue "soffiate" nella vicenda Unipol – emise la sua sentenza: per la vicenda Sme Berlusconi fu assolto, per i soldi a Squillante il reato fu dichiarato prescritto. Contro entrambe le decisioni la Procura ricorse in appello. Ma la straordinaria calma con cui la Corte d’appello ha gestito la pratica – le motivazioni della sentenza venero depositate nell’aprile 2005, poi non è accaduto più nulla – ha permesso che arrivasse prima la legge Pecorella. Ora solo il vaglio della
Cassazione separa il Cavaliere dalla liberazione definitiva dal più insidioso dei suoi grattacapi giudiziari.
Ma Silvio Berlusconi non è certo l’unico imputato importante a venire beneficiato dalla legge varata ieri. Anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, eviterà la noia di un giudizio d’appello per la vicenda della discarica di Cerro Maggiore, dove era accusato di corruzione per avere robustamente favorito Paolo Berlusconi: assolto il 20 dicembre scorso dai giudici di primo grado, la Procura aspettava le motivazioni per depositare il ricorso, ora potrà sperare solo nella Cassazione.

Purtroppo questa è solo l’ultima delle tremende picconate che questa legislatura ha tirato alle fondamenta della Democrazia italiana. Dopo le prossime elezioni, spetterà alla Sinistra tentare di restaurare l’intero edificio, ma quanti saranno i danni ormai irreparabili!

Consiglio a tutti coloro che vivono a Parma e dintorni di tapparsi in casa e di non uscire fino a nuovo ordine: un nuovo pericolo incombe infatti sulla città. Oggi ho fatto il primo turno alla guida di un’ambulanza.

A parte questo, nel mondo ultimamente son successe diverse cose degne di nota. Alcune belle, alcune brutte. Le riporterò qui in ordine sparso.

California: il governatore Arnold Schwarzenegger prosegue con la linea dura nei confronti dei condannati a morte rinchiusi nei penitenziari del suo stato. Questa volta nega la grazia a un uomo di settantasei anni, cieco e in sedia a rotelle. Se questa è l’america della democrazia e dei diritti umani, siamo a posto. Cliccare qui per l’articolo di Repubblica che ne parla.

New York: il nuovo presidente del Consiglio Comunale della città di New York, eletto all’unanimità, è Christine Quinn. Trentanove anni, di origini irlandesi, figlia di un elettricista, prima di lanciarsi nella politica ha lavorato nel commercio e nei servizi sociali. Vive a New York, nel quartiere di Chelsea, con la propria compagna. Già, perché Christine Quinn è ora diventata il politico gay più influente d’america. Quest’america mi sembra decisamente migliore della precedente.

Italia: la RAI ha deciso di censurare abbondantemente il colossal Rome, da lei stessa prodotto (assieme a una TV inglese e ad una americana). Nella versione originale figurano infatti troppe scene di violenza e di sesso. Omosessuale, ovviamente. E questo ovviamente a molti (Chiesa in primis) non fa per niente comodo. E così una delle serie TV che più hanno coinvolto il pubblico americano, e per la quale il pubblico inglese ha addirittura gridato allo scandalo quando l’emittente ha cercato di operare tagli minimali (nulla in confronto alle mutilazioni previste qui in Italia), noi saremo costretti a sorbirci un’edizione degna del miglior Frankenstein. Addirittura gli storici fanno i complimenti a regista e sceneggiatori per l’estrema veridicità della storia narrata, eppure tanto lavoro viene vanificato dalle cesoie di qualche idiota frustrato. Cliccare qui per leggere l’articolo di gay.tv che ne parla.

Indiana: la tv WTWO, affiliata all’NBC, sarà la prima a dover rimuovere dal proprio palinsesto la serie tv Book of Daniel, a seguito delle pressioni subite da parte di un’associazione ultracattolica americana (AFA, Associazione delle Famiglie Americane). La serie in questione narra le vicende di un pastore protestante e della sua famiglia, e del suo rapporto con Dio. L’AFA, senza aver mai visto effettivamente di cosa tratti, ne chiede la cancellazione dai palinsesti a causa del fatto che il figlio del pastore è gay, la figlia vende marijuana, tra i personaggi figura una lesbica e – soprattutto – l’attore protagonista è gay nella vita reale. L’associazione ultracattolica chiede anche ai propri adepti di boicottare gli sponsor del programma: da McDonald’s a Colgate, passando per DaimlerChrisler e Wal-Mart. Eh sì, direi che l’America è ancora un paese lacerato dalle contraddizioni. Cliccare qui per l’articolo di gay.tv che ne parla.

Jamaica: in un paese in cui l’omosessualità è ancora un reato per il quale si rischiano fino a dieci anni di lavori forzati, la folla inferocita ha praticamente linciato un ragazzo gay, scagliandolo giù da un molo e guardandolo morire annegato. La polizia non indaga, e le autorità hanno già archiviato il caso come un comune incidente. Cliccate qui per leggere l’articolo relativo.

Spagna: Cope Radio, la radio di proprietà della Conferenza dei Vescovi Spagnoli (l’equivalente spagnola di Radio Maria) ha compiuto un atto inqualificabile rischiando di creare una frattura diplomatica gravissima tra il proprio governo e quello del neo-presidente boliviano Morales. Un giornalista dell’emittente spagnola, fingendosi il premier Zapatero, ha telefonato a Morales e, dopo essersi congratulato per la recente vittoria di quest’ultimo alle elezioni, gli ha detto "Sono felice che tu ti aggiunga al nuovo ordine comunista che vogliamo stabilire in Spagna e America Latina, Evo". Tensioni tra Spagna e Bolivia, l’ambasciatore spagnolo a La Paz ha dovuto porgere le scuse ufficiali al neo-eletto presidente boliviano. Cito da gay.tv:
E così, dopo essere stato richiamato a Roma dal Papa questa estate per il suo comportamento [a causa della legge su matrimoni ed adozioni gay, NdInsj], e dopo che i vescovi spagnoli hanno incoraggiato i pubblici ufficiali a non obbedire alla legge, rifiutandosi di celebrare matrimoni gay, è ora la volta del Governo Spagnolo agire diplomaticamente e richiamare lo Stato della Città del Vaticano. Il Ministro degli Esteri Miguel Ángel Moratinos ha convocato per una reprimenda ufficiale il nunzio della santa sede in Spagna, quale rappresentante del Papa e della conferenza dei vescovi, chiedendo ufficialmente che cessino tali "ignobili comportamenti" da parte del clero cattolico e annunciando che Radio Cope sarà perseguita legalmente dal Governo Spagnolo. Silenzio imbarazzato dei vescovi e un Natale da dimenticare per il Vaticano in Spagna.
Per leggere il resto dell’articolo, cliccate qui.
Ricordo che la reprimenda ufficiale da parte di un governo al rappresentante di un altro governo è l’atto diplomatico più grave e pesante dopo la dichiarazione di guerra e il ritiro dell’ambasciatore. Personalmente, trovo che tale atto non sia solo dovuto, ma addirittura troppo leggero. Non è ammissibile che la Chiesa si comporti in questo modo, cercando di gettare in ogni modo discredito nei confronti di un governo che ha avuto il merito indiscusso di affermare con decisione una serie di diritti umani che, in tante altre parti del pianeta, vengono con tanta violenza calpestati. Quando sentite parlare Ratzinger o Ruini, ricordatevi sempre di collegare il cervello, e di meditare con la vostra testa.

Italia: una sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che dare della "sporca negra" a una donna intanto che la si pesta è null’altro che "generale antipatia". Il fatto non è, di per sé, razzismo. La motivazione addotta dal giudice recita: la nozione di discriminazione non può essere intesa come riferibile a qualsivoglia condotta che sia o possa apparire contrastante con un ideale di assoluta e perfetta integrazione, non solo dei diritti ma anche nella pratica dei rapporti quotidiani, fra soggetti di diversa razza, etnia, nazionalità o religione. In parole povere: non tutto ciò che va contro l’integrazione è da intendersi come razzismo. E a nulla vale il fatto che il tirestino accusato del reato di razzismo stesse anche pestando a sangue la vittima. Del resto, siamo in un paese in cui emeriti imbecilli  – o veri e propri criminali – come Di Canio viaggiano ancora a piede libero. E in cui ministri, parlamentari e senatori dello Stato (Bossi, Calderoli, Maroni e altri) cantano canzoni che incitano a bruciare il tricolore. Ancora una volta cito la fonte: cliccare qui per leggere l’articolo.

Italia: il settimanale americano Time di qualche settimana fa dedica il proprio articolo centrale alla figura dell’unico politico che comanda veramente in Italia: il cardinal Ruini. Il settimanale afferma senza mezzi termini che questo losco figuro ha ormai preso per le palle tutti i nani della politica Italiana, ed è in grado di fare il buono e il cattivo tempo nel Bel Paese. Non riporto per intero l’articolo che ne parla, ma vi invito a leggerlo tutto cliccando qui: è piuttosto corto, ma altrettanto allucinante.