Archive for dicembre, 2006


Dalla parte del torto

Consiglio a tutti di guardare il video dell’esecuzione di Saddam Hussein. Guardate bene gli occhi di quella persona prima di morire, guardate il suo volto, guardate le mosse dei carnefici e l’esultanza dei presenti.
Poi spegnete il computer, uscite di casa e fatevi una passeggiata, e pensate a quello che avete appena visto. E ditemi voi se è possibile ammazzare una persona.
Il mio stato d’animo attuale, dopo aver visto quelle immagini, è di totale sconforto, non riesco nemmeno a descrivere l’indignazione che provo. Uccidere un assassino significa porsi al suo livello, passare necessariamente e senza dubbio dalla parte del torto. Nessuno può permettersi di farlo, men che meno uno Stato.
Saddam, prima che un criminale e un dittatore, era una persona. E non è stato ucciso il dittatore, è stato ucciso il prigioniero inerme.

Preghiera in dicembre

Rifiutato il funerale religioso a Welby. Per ordine del Papa, tra l’altro. Il prete della sua parrocchia s’era pure detto disponibile ad andare a benedire la bara. Certo, dal mio punto di vista di ateo convinto non fa una gran differenza, ma che figura ci ha fatto questa volta la Chiesa, che tanto dovrebbe (condizionale d’obbligo) difendere il perdono, la pietà e la comprensione, a negare l’estremo saluto a una persona che in vita tanto ha sofferto da preferire la morte al letto in cui era costretto?
Non tutti siamo uguali, non tutti abbiamo le stesse capacità di reazione a ciò che la Vita ci riserva. Stephen Hawking, pur ridotto a muovere quasi solo gli occhi, riesce a trovare la forza di vivere grazie all’enorme capacità della sua mente. Ma mettetevi nei panni di una persona che non ha studiato, che ha lavorato tutta la vita come operaio, o carpentiere, o muratore. Insomma, una persona che ha sempre lavorato con le mani, e per la quale le mani erano tutto. Improvvisamente, a causa di un incidente, rimane completamente paralizzato, riesce a respirare solo con un respiratore esterno e grazie a una tracheotomia, e non riesce a parlare se non attraverso un sintetizzatore vocale. Altro non resta che passare la vita a fare il soprammobile, su un letto, con qualcuno che ti gira una volta ogni poche ore (perché non riesci nemmeno a girarti da solo) per evitare le piaghe da decubito. Nulla ti resta da fare, se non fissare un soffitto bianco, o una parete spoglia, o un armadio, e soffrire.
Io non so cosa farei in una situazione del genere. Non so se troverei il coraggio di morire, e non so nemmeno se troverei il coraggio di continuare a vivere. Non ho seguito la vicenda Welby perché la notizia non è arrivata fino in Spagna, e quindi non so praticamente nulla della sua vita precedente, di cosa facesse per guadagnarsi da vivere, se fosse muratore o professore universitario, non so nulla e, devo dire, non mi interessa. Dico solo questo: se una persona in quelle condizioni sta soffrendo talmente tanto da chiedere che gli siano staccati i macchinari che lo tengono in vita, a parer mio nessuna coscienza che si possa definire tale dovrebbe andare contro la sua volontà, e condannarlo a vivere una vita che per lui stesso non è più tale.
Condannare la volontà di una persona che, come Welby, decida di farla finita, e condannare il gesto delle persone che gli stavano vicino e che lo hanno aiutato a realizzare la sua volontà, equivale ad arrogarsi un "diritto" che nessun uomo può avere: e cioè il "diritto" di condannare un uomo alla tortura.
Un conto è il suicidio di una persona depressa che, in un attimo di disperazione, si toglie la vita senza pensare alle conseguenze che il proprio gesto può portare agli altri: genitori che hanno rovinato la vita ai figli, figli che hanno rovinato la vita ai genitori, e così via… Spesso il suicidio è un atto puramente egoistico di una persona che fugge da qualcosa che non vuole o non riesce affrontare: delusioni amorose, disastri economici, dolori famigliari… È impossibile condannare una persona che decida di togliersi la vita, semmai è assolutamente necessario imparare ad ascoltare il prossimo per indovinare quali possano essere le prime avvisaglie di una tale tendenza, e cercare di fare il possibile per invertire la tendenza. Ma qui non si sta parlando di suicidio, qui si parla di eutanasia. Welby non era un malato terminale, è vero, ma era un malato che, già di per sé, era in fin di vita. Perfettamente lucido e cosciente, ma assolutamente non autosufficiente. Non era in grado di alimentarsi da solo, e nemmeno di respirare da solo. Cosa può ridare voglia di vivere a una persona in questo stato? Sono sicuro che di amore ne avrà ricevuto da tutti i suoi familiari, ma a volte non basta nemmeno quello.
Poi, si sa, c’è il solito mare di gente che spara cazzate del tipo: "bisognerebbe pensare a tutti quelli nella sua stessa situazione, che però vogliono continuare a vivere!". È un po’ lo stesso discorso dei matrimoni gay: una frase meramente terroristica. Il problema è che qui ancora nessuno si ficca in testa che dare un diritto a una persona non significa togliere il diritto opposto a tutte le altre. In materia di diritti, non esiste il concetto di coperta corta: il diritto ai matrimoni omosessuali non nega il diritto ai matrimoni eterosessuali, così come il diritto di scegliere la propria morte in caso di vita di sofferenze non nega il diritto di continuare a vivere di tutti coloro che desiderano resistere con tutte le proprie forze.
Il concetto di eutanasia è un concetto molto delicato, e c’è troppa gente che si rifiuta di prenderlo in considerazione per il solo fatto che non sono mai stati toccati dal problema, e che quindi se ne possono lavare le mani indisturbati. In molti hanno urlato alla strumentalizzazione del caso Welby, e sicuramente è vero che la strumentalizzazione c’è stata. Ma, purtroppo, a questo mondo, l’unico modo di far parlare dei problemi importanti è attraverso lo scandalo. E allora, se può servire per svegliare qualche coscienza, ben venga la cosa.
A tutti coloro che fossero interessati all’argomento, consiglio la visione di due film, piuttosto recenti e molto belli. Il primo, e forse più famoso, è Le invasioni barbariche, di Denys Arcand. L’altro, meno famoso ma – a parer mio – molto più bello, è Mare dentro, di Alejandro Amenábar. Entrambi parlano di uomini che si trovano più o meno nelle stesse condizioni di Welby.
Vorrei chiudere dicendo che, sicuramente, la Chiesa Cattolica ha perso diversi punti in questi pochi giorni, con la sua decisione di rifiutare un saluto religioso alla salma di Welby, che tra l’altro era credente e praticante. Al Papa e a tutti coloro che si sono schierati dalla sua parte, anziché le offese che si meriterebbero, dedico la prima canzone della discografia del più grande cantautore di tutti i tempi: Fabrizio De André.

Fabrizio De André – Preghiera in gennaio

Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.

Quando attraverserà
l’ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch’io
perché non c’è l’inferno
nel mondo del buon Dio.

Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte.

Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l’inferno esiste solo
per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.

Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.

… forse potresti essere finito nel posto sbagliato.
Ogni tanto mi ricordo di aver abilitato le statistiche sugli accessi al mio blog, e mi diletto nel leggere le chiavi di ricerca che la gente ha inserito finendo su queste pagine. Una breve collezione delle più belle (scusate la futilità, ma alcune sono troppo fiche!):
"vende marijuana" "parma": già, ovvio, al giorno d’oggi gli spacciatori si cercano sul web. Perché si trovi proprio il mio blog, comunque, resta un mistero.
l’uomo marocchino e il sesso: questa sì che è una domanda morbosa…
la moglie nuda in tram: no, per ora non sono ancora sposato.
le sfilai la maglietta: a una donna??? Ma che schifo!
medico completamente nuda: oddio, questa non m’è mai capitata…
mi ha fatto sentire la cannula: giuro che non ho mai trovato nulla di morboso in una cannula di Mayo, ma qui…
mio fratello benito mussolini: mio no di sicuro.
templari e omosessualita: oddio, non penso che andassero molto d’accordo le due cose…
trapianto organi cinghiale: io voglio il grugno.
endrigo omosessuale: oddio, non mi pare che Teresa fosse un trans!
film+thezar: che io sappia, a parte in un paio di porno dozzinali, il mio caro amico non ha mai avuto molto successo nel mondo del cinema. Non per ora, almeno.
ingegneri stupidi: questa la cercano grossomodo tutti i mesi. Secondo me è un matematico represso e invidioso che lo fa per il gusto di farlo apparire nelle mie statistiche.
minigonna imbarazzo: beh, io sì che mi sentirei in imbarazzo a uscire in minigonna. Ma non penso di averne mai parlato. Non qui, almeno.
omosessualita di nerva: oh, ma non è che tutti i personaggi famosi devono essere per forza finocchi, e soprattutto non è che ne devo parlare per forza io! Che io sappia, comunque, il bel tipo se la faceva con i bambini, ma all’epoca era costume diffuso anche a Roma, non solo in grecia. Giulio Cesare non era da meno, e come lui Traiano e tanti altri.
posso sciare con defibrillatore interno: certo, basta che quando passi vicino a qualcuno ti ricordi di urlargli: "libera!". Ma che cazzo di domande fate? Chiedere a un medico non è meglio?
stupidi ingegneri: matematici coglioni. Ma cos’è, volete pure dimostrare la proprietà commutativa nei motori di ricerca???
tagliare la barba con la macchinetta: mah, non è difficile guarda, basta inserire la spina nell’apposita presa, controllare che la macchinetta sia regolata sui 220 volt e non sui 110 (che sennò si strina tutta), inserire il pettinino della lunghezza desiderata (o regolare l’apposita ghiera distanziatrice) e passare la macchinetta (dalla parte della lama, mi raccomando, non dalla parte del filo) sulla barba. Se fai contropelo avrai un taglio uniforme e preciso. Lo so bene perché le tre volte all’anno in cui decido di farmi la barba ho bisogno della macchinetta per sfoltire il tutto. Cribbio, la lametta è una lametta, mica una motosega!
vibratore per frutta: chiunque tu sia, o mio genio assoluto, adesso mi spieghi cos’è, come si usa e quanto costa!
e’ bello dire a una donna che l’ami?: beh, se sei finocchio e te la fai con gli uomini, forse no. Comunque, se lo chiedi a un motore di ricerca, forse è segno che è meglio se ti fai vedere da uno bravo.
operazione+chirurgica+degli+omosessuali: mi spiegate perché li attiro tutti io gli aspiranti dottori Frankenstein?
troia a 18 anni: no, a diciotto anni ero ad Atene. In gita scolastica. E trombavo. Ah, se trombavo. Ma erano altri tempi.

PACS tibi!

È di pochissimi giorni fa la notizia che, finalmente, il Parlamento Italiano ha deciso di prendere in seria considerazione la questione dei PACS, ed entro dicembre dovrebbe essere pronto il nuovo disegno di legge, per il quale si dichiarano pronte a collaborare tutte le forze dell’Unione, dalla Margherita più cattolica ai Comunisti più rossi. Inutile dire che ho accolto la notizia con una gioia difficilmente descrivibile a parole.
Ovviamente, non si è fatta attendere troppo la risposta di Santa Madre Chiesa. Oggi l’Osservatore Romano (propongo di mettergli un dito in un occhio, così poi non osserva più un bel niente) tuona: ‘‘Natale del 2006: sradicare la famiglia è la priorità della politica italiana”. Inutile riportare tutte le frasi carine ed affettuose che i soliti porporati in gonnella (e già questo dovrebbe far riflettere) rivolgono a tutte le persone omosessuali e a tutti coloro che li appoggiano, ma per chi volesse farsi due risate, consiglio la lettura di questo articolo di Repubblica.it.
Al che mi sono chiesto (e ce l’eravamo già chiesti anche l’altro giorno in chat con RedGlow): cribbio, in Italia, alla fine del sesto anno del terzo millennio, si sta dibattendo su una legge che tuteli le coppie di fatto; ma in Europa la situazione com’è? A che punto siamo?
La risposta, ragazzi miei, è un’autentica sberla nei maroni.
Qui sotto potete vedere una cartina con la situazione delle unioni omosessuali in Europa:

Matrimoni omosessuali in Europa

Legenda:
– In viola i Paesi in cui sono legali i matrimoni tra persone dello stesso sesso;
– In rosa i Paesi in cui esiste una legge sui PACS e le coppie di fatto sia omo che eterosessuali.
– In giallo i Paesi in cui è in corso qualche forma di dibattito sull’argomento.

La fonte della cartina è Wikipedia, e la situazione è aggiornata all’aprile 2006.

Sempre su Wikipedia, un articolo molto interessante, che potete leggere a questa pagina, riporta la situazione, paese per paese, in tutti gli stati della CEE.
Giusto per farvi un’idea, vi fornisco una lista di tutti i paesi in cui non è presente alcuna legge in materia:

Albania, Bulgaria, Bielorussia, Bosnia Erzegovina, Cipro, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Macedonia, Moldavia, Monaco, Polonia, Romania, Russia, San Marino, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Turchia, Ucraina.

Eh? Che ne dite? Siamo in buona compagnia, vero? Tutti paesi del terzo mondo! A parte Grecia, San Marino e Cipro, chiaro. Ah beh, allora…
Gli altri Paesi Europei già posseggono una legge che permette ai gay e alle lesbiche di sposarsi e di adottare bambini, e quelli che ancora non la posseggono hanno comunque leggi avanzatissime sulle unioni di fatto, e in molti casi discutono di compiere il passo successivo!

Concludendo, qualcuno mi sa dare una ragione per la quale l’Italia debba essere tristemente famosa, come al solito, per essere indietro come la coda del gosino, come diciamo a Parma? Proprio l’Italia che fa parte del G8 da tempo innumerabile, e che si vanta di essere uno dei paesi più industrializzati e civili del mondo?
Io una certa idea ce l’avrei, ed è il fatto che la nostra classe politica, e soprattutto la nostra civiltà di pecoroni, è stata sempre e comunque assoggettata ai porporati in gonnella di cui sopra.
Quindi, non mi resta che concludere con un:
Ah Papa, aoh! Mavvaff….

Ritorno a casa

No, non è ancora ora della fine dell’erasmus, e tra l’altro non è ancora arrivato il giorno del ritorno. Per fortuna, mancano ancora una decina di giorni, e il ritorno sarà solo temporaneo, per salutare genitori e amici e passare a casa le feste di Natale.
Anche se non posso nascondere che, in questi ultimi tempi, non sto facendo altro che pensare a quale sia la mia vera casa. E non parlo dei miei genitori, o dei miei amici, o dell’ambiente in cui vivo. Parlo piuttosto del me che esisteva a Parma e del me che esiste ora a Valencia. Non faccio che stupirmi ogni giorno dei cambiamenti che ci sono stati.
Attorno a me succedono un sacco di cose, un sacco di piccole cose quotidiane, piccole e insignificanti, ma che fino a non molto tempo fa mi avrebbero distrutto pezzettino per pezzettino, e che invece ora lasciano il tempo che trovano.
Ultimamente è successa una cosa che, in un altro momento, mi avrebbe fatto molto male: mio padre ha trovato questo blog e ha letto molto frettolosamente cose che avrebbe dovuto rileggere con più calma. Il risultato è stato una email scritta più col cuore che con la testa, che mi ha ferito abbastanza, ma per fortuna poi è venuto un chiarimento, e per me le cose ora sono risolte. In più, ora sa che ho un ragazzo e che ho tutte le intenzioni di portare avanti la mia storia con lui.
Dovrò anche decidere se e come parlarne con mia madre, ma so che con lei sarà molto più difficile. All’inizio avevo pensato di farlo per Natale, ma il rischio è comunque molto grande, quindi penso che la cosa migliore da fare sarà chiedere consiglio a chi meglio di tutti la conosce: proprio mio padre.