Archive for novembre, 2004


Ieri sera, tra gli ospiti di Fabio Fazio a Che tempo che fa, c’era un certo Oscar Luigi Scalfaro, che, come tutti ricordano, è stato Presidente della Repubblica Italiana prima di Carlo Azeglio Ciampi (poi qualcuno mi spiegherà perché i Presidenti hanno tutti due nomi…).
Devo ammettere di non aver mai provato una particolare simpatia per quel personaggio: quando era ancora in carica, ero troppo piccolo per avere una coscienza politica sviluppata ed autonoma, e le vignette di Forattini, piuttosto caustiche nei suoi confronti, me lo avevano reso un tantino antipatico.
Poi però per fortuna credo di essere maturato sia psicologicamente che politicamente, e ho preso il vizio di buttare nel cesso tutti i pregiudizi che mi ero creato, per far parlare di nuovo le persone e giudicarle a ragion veduta.
E ieri sera Scalfaro è stato a dir poco mitico.
Fazio non è un comico: è un giornalista con i controcazzi, come direbbe qualcuno. Le sue domande sono tutte provocatorie, sembrano delle prese in giro, ma in realtà colgono alla perfezione il punto del problema. L’ho visto raramente sbagliare il bersaglio.
Malgrado fosse visibilmente emozionato alla presenza di un ex Presidente della Repubblica, e quindi Senatore a vita, non ha perso la sua lucidità, e ha offerto all’intervistato degli assist (per fare una metafora calcistica) che nemmeno Vieri avrebbe saputo sbagliare (e lo dico da interista ).
La prima domanda era più o meno di questo tono:
Presidente, lei è sempre stato un uomo moderato… Ora è acclamato non solo dal nostro pubblico in sala [riferendosi all’applauso interminabile che Scalfaro ha ottenuto al suo apparire in studio, NdInsj], da tutte le forze dei Girotondini, dal Movimento, dalla sinistra estrema… Presidente, non è che lei mi è diventato sovversivo?
Mi piacerebbe avere una registrazione della trasmissione per ricopiare fedelmente le parole di Scalfaro, ma purtroppo non ne dispongo. Non userò quindi il discorso diretto, perché non sarebbe giusto, ma riassumerò a grandi linee il succo del discorso.
Scalfaro ha risposto, per giustificare questa sua “popolarità”, di aver sempre, in Senato, votato contro leggi fatte non per il bene di tutti, ma per il bene di un singolo. Di aver votato contro la guerra perché l’articolo 11 di quella Costituzione che lui stesso, con tanti altri grandi personaggi politici dell’epoca, ha votato in Parlamento, dice: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“. Quindi la Guerra è anticostituzionale sia quando è una guerra di offesa, un attacco ingiustificato, sia quando diventa mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Scalfaro ha puntualizzato che la legittima difesa, cioè la guerra combattuta da una nazione a difesa della propria sovranità e dei propri limiti territoriali non è solo un diritto, ma è anche un dovere. Come quando, per strada, stiamo camminando di fianco ad un bambino di dieci anni. Se questo bambino viene aggredito, e noi siamo nelle condizioni di difenderlo, ma non lo facciamo, commetteremo un reato: omissione di soccorso. Ma questa, la guerra difensiva, è completamente diversa dalla guerra cosiddetta preventiva, che è quella che gli Americani stanno portando in giro per il mondo. E la guerra preventiva non ha nessuna giustificazione nella nostra Costituzione.
Poi il Presidente ha parlato della riforma costituzionale federalista proposta dall’attuale Governo. Fazio ha chiesto se non fosse legittimo che un Parlamento, nei modi previsti dalla Costituzione, si apprestasse a modificare la Costituzione stessa. Scalfaro ha risposto che sì, la cosa è perfettamente legittima, e lui stesso, all’inizio del suo mandato, aveva preso in considerazione la possibilità di modificare la formazione del parlamento, riunendolo in un’unica assemblea, in modo da sveltire le pratiche necessarie alla promulgazione di una legge; ma ciò non toglie che si possa sempre giudicare se una particolare riforma è giusta o sbagliata. E si è detto particolarmente preoccupato dal fatto che, nel testo della riforma federalista prevista da questo Governo, uno dei fondamentali compiti istituzionali del Capo dello Stato, lo scioglimento delle Camere, passerebbe nelle mani del Presidente del Consiglio, che potrebbe usarlo come arma di ricatto per costringere il Parlamento ad approvare le sue proposte [un po’ come Berlusconi sta facendo ora con lo spauracchio delle elezioni anticipate, NdInsj]. In cinquant’anni circa di Repubblica Italiana, diversi Presidenti della Repubblica hanno esercitato questo potere di scioglimento delle camere, ma nessuno di loro è mai stato accusato di un tentativo di colpo di stato: segno, dice Scalfaro, che questo potere costituzionale, unito alla saggezza degli uomini di governo, ha sempre fatto il suo dovere, ed è sempre stato esercitato in modo impeccabile. Ma cosa succederebbe se tutto questo passasse nelle mani del Presidente del Consiglio? Avremmo un governo virtualmente inattaccabile. E attenzione, perché Karl Popper, famoso filosofo tedesco, che si è occupato tantissimo di diritto politico, e di filosofia del diritto, è chiarissimo: la democrazia esiste fino al momento in cui il popolo è libero di mandare a casa chi lo sta attualmente governando. Quando questo potere viene meno, cioè quando il popolo non ha più il potere di decidere autonomamente il proprio destino, allora si può parlare solo e soltanto di dittatura. Popper non l’ha citato Scalfaro, ma lo cito io perché mi pare piuttosto calzante con l’argomento.
Scalfaro poi ha fatto un’affermazione a dir poco commovente. Citando la persona di Alcide De Gasperi [qui la biografia completa], uomo che lui ha sempre ammirato e stimato tantissimo, e che “mi ha usato la gentilezza di volermi bene“, ha detto:
– “Guardi, non posso dire che non avrei votato a favore di un tale assemblamento di poteri nelle mani di una sola persona nemmeno se me l’avesse chiesto De Gasperi, solo perché un uomo come De Gasperi non avrebbe mai chiesto una cosa simile. Questo dovrebbe darle un’idea di cosa ne penso in proposito“.
Poi ha precisato che nessuna riforma costituzionale può andare a toccare nemmeno da lontano la prima parte della Costituzione, quella che riguarda i cosiddetti Principi, mentre la riforma proposta da questo Governo viola proprio il primo di questi Principi. L’art. 1 comma 2, infatti, recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. Ma la riforma proposta andrebbe a togliere la sovranità al popolo, rimettendola completamente nelle mani del Presidente del Consiglio, come abbiamo detto prima. Al che Fazio, con la consueta intelligenza, ha fatto una domanda che ha suscitato una risposta tanto bella quanto accorata da parte di Scalfaro. Fazio ha chiesto, infatti, se non fosse possibile che i cosiddetti Principi siano legati al momento storico, e non siano dei Principi Universali ed Immutabili, e che magari oggi non siano più condivisibili. La risposta di Scalfaro è stata bellissima:
Guardi, i Principi sono come i Valori: è possibile che un periodo storico li metta sotto i piedi e li calpesti, come in una dittatura, ma passato quel periodo storico, i Principi ritornano sempre fuori, senza una ruga sul volto“.
Devo ammettere che quell’intervista mi ha commosso profondamente, e mi ha ridato speranza per un futuro migliore. Finché in Parlamento siederà ancora qualcuno in grado di ragionare e di difendere a spada tratta i Principi e i Valori in cui crede fortemente, la speranza non morirà.

Dire che sono incazzato è dire poco.
Da tempo sento parlare di un film, Camminando sull’acqua, che mi interessa molto.
Il film, del regista israeliano Eytan Fox, ha partecipato a diversi concorsi internazionali, tra cui il Festival di Berlino e quello di Toronto, e ha vinto l’Israely Academy Award 2004.
In Italia il film è uscito il 12 novembre, ed è stato accolto in modo favorevole dalla critica; tuttavia pochissimi cinema l’hanno messo in programmazione, e a Parma non se lo sono nemmeno sognati.
Perché? Semplice: il film ha una tematica di fondo omosessuale, o meglio, “omoamicale”. I protagonisti sono un ragazzo tedesco e un ragazzo israeliano. Il secondo dei due è gay dichiarato, e il film è la storia di un’amicizia che nasce con un viaggio del tedesco in Israele. Non si va oltre l’amicizia, non ci sono scene di sesso o di violenza, sicuramente è un film molto più casto del bellissimo La mala educaciòn, eppure nessuno lo vuole proiettare. Già, perché ci sono altri film che rendono sicuramente meglio, come Alien vs Predator, un immane insulto all’intelligenza dello spettatore, che però sta battendo parecchi record di incassi. E di incazzi. O come Il mistero dei templari, che non promette nulla di meglio, ma che farà sicuramente soldi a palate.
Non mi resta che reprimere la mia rabbia e aspettare che esca il DVD. Sempre che qualcuno, in Italia, si prenda la briga di produrlo.

Accendere la TV quando dovresti studiare è una cosa deleteria. Sembrerà strano, visto che al giorno d’oggi la TV è più spazzatura che altro; eppure oggi, a metà pomeriggio, ho deciso di provare.
E così, dopo un po’ di zapping (tra le tante banalità insulse ho trovato una perla: uno speciale sui Queen su ReteA, bellissimo!), ho deciso di accendere il decoder e vedere cosa passava Sky Cinema.
La solita serie infinita di americanate insulse, ma… Un titolo colpisce la mia mente, e fa affiorare ricordi carissimi di infanzia. Un film tratto da un libro stupendo, di Ian Fleming, che ricordo quasi a memoria, assieme a tanti altri della stessa collana (gli Istrici, della Salani): Citty Citty Bang Bang. Tra l’altro, ad aumentare il fascino del film, tra gli sceneggiatori c’è un altro nome mitico della letteratura per bambini: Roald Dahl (chi non ricorda La fabbrica di cioccolato, Gli Sporcelli, Le streghe, Il GGG, Danny il Campione del Mondo, La Magica Medicina, Il Grande Ascensore di Cristallo, e i tanti altri capolavori che quella mente geniale ha regalato all’umanità!). Se siete appassionati di questo grande scrittore, vi consiglio di visitare il suo sito ufficiale, che è stupendoso, tutto in flash, con i disegni originali dell’autore!
Tornando al film, il protagonista è Dick Van Dyke, reso immortale dalla sua meravigliosa interpretazione dello spazzacamino di Mary Poppins.
Il film è molto bello, anche se al giorno d’oggi appare forse un po’ retorico e datato, ma mantiene ancora intatta buona parte della sua genuinità, ed è sicuramente in grado di riuscire a riportarci un po’ indietro nel tempo, e di farci sorridere per qualche ora. Ne consiglio a chiunque la visione!

Aggiornato ancora una volta l’album fotografico, con una trentina di nuove foto.
Ci sono anche alcune divertenti immagini di povera gente bistrattata in malo modo con strani strumenti di tortura, all’ultimo Corso Base, in Pubblica…

Incredibile. Ieri due persone sono riuscite a farsi cannare di brutto al test finale del Corso Base, in Pubblica. Ma stavolta l’abbiamo dovuto fare: dopo i macelli degli ultimi anni, abbiamo deciso di introdurre una soglia minima di risposte esatte sotto le quali il candidato dovrà ripetere il corso. Su trenta domande a crocette, una soglia di venti risposte giuste mi sembra il minimo.
Eppure qualcuno è riuscito a fare lo stesso un macello.
Però devo dire che l’esperienza di esaminatore ha i suoi pregi, e ho scoperto in me un lato sadico che non conoscevo… più che altro, ho visto che ho ereditato da mio padre (che son trent’anni che fa l’insegnante) la mania di commentare gli errori dei miei “discepoli”, con battute o motti di spirito, per addolcire la pillola del giudizio non sempre esaltante.
La soddisfazione maggiore però è venuta dal fatto che le cose che, durante il corso, abbiamo spiegato noi dell’Ufficio Comando, sono state sbagliate pochissimo: segno che siamo riusciti più di altri a mantenere viva l’attenzione.
Chiusa la parentesi autocelebrativa [NO! EKA! STA’ GIU’! Che io quell’altro termine non me lo faccio mica scappare, IO!] torno ad affrontare argomenti più spinosi.
La notizia che ora sta facendo il giro del mondo è una delle più allucinanti tra quelle giunte negli ultimi mesi. Stavolta si tratta ancora di un’atrocità quasi impensabile commessa dalle “forze di Pace” americane in Iraq: ricordate quelli che dovevano portare la libertà e la democrazia? Enduring Freedom?
Bene, perché dopo le foto-chock di torture sui detenuti in un carcere iracheno da parte di soldati alleati, ecco arrivare – e stranamente da un organo di stampa americano, un giornalista della TV NBC – un video che prova un’altra barbarie commessa ai danni di quella popolazione che, in teoria, dovremmo liberare dall’oppressore.
Sabato pomeriggio, in pieno attacco a Falluja. Come sicuramente saprete, le forze Americane hanno deciso di prendere definitivamente la città, definita un covo di terroristi, per spezzare definitivamente la resistenza anti-occidentale.
Diversi gruppi di marines, con l’appoggio di alcuni elicotteri da combattimento, hanno riempito di bombe e di piombo l’intera città, lasciando sul suolo decine e decine di morti e feriti. Il brano che segue è tratto dal sito di Repubblica.


Il giornalista dell’Nbc Kevin Sites ha raccontato che i marine hanno fatto irruzione in una moschea nella parte nord di Falluja, venerdì, dopo aver subito un vioento attacco, nel quale erano rimasti feriti alcuni uomini. Dieci ribelli erano stati uccisi, altri cinque feriti restavano nella moschea e in un edificio adiacente.
I marine avevano accatastato fucili e granate che gli insorti avevano usato per attaccarli, come prova che la moschea era stata usata come baluardo di resistenza e che l’uso della forza da parte loro era giustificato. Quando i marine avevano continuato l’avanzata verso sud, i cinque iracheni feriti, dei quali nessuno sembrava in pericolo di vita, erano stati lasciati nella moschea, in attesa che un altro gruppo di marines arrivasse per portarli via. Tuttavia nel corso della giornata alcune ricognizioni avevano stabilito che alcune moschee della zona erano state nel frattempo rioccupate.
Due unità dei marine che non avevano partecipato all’azione del giorno prima, sabato sono tornate nella moschea, entrando una dall’ingresso principale, l’altra dal retro. Con questo secondo gruppo c’era il reporter dell’Nbc, che ha riferito di aver udito spari provenire dall’interno della moschea. Una volta dentro il giornalista ha sentito un tenente chiedere a un marine che cosa era successo, il soldato ha risposto che nella moschea c’erano delle persone.
“Le hai uccise? ” ha chiesto l’ufficiale. Alla risposta affermativa del marine il tenente ha chiesto se erano armate e il marine in risposta ha alzato le spalle. Il reporter ha quindi visto i cinque uomini feriti che erano stati lasciati nella moschea il giorno prima. I marine avevano sparato di nuovo a quattro di loro, ferendone gravemente tre e uccidendo il quarto.
Il marine responsabile dell’accaduto non partecipa ora alle operazioni sul campo ed è confinato nel quartier generale. L’indagine accerterà perché i feriti sono stati abbandonati per 24 ore e perché i marine hanno loro sparato di nuovo quando sono tornati nella moschea sabato.

Prima o poi capiremo che gli Iracheni non sono carne da macello, ma sono persone come noi. Che se qualche arabo fosse entrato in una nostra chiesa armato fino ai denti e si fosse messo a sparare su dei civili inermi che vi avevano trovato rifugio, si sarebbe scatenato un putiferio. E allora perché tutto questo? Perché?

Ecco l’aggiornamento promesso: l’articolo 9 della Costituzione Italiana.


La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.


Come vedete si tratta di uno dei primi dodici articoli, detti principi fondamentali. Se si chiamano così, ci sarà una ragione.
E per andare accanto alla Costituzione, per fortuna, non basta una legge finanziaria, ma ci vuole ben altro!

Il Governo Berlusconi sta per infliggere un danno enorme – tra tutti gli altri che già ci ha inflitto – al patrimonio artistico italiano.
Forse non tutti sanno che la nuova legge finanziaria, che sta per essere approvata in Parlamento, prevede un articolo di poche righe, che riguarda l’ennesimo Condono di questa legislatura. Solo che stavolta, se possibile, si tratta di un condono ancora più assurdo e abominevole del solito. Detieni in casa illegalmente un’opera d’arte o un bene archeologico rubato, scavato di straforo, comprato al mercato nero? Nessun problema! Paga allo Stato il 5% del suo valore, e te lo potrai tenere senza nessun problema, e nessuno potrà mai più arrestarti e farti passare quello che ti meriti.
Avete una vaga idea di quante opere d’arte, di quanti beni archeologici ogni anno vengano rubati e venduti sul mercato nero? Avete una vaga idea del giro di soldi che la mafia ne ricava? E avete, soprattutto, una vaga idea del danno che tale traffico genera a tutti noi, privando la collettività di una serie infinita di oggetti dal valore economico, ma soprattutto storico e sociale, inestimabile?
Avete idea di quanto in più si potrebbe sapere su chi ci ha preceduti su questo nostro territorio, se tutti i beni che sono stati trafugati e nascosti in tanti secoli potessero essere a disposizione degli studiosi?
Pensate agli sforzi che la Guardia di Finanza ogni giorno compie per cercare di recuperare questi beni illegittimamente sottratti alla collettività. Anni ed anni di appostamenti, intercettazioni, indagini buttati al vento, per colpa di un idiota che vuole abbassare le tasse, e, per incamerare nuovi soldi, probabilmente darà origine a una delle più grandi catastrofi per la Cultura di questo Paese.
Ah, per chi non lo sapesse: la Corte Costituzionale dovrà esprimersi in merito, visto che l’Art. 9 della nostra Costituzione sancisce che lo Stato ha il compito di difendere il patrimonio artistico e culturale nazionale. Se avessi una connessione Internet più veloce, e più tempo a disposizione, vi farei volentieri un copia-incolla dell’Art. 9 della Costituzione; e comunque non è detto che non lo faccia più avanti. Occhio agli aggiornamenti, dunque!

E’ successo ancora. Non si sa come, non si sa perché. Gli americani dovevano votare il capo del mondo, e meno del sessanta percento di loro s’è presa la briga di alzare il culo dal divano per adare a fare una croce su un pezzo di carta. E tutti i giornali titolano “altissima affluenza alle urne”.
E il tragico è che ha vinto ancora lui, ancora Bush.
Altri quattro anni di guerre e terrorismo assicurati.