Faccio ancora fatica a crederci: sono in Erasmus a Valencia!
Gli ultimi giorni sono stati parecchio intensi. Io e il mio compagno d’avventura, Andrea, siamo arrivati all’aeroporto giovedì scorso, e subito siamo andati in albergo per riposarci un po’. Poi, verso le quattro del pomeriggio, ci siamo incontrati con un ragazzo spagnolo che ho conosciuto su internet, e che qualche anno fa ha fatto l’Erasmus in Italia (e che parla Italiano meglio di me!). Ci siamo fatti dare qualche dritta sulle cose da fare e da visitare, ci siamo fatti spiegare un po’ come funziona la vita in Spagna, poi ci siamo salutati e abbiamo proseguito il giro di ricognizione per la città. Per i successivi due o tre giorni, non abbiamo fatto altro che leggere annunci di appartamenti in affitto, telefonare ai numeri indicati e visitare quei pochi che non risultavano già occupati. Purtroppo l’inizio non è stato incoraggiante: la prima casa che abbiamo visitato era bella, ma molto calda, e soprattutto costava decisamente troppo: trecento euro al mese a testa, più le bollette, e il contratto minimo era un anno, mentre noi resteremo solo dieci mesi, massimo undici. In più, intanto che la visitavamo noi, sono arrivati almeno altri due gruppetti di studenti per vederla.
Dopo quella, di case ne abbiamo viste almeno altre 4 o 5, tutte topaie della peggior specie, e una più costosa dell’altra. Una che sembrava abbastanza bella ce la siamo fatta letteralmente soffiare da sotto il naso: appena suonato il campanello, ci ha aperto la padrona di casa dicendoci che aveva appena affittato ad altri quattro studenti, che erano ancora lì a decidere come spartirsi le camere. Disperati e demoralizzati, abbiamo deciso di ritornare sui nostri passi e di affittare la prima vista, la più costosa, e di cercare di tirare un po’ sul prezzo. Abbiamo chiamato il proprietario, che ci ha detto di essere ancora disponibile ad affittarcela. Dal momento che ci trovavamo dall’altra parte della città, e che dovevamo anche passare dall’università per recuperare un ragazzo spagnolo che ci avrebbe fatto da mentore, abbiamo preso appuntamento con lui un paio d’ore dopo. Sennonché, arrivati sul posto, il proprietario ci apre la porta con la faccia dispiaciuta e ci annuncia di aver affittato il tutto meno di cinque minuti prima, per tramite di un’agenzia. Letteralmente a pezzi, con una gran voglia di piangere, ci facciamo portare dal nostro mentore, gentilissimo e automunito, all’albergo, da dove dobbiamo recuperare le nostre valigie, perché per quella notte era già tutto completo, ed iniziamo il giro di telefonate per trovare un’alternativa. Tre ostelli ci hanno annunciato di essere completi, e solo il quarto, l’ultimo rimasto, aveva ancora una camera disponibile. Purtroppo più che di una camera si trattava di una autentica topaia, senza nemmeno il bagno in camera, e nel bagno comune non funzionava lo sciacquone, e la doccia comune aveva nel soffitto un buco dal quale pisciava un qualche liquido non meglio identificato. Potete quindi immaginarvi il nostro stato d’animo in quei momenti. Per fortuna, però, nel ripassare dall’albergo avevamo incontrato due ragazze italiane, anche loro di Parma, che avevamo conosciuto al corso di spagnolo prima di partire, e che poi avevamo incontrato all’aeroporto: loro, per puro caso, avevano visitato un appartamento grande, con 4 camere da letto, ma non l’avevano fermato perché temevano di non riuscire a trovare altre due persone per completarlo. Poi, visto che anche per loro la ricerca successiva era stata infruttuosa e decisamente demoralizzante, ci avevano ripensato, e incontrandoci avevano chiesto a noi se fossimo disponibili a dividere il primo appartamento con loro.
Il mattino dopo ci siamo recati tutti assieme a visionare il locale, e io e Andrea abbiamo deciso di affittarlo senza dubbio alcuno, mentre le ragazze si sono riservate di pensarci su ancora per una notte, visto che in ogni caso ci saremmo potuti trasferire solo il giorno dopo, e che loro avevano altre due notti di albergo già pagato.
Io e Andrea, per festeggiare, siamo entrati in un ristorante cinese a buffet, e ci siamo ubriacati di sangria rimpinzandoci di gamberetti con verdure e altre amenità. Poi siamo tornati in ostello e abbiamo dormito fino a sera, felici e contenti come bambini.
Il giorno dopo, domenica scorsa, ci siamo trasferiti con armi e bagagli, poi abbiamo recuperato le ragazze, che nel frattempo ci avevano confermato la propria adesione, e siamo andati tutti quanti in spiaggia. Già, perché dimenticavo di specificare che la nostra casa è a meno di cinque minuti a piedi dal Campus, e il Campus a sua volta è a cinque minuti d’autobus dal mare!
Devo ammettere che, inizialmente, ero molto preoccupato dalla convivenza con altre persone, non conoscendo come mi sarei comportato io con loro, né loro con me; ora, dopo una settimana, posso affermare senza dubbio di sentirmi decisamente fortunato: le due ragazze sono molto simpatiche e socievoli, non hanno avuto nulla da ridire quando hanno saputo che sono gay, e ora la vita comunitaria procede all’insegna del comunismo più sfrenato: si fa spesa comune, pranzo e cena tutti assieme, si cucina tutti assieme e si riordina tutti assieme, si esce tutti assieme alla sera…
Le premesse per un anno d’Erasmus il più sereno possibile ci sono tutte. Non resta che impegnarsi affinché ogni cosa proceda nel migliore dei modi… Cercherò di tenervi tutti informati degli sviluppi!

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