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I gay non sono discriminati

A quella brutta deficiente dell’attuale Ministra delle Pari Opportunità, Maria Rosaria Cafragna, che qualche giorno fa aveva dichiarato di non sentirsi affatto in dovere di difendere i gay che – a suo dire – non sono per niente discriminati, suggerirei di leggere qualche giornale degno di tale nome, ogni tanto, tra un "Oggi" e un "Cioè".
I gay sono discriminati, eccome. Non solo: a volte vengono minacciati di morte ed aggrediti a coltellate dai loro stessi genitori. È successo due volte in una settimana, nella nostra cara Italia.
Cafragna, torna a darti al porno, vedrai che ti riesce meglio che fare la ministra.

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Italia d’oro

Pierangelo Bertoli – Italia d’oro

Racconteranno che adesso è più facile
che la giustizia si rafforzerà
che la ragione è servire il più forte
e un calcio in culo all’umanità
Ditemi ora se tutto è mutevole
se il criminale fu chi assassinò
poi l’interesse così prepotente che conta solo chi più sterminò
Romba il potere che detta le regole
cade la voce della libertà
mentre sui conti dei lupi economici
non resta il sangue di chi pagherà
Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
trovati una scusa tu se lo puoi
Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
tanto non paghi mai
Tutto si perde in un suono di missili
mentre altri spari risuonano già
sopra alle strade viaggiate dai deboli
la nostra guerra non si spegnerà
E torneranno a parlarci di lacrime dei risultati della povertà
delle tangenti e dei boss tutti liberi
di un’altra bomba scoppiata in città
Spero soltanto di stare tra gli uomini
che l’ignoranza non la spunterà
che smetteremo di essere complici
che cambieremo chi deciderà

Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
trovati una scusa tu se lo puoi
Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
tanto non paghi mai
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa.

Non so a voi che effetto faccia, ma sapere che questa è una canzone del 1992 mi riempie di tristezza.

¡Viva España!

María Teresa Fernandez de la VegaQualcuno si chiede ancora perché io ami tanto la Spagna. Una possibile risposta è nel coraggio con cui il governo di questa splendida nazione sta letteralmente bastonando Berlusconi, Calderoli e compagni, su temi delicati quali l’immigrazione e l’integrazione razziale, trattati dal governo italiano in modo a dir poco criminale.

Dopo le dure parole spese dalla Vice-Presidente del Governo Spagnolo, la mitica María Teresa Fernandez de la Vega (foto al lato), ci pensa il Ministro del Lavoro Celestino Corbacho a rincarare la dose.

L’Italia, la mia patria, è diventata un paese razzista, xenofobo. La nostra credibilità internazionale è nulla. Siamo dei pagliacci, leccapiedi di Bush e Putin, e dei fascisti. Non sono mai stato meno orgoglioso di essere Italiano.

Forse, sarà il caso che mi abitui a cantare un altro inno, che sento molto più mio:

¡Viva España!
alzad los brazos
hijos del pueblo español
que vuelve a resurgir.
Gloria a la Patria
que supo seguir
sobre el azul del mar
el caminar del sol.
Triunfa España
los yunques y las ruedas
cantan al compás
del himno de la fe.
Juntos con ellos
cantemos de pie
la vida nueva y fuerte
del trabajo y paz.

We’re being naive

Ha fatto il giro del mondo la notizia di un soldato americano rimasto coinvolto in uno scontro a fuoco mentre chiamava a casa: gli spari sono rimasti registrati nella segreteria telefonica.
¡Menuda novedad!
Ma scusate, che c’è di strano? Se chiamo a casa dall’autobus, è normale che si sentano le inchiodate del traffico e il vociare degli astanti. Se chiamo da una scuola elementare durante l’intervallo, è probabile che la comunicazione sia impossibile. Se chiamo dall’Afghanistan, e ho in mano un fucile e addosso una tuta mimetica, è quantomeno pronosticabile che si sentano degli spari in sottofondo, no?

Intanto, in Italia, il neo-ministro del welfare (ma usare un termine italiano non si può?) Sacconi ha già detto che lavorerà per innalzare l’età pensionabile. Andremo in pensione a ottant’anni? Eh, sì, però pagheremo meno tasse. Sicuramente ci sta il conto. Grazie a tutti coloro che hanno votato Silvio.

Ieri era Fini, oggi è Alemanno.
Certo, accostare le due cose è quasi ridicolo, perché da un lato si parla della morte di un ragazzo, dall’altra si parla di gay pride.
Eppure, l’andazzo è chiaro e lampante.
Meditate per chi avete votato, meditate.

La Storia si ripete ciclica, ma del resto lo sapevamo già. Però, per la verità, mi sarei aspettato un ritorno di fiamma del fascismo solo tra qualche anno: alla fin fine, la marcia di Roma avvenne negli anni Venti del Novecento, e qui non siamo nemmeno agli anni Dieci del Duemila.
Però, i fatti parlano chiaro. Sono già iniziati i pestaggi e gli omicidi, anche se ancora gli assassini non girano in camicia nera. Mi chiedo per quanto tempo ancora. Poi, chi sta al (futuro) governo afferma che è peggio bruciare una bandiera che ammazzare un ragazzo. Mi chiedo però perché ai suoi compagnoni di governo (Bossi, Calderoli, Maroni, ecc. ecc.) sia consentito bruciare il tricolore italiano impunemente.
Io, però, l’ammetto, una bandiera della Lega Nord l’ho bruciata, una volta, e non mi sono mai sentito meglio. Anche se è durata poco. Ma, del resto, che dovevo fare? L’ho trovata un mattino entrando in turno in pubblica, abbandonata su una sedia. Certo, potevo buttarla nella spazzatura, ma vuoi mettere?

A voi romani

Gianni Alemanno vince il ballottaggio con Rutelli, invertendo il risultato del primo turno elettorale, e diventando sindaco di Roma.

Tempo fa, Alberto Fortis scrisse una canzone che mi sembra molto appropriata in questo momento.

Pillole fuori dai denti

Teheran: capo della polizia, responsabile di una ingente campagna di moralizzazione, beccato nudo con sei prostitute in un bordello clandestino. Immediata la reazione del Papa: visto quello che succede in giro, meglio evitare che vengano sospetti strani e inizino ad indagare. Quindi, durante la visita agli USA, promette: mai più preti pedofili. Improvvisa crisi di vocazioni: senza l’immunità, che senso ha?

Silvio afferma:

"No a inquisiti nelle nostre liste!"

Poi aggiunge:

"… tranne le vittime dei processi politici!"

Non so perché, ma se l’avesse detta Luttazzi, starei ancora ridendo.

La ballata dell’eroe

Pochi giorni dopo la nascita di questo blog, nel lontano novembre 2003, accadde un fatto di cronaca che tutti ricorderanno: a Nassyria diversi militari italiani persero la vita in un attentato terroristico.
Già allora citai la canzone di Fabrizio De André che da il titolo a questo post.
Purtroppo anche oggi tale canzone si rivela essere estremamente attuale. E così la dedico a tutti i caduti di tutte le guerre sparse nel mondo. Oggi consentitemi un po’ di banalità.

La ballata dell’eroe – Fabrizio De André

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra

Gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

E quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinsero a cercare la verità

Ora che è morto la patria si gloria
d’un altro eroe alla memoria

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra

Gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

Ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d’un soldato vivo , d’un eroe morto che ne farà?

Se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d’una medaglia alla memoria?