La pedofilia non solo è un reato, ma è anche un abominio, una grande schifezza. Questo lasciatemelo dire, per prima cosa, dal momento che qualcuno ha già iniziato ad accusarmi di difendere tale pratica.

Mi sento in dovere di scrivere alcune precisazioni riguardo al mio ultimo post, anche e soprattutto per difendere il mio nome da eventuali accuse del tutto fuori luogo.

Punto primo: perché ho scritto quel post? Probabilmente non è abbastanza chiaro dal cappello introduttivo del post stesso, quindi mi spiegherò meglio qui. Durante la conversazione con il mio amico, lui – per difendere l’omosessualità – ha tirato fuori l’esempio dell’antica Grecia, nella quale – a suo dire – l’Amore vero, quello con la A maiuscola (quello che è, di per sè, una tautologia, come dice DarioServenti) era concepibile soltanto tra uomini.
Nulla di più sbagliato.
Ne ho fin sopra i capelli di gente che continua a giustificare l’omosessualità con l’esempio dell’antica Grecia.
I greci non erano omosessuali, erano pederasti. E la pederastia, intesa come rapporto sessuale e/o amoroso tra un adulto e un fanciullo (sia esso consenziente o meno), è completamente disgiunta dall’omosessualità, intsa come rapporto sessuale e/o amoroso tra due adulti maturi e consenzienti. Nell’antica Grecia, i rapporti di pederastia erano consentiti, come mi informa DarioServenti in una interessante mail, soltanto tra adulti e giovani tra i 12 e i 18 anni. I rapporti con giovani di meno di 12 anni erano considerati un reato e un abominio già all’epoca, almeno in teoria (perché esistono diverse testimonianze del fatto che la prassi fosse purtroppo diversa). Allo stesso modo, erano altrettanto pubblicamente condannati i rapporti omosessuali tra due adulti maggiorenni. Come già dissi nel post precedente, un uomo che, dopo i 18 anni, continuasse a svolgere un ruolo sessualmente passivo, era considerato un "finocchio", e disprezzato. Quindi, ripeto, i greci non erano un popolo di omosessuali. O, quanto meno, non incoraggiavano affatto l’omosessualità. Ovvio che i gay c’erano anche all’epoca, ma non avevano la vita molto più facile di come sia ora, anzi.
Quanto all’Amore vero, se da una parte è certo che diversi autori e filosofi (Platone e Socrate in primis) e diversi poeti (Alceo e Anacreonte) parlano di questa forma di amore pederasta tra discepolo e maestro come della forma più alta di amore concepibile, signori miei, siamo realisti: se siamo arrivati al ventesimo secolo è perché anche ai greci, come alla – purtroppo – maggioranza dell’umanità, piaceva la figa, per usare un eufemismo. E poesia e letteratura greche sono piene zeppe di episodi che descrivono forme altissime di amore eterosessuale. Oltretutto, mi informa il buon Dario, il buon vecchio Freud diceva: "La differenza più incisiva tra la vita amorosa del mondo antico e quella nostra risiede nel fatto che l’antichità sottolineava la pulsione, noi invece sottolineiamo il suo oggetto. Gli antichi esaltavano la pulsione ed erano disposti a nobilitare con essa anche un oggetto inferiore, mentre noi stimiamo poco l’attività pulsionale di per sé e la giustifichiamo soltanto per le qualità eminenti dell’oggetto". In pratica, i greci erano innamorati dell’Amore, e lo praticavano alla grande in tutti i modi conosciuti e sconosciuti. Soprattutto con le donne.

Punto secondo: analizziamo il rapporto esistente tra discepolo e maestro, questo rapporto che io tendo a distinguere in maniera piuttosto netta dalla pedofilia moderna (e, a questo punto aggiungo, anche dalla pedofilia greca intesa come rapporti vietati con bambini di meno di dodici anni). Ci sono un’infinità di cose da chiarire a questo proposito.
Innanzitutto, riconosco di aver fatto di tutte l’erbe un fascio, e di aver parlato generalizzando troppo. Non era tutto buono, casto e puro nemmeno all’epoca: Plutarco ci informa con indignazione che, purtroppo, i rapporti sessuali con minori di dodici anni, anche se condannati in teoria, erano invece praticati. Non spesso, ma in maniera significativa. E già questo è un grosso punto a sfavore del mondo greco, un punto in cui si evidenzia una bella nota di ipocrisia.
Altra cosa che, nel mio precedente post, ho colpevolmente ignorato, è il fatto che non sempre i genitori del fanciullo approvavano il rapporto di pederastia che il maestro intratteneva con lui. Anzi, un buon numero di volte il papà si incazzava come un drago, e in un diverse occasioni la cosa finiva a bastonate. Tuttavia, molte volte la cosa era non solo accettata, ma anche ufficializzata ed incoraggiata dai genitori stessi degli alunni.
Quanto agli alunni, i fanciulli, vorrei cercare di spiegarvi perché non penso si possa parlare di violenza nei loro confronti, per lo meno non nella totalità dei casi.
Per provare a spiegarvelo, vi propongo un gioco. Prendiamo il cuginetto dodicenne, e immaginiamocelo per un attimo mentre lotta, tutto nudo e cosparso d’olio, con un suo coetaneo in una palestra dell’antica Atene. Poi prendiamo il lattaio, o il fornaio, o il prete, o un altro adulto che avete ben presente, lo vestiamo di una toga bianca, una corona d’alloro in testa e lo mettiamo a girovagare con sguardo lascivo in quella stessa palestra.
Ci siete? Avete ben presente la scena? Mi pare sia facile, perché è quello che un po’ tutti visualizzano quando pensano all’antica Grecia, non è così? Bene, ora potete cancellarla, dimenticarla, quell’immagine.
Non possiamo ragionare inserendo persone di oggi, con la cultura e l’educazione di oggi – per forza di cose cristiana e cattolica (non dimentichiamo che, per la nostra cultura, "prenderlo nel culo" è sinonimo di umiliazione; e soprattutto ci convincono fin da bambini che prenderlo nel culo fa male: niente di più sbagliato, provare per credere; non solo non fa male, ma è pure piacevole) – non possiamo, dicevo, inserire queste persone in un contesto pseudo-antico e giudicare un fenomeno di duemilacinquecento anni fa con lo stesso metro di giudizio che usiamo per i fatti contemporanei. Altrimenti, che dovremmo dire delle usanze dei faraoni di far costruire enormi piramidi di pietra al prezzo di infinite vite umane? O di far murare nelle piramidi stesse, alla propria morte, pure tutte le concubine e la servitù? Perché quelle cose, viste oggi, ci affascinano così tanto?
Per giudicare ciò che avveniva allora, dobbiamo calarci nella mentalità dell’epoca, pensare come una persona dell’epoca, e capire quello che capiva una persona dell’epoca.
Per l’epoca, la pederastia era un fenomeno normale e diffusamente accettato. Per questo, le "vittime" non si sentivano affatto tali – e qui aggiungo un: nella maggior parte dei casi; perché c’erano, ed è vero, numerose eccezioni a questa regola – ma si sentivano, anzi, privilegiate per ciò che ricevevano: educazione ed affetto. Un affetto malato, direte voi. Vero, se lo guardiamo con i nostri occhi. Ma se lo guardiamo con gli occhi di una persona dell’epoca – e mi riferisco anche al ragazzo, non solo al maestro – non v’era nulla di malato in tutto ciò. Per questo il ragazzo non la sentiva come una violenza, ma la accettava come una cosa normale. Ripeto, di eccezioni ce n’erano eccome, ma ovviamente non si può mai generalizzare. Cosa che io, invece, ho fatto nel mio post precedente, e me ne scuso. Quindi, se è vero che il rapporto era asimmetrico, e coinvolgeva un giovane immaturo e inesperto, è altresì vero che le età di cui stiamo parlando vanno rapportate a un mondo completamente diverso dal nostro. La maturità sessuale e sociale veniva raggiunta molto prima, e la durata media della vita era molto più bassa. A diciotto anni un ragazzo era sicuramente molto più maturo, per forza di cose, di quanto non lo sia un suo coetaneo oggi, e lo stesso si può dire di quando ne aveva 12. Alcibiade aveva 18 anni quando Socrate, il suo futuro maestro, gli salvò la vita durante una battaglia. Alessandro Magno aveva 16 anni quando gli fu affidata per la prima volta la reggenza di Babilonia, e ne aveva 20 quando iniziò le sue irrefrenabili conquiste come re di Macedonia. Certo, questi sono due esempi illustri, non erano certo tutti così; ma all’epoca i ragazzi non restavano in casa fino a 30 anni, sapete? Era un po’ diverso.
Quindi, prima di giudicare gli antichi Greci con il nostro metro moderno, pensiamoci su due volte.

Ora, è venuto il momento di ribadire il mio netto e sentito no alla pedofilia o pederastia moderma. Mi sono già espresso a sufficienza nel mio post precedente, penso, ma rincarare la dose non guasta, in questi casi.
Dimentichiamoci dell’antica Grecia, parliamo di oggi. Parliamo del rapporto sessuale e/o amoroso di un adulto di oggi con un bambino/ragazzo di oggi, di qualunque età al di sotto dei 18 anni. Perché dico che tali rapporti sono criminali? Semplice: perché costituiscono effettivamente violenza, psicologica prima che fisica. Perché? Per una serie infinita di motivi. Prima di tutto, perché un bambino, oggi, viene educato fin da piccolo a sapere che certe cose sono sbagliate. Il bambino o il ragazzo che viene sorpreso a toccarsi o a masturbarsi è spesso rimproverato dai genitori; se poi sta giocando al dottore con un amico o un’amica, le cose sono anche peggio. Pure il prete, quando ti confessi, ti chiede se hai mai commesso atti impuri da solo o in compagnia. Avevo dodici anni quando mi posero questa domanda per la prima volta… e a dodici anni manco potevo immaginare cosa potesse voler dire! Quindi, in generale, per un bambino le attività sessuali di qualunque genere sono spesso associate a notevoli sensi di colpa. Se poi è un adulto ad intromettersi nella sua vita sessuale, sia il bambino che l’adulto percepiscono la cosa come qualcosa di sbagliato, di proibito, di clandestino, e per questo il bambino ne rimane assolutamente e tragicamente traumatizzato. La violenza fisica, già di per sé gravissima, diventa nulla in confronto alle conseguenze psicologiche del gesto: il bambino perde la fiducia nel prossimo, si chiude in se stesso, non è più in grado di vivere una vita sessuale ed affettiva serena e responsabile, perché percepisce come cattivo chiunque voglia amarlo, anche nell’età adulta. In pratica, un bambino che sia rimasto vittima di un abuso sessuale, oggi – anche se magari l’adulto non voleva fargli danno, o non pensava di farlo – soffre conseguenze gravissime e imperdonabili per l’atto di irresponsabilità criminale compiuto da un adulto che dovrebbe, invece, difenderlo a costo della propria stessa vita!
Il pedofilo, oggi, sa di essere dalla parte del torto, e torto marcio; ma è una persona malata, e sicuramente è una persona incapace di trattenere le proprie pulsioni morbose. Quindi cosa fa? Pur di avere l’oggetto del suo desiderio è pronto a tutto. Così abbiamo pedofili che uccidono, che sequestrano, che picchiano, che stuprano, che torturano. Ma, anche quando non ricorrono a queste forme di violenza così plateale, i pedofili si circondano sempre di un’aura di mistero: comprano il tuo silenzio, dicono che vogliono solo giocare con te, e che è un gioco innocente, ma poi ti ingiungono di non dirlo a nessuno, magari ti minacciano. E il bambino, anche nella migliore delle ipotesi, percepisce perfettamente il fatto che c’è qualcosa che non va, e anche nel caso in cui l’adulto sia gentile con lui, si sente preso in una morsa dalla quale non può uscire: per la vergogna, per la paura. Anche quando l’adulto si limiti a guardare e non toccare, vi è comunque violenza, perché questa forma di violenza psicologica è infinitamente più pericolosa della violenza fisica vera e propria, che pure contribuisce ad ingigantirla ulteriormente.
Per questo dico che ogni forma di pedofilia o pederastia, nella nostra società, è sbagliata ed aberrante, e deve essere punita con pene severissime ed esemplari.

Concludo con un’ultima precisazione: le mie parole non devono in alcun modo essere lette come una nostaligia per ciò che accadeva in Grecia, nè come forma di incoraggiamento ad atti che ritengo come criminali e sbagliatissimi. La pedofilia e la pederastia, nella nostra società moderna, non sono possibili sotto nessuna forma, né possono essere in alcun modo giustificate: possono solo essere condannate con forza e decisione. Ed è un bene che sia così. L’Amore, come dice DarioServenti, può e deve esistere tra un bambino e i suoi genitori, certo. Ma non confondiamo questa forma d’Amore con quell’altra forma di Amore che prevede anche il sesso come condimento. Il sesso deve essere sempre confinato a rapporti consenzienti tra adulti responsabili e maturi. Se manca anche una sola di queste premesse, allora si è inevitabilmente nel torto.

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