Qualche settimana fa mi scagliavo contro il teppismo e, soprattutto, su certa politica che lo condanna solo quando fa comodo.
Ora vorrei farvi notare come tutto quel che dicevo sia – purtroppo – ancora tremendamente attuale.
Vi riporto quanto successo in occasione del Gay Pride, sabato scorso a Roma:

11:29  Attacco fascista nella notte a Villaggio Italia
A Villaggio Italia, il parco sulla Tiburtina che ospiterà stasera la festa di chiusura del Gay Pride Roma 2007, sono apparse nella notte lungo via di Tor Cervara, e anche sulle strutture all’interno dell’area privata, simboli e scritte nazifasciste: "la Roma fascista non vi vuole", "gay raus", contornate da svastiche e croci celtiche. A renderlo noto, in un comunicato, è il circolo Mario Mieli.

Potete trovare in questa pagina tutto il resto della diretta.
Voi avete sentito qualcuno prendere le distanze? Io no: gli unici che hanno preso le distanze da qualcosa sono stati Mastella, tutta la destra e i vescovi e cardinali, e le distanze le hanno prese dal Gay Pride, ovviamente. Le colpe? Passare ancora una volta da Piazza San Giovanni, dov’era stato fatto il Family Day, e utilizzare slogan blasfemi come "meglio gay che opus dei".
Certo, direte voi, se la Chiesa si mettesse a riconoscere i gay di punto in bianco, perderebbe buona parte della sua credibilità: questi voltafaccia non sono possibili in una istituzione del genere. Benissimo, vi rispondo io, tutto questo mi sta molto bene, ma ci ricordiamo che stiamo parlando dei miei diritti, e non di un gioco? Io dovrei rinunciare ai miei sacrosanti diritti perché un’istituzione con più di duemila anni è rimasta – appunto – a duemila anni fa? Se non fosse così dannatamente tragica, la cosa risulterebbe assolutamente comica.

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