È di oggi la notizia peggiore che potesse arrivare. Martedì scorso un ragazzo di sedici anni si è suicidato buttandosi da una finestra. Il motivo? Il bullismo dei compagni di classe, che lo prendevano in giro accusandolo di essere gay.
L’omofobia è sempre esistita, certo. Gli idioti non sono mai mancati, certo. Ma ci rendiamo conto delle responsabilità che abbiamo? Ci rendiamo conto che a spingere un ragazzino di sedici anni al suicidio siamo stati noi? Ce ne rendiamo conto che educare i nostri figli all’odio verso il "diverso", il "malato", il "pervertito" significa creare dei mostri capaci di uccidere? Ce ne rendiamo conto che se i nostri figli sono degli schifosi razzisti senza un briciolo di cuore, la colpa è solo nostra, perché non abbiamo saputo educarli? Ce ne rendiamo conto o no? E se ne rendono conto, certe persone, della responsabilità che hanno, perché le parole che escono dalle loro bocche assumono per chi le ascolta un significato molto più forte del dovuto? Se ne rendono conto, i vari Ruini, Ratzinger, e tutti i politici e politicanti di destra e di sinistra che in questi giorni hanno insultato noi gay, e hanno paragonato l’omosessualità all’incesto e alla pedofilia, se ne rendono conto che le loro parole sono prese a modello da milioni di giovani, che ancora non hanno la coscienza critica e la capacità di discernimento per interpretarle e rigettarle come pura spazzatura? Lo vediamo, ora, qual è il risultato dell’odio che stiamo vomitandoci addosso l’un l’altro?
Intanto un ragazzino di sedici anni è morto. E sono sicuro che chi dovrebbe riflettere, e piangere amaramente sulla sua tomba e sulla propria coscienza, sicuramente non lo farà.

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