Rifiutato il funerale religioso a Welby. Per ordine del Papa, tra l’altro. Il prete della sua parrocchia s’era pure detto disponibile ad andare a benedire la bara. Certo, dal mio punto di vista di ateo convinto non fa una gran differenza, ma che figura ci ha fatto questa volta la Chiesa, che tanto dovrebbe (condizionale d’obbligo) difendere il perdono, la pietà e la comprensione, a negare l’estremo saluto a una persona che in vita tanto ha sofferto da preferire la morte al letto in cui era costretto?
Non tutti siamo uguali, non tutti abbiamo le stesse capacità di reazione a ciò che la Vita ci riserva. Stephen Hawking, pur ridotto a muovere quasi solo gli occhi, riesce a trovare la forza di vivere grazie all’enorme capacità della sua mente. Ma mettetevi nei panni di una persona che non ha studiato, che ha lavorato tutta la vita come operaio, o carpentiere, o muratore. Insomma, una persona che ha sempre lavorato con le mani, e per la quale le mani erano tutto. Improvvisamente, a causa di un incidente, rimane completamente paralizzato, riesce a respirare solo con un respiratore esterno e grazie a una tracheotomia, e non riesce a parlare se non attraverso un sintetizzatore vocale. Altro non resta che passare la vita a fare il soprammobile, su un letto, con qualcuno che ti gira una volta ogni poche ore (perché non riesci nemmeno a girarti da solo) per evitare le piaghe da decubito. Nulla ti resta da fare, se non fissare un soffitto bianco, o una parete spoglia, o un armadio, e soffrire.
Io non so cosa farei in una situazione del genere. Non so se troverei il coraggio di morire, e non so nemmeno se troverei il coraggio di continuare a vivere. Non ho seguito la vicenda Welby perché la notizia non è arrivata fino in Spagna, e quindi non so praticamente nulla della sua vita precedente, di cosa facesse per guadagnarsi da vivere, se fosse muratore o professore universitario, non so nulla e, devo dire, non mi interessa. Dico solo questo: se una persona in quelle condizioni sta soffrendo talmente tanto da chiedere che gli siano staccati i macchinari che lo tengono in vita, a parer mio nessuna coscienza che si possa definire tale dovrebbe andare contro la sua volontà, e condannarlo a vivere una vita che per lui stesso non è più tale.
Condannare la volontà di una persona che, come Welby, decida di farla finita, e condannare il gesto delle persone che gli stavano vicino e che lo hanno aiutato a realizzare la sua volontà, equivale ad arrogarsi un "diritto" che nessun uomo può avere: e cioè il "diritto" di condannare un uomo alla tortura.
Un conto è il suicidio di una persona depressa che, in un attimo di disperazione, si toglie la vita senza pensare alle conseguenze che il proprio gesto può portare agli altri: genitori che hanno rovinato la vita ai figli, figli che hanno rovinato la vita ai genitori, e così via… Spesso il suicidio è un atto puramente egoistico di una persona che fugge da qualcosa che non vuole o non riesce affrontare: delusioni amorose, disastri economici, dolori famigliari… È impossibile condannare una persona che decida di togliersi la vita, semmai è assolutamente necessario imparare ad ascoltare il prossimo per indovinare quali possano essere le prime avvisaglie di una tale tendenza, e cercare di fare il possibile per invertire la tendenza. Ma qui non si sta parlando di suicidio, qui si parla di eutanasia. Welby non era un malato terminale, è vero, ma era un malato che, già di per sé, era in fin di vita. Perfettamente lucido e cosciente, ma assolutamente non autosufficiente. Non era in grado di alimentarsi da solo, e nemmeno di respirare da solo. Cosa può ridare voglia di vivere a una persona in questo stato? Sono sicuro che di amore ne avrà ricevuto da tutti i suoi familiari, ma a volte non basta nemmeno quello.
Poi, si sa, c’è il solito mare di gente che spara cazzate del tipo: "bisognerebbe pensare a tutti quelli nella sua stessa situazione, che però vogliono continuare a vivere!". È un po’ lo stesso discorso dei matrimoni gay: una frase meramente terroristica. Il problema è che qui ancora nessuno si ficca in testa che dare un diritto a una persona non significa togliere il diritto opposto a tutte le altre. In materia di diritti, non esiste il concetto di coperta corta: il diritto ai matrimoni omosessuali non nega il diritto ai matrimoni eterosessuali, così come il diritto di scegliere la propria morte in caso di vita di sofferenze non nega il diritto di continuare a vivere di tutti coloro che desiderano resistere con tutte le proprie forze.
Il concetto di eutanasia è un concetto molto delicato, e c’è troppa gente che si rifiuta di prenderlo in considerazione per il solo fatto che non sono mai stati toccati dal problema, e che quindi se ne possono lavare le mani indisturbati. In molti hanno urlato alla strumentalizzazione del caso Welby, e sicuramente è vero che la strumentalizzazione c’è stata. Ma, purtroppo, a questo mondo, l’unico modo di far parlare dei problemi importanti è attraverso lo scandalo. E allora, se può servire per svegliare qualche coscienza, ben venga la cosa.
A tutti coloro che fossero interessati all’argomento, consiglio la visione di due film, piuttosto recenti e molto belli. Il primo, e forse più famoso, è Le invasioni barbariche, di Denys Arcand. L’altro, meno famoso ma – a parer mio – molto più bello, è Mare dentro, di Alejandro Amenábar. Entrambi parlano di uomini che si trovano più o meno nelle stesse condizioni di Welby.
Vorrei chiudere dicendo che, sicuramente, la Chiesa Cattolica ha perso diversi punti in questi pochi giorni, con la sua decisione di rifiutare un saluto religioso alla salma di Welby, che tra l’altro era credente e praticante. Al Papa e a tutti coloro che si sono schierati dalla sua parte, anziché le offese che si meriterebbero, dedico la prima canzone della discografia del più grande cantautore di tutti i tempi: Fabrizio De André.

Fabrizio De André – Preghiera in gennaio

Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.

Quando attraverserà
l’ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch’io
perché non c’è l’inferno
nel mondo del buon Dio.

Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte.

Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l’inferno esiste solo
per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.

Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.

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