Ieri mi sono concesso una breve vacanza (giornaliera): in compagnia di mio padre, ho girovagato per la valle del Magra, discutendo di massimi e minimi sistemi. In particolare abbiamo toccato diversi temi che mi sono cari, e di cui discuto spesso con l’ottimo (e "ottimo" è poco) TheZar. In particolare, abbiamo parlato di cultura, di mentalità, di rivoluzione culturale. Mi spiego in due parole: come si può fare a cambiare veramente l’Italia? L’unica soluzione è quella di cambiare radicalmente la mentalità degli Italiani. E come si può fare a cambiare tale mentalità, finché televisioni, giornali e tutti coloro che si dovrebbero dedicare alla diffusione della cultura diffondono solo contro-cultura? Si parlava, quindi, del netto peggioramento che si è avuto, per tantissime cose, negli ultimi venti-trenta anni. Prendete un esempio lampante: l’assassinio di quella ragazza pakistana in provincia di Brescia. Il giornalista che ha dovuto fare il servizio, evidentemente, s’è trovato nella merda: chi intervistare? I genitori della ragazza erano gli assassini, quindi niente. I parenti erano fuggiti in Pakistan. La ragazza no perché era morta. E allora chi intervistiamo? I vicini di casa! E i vicini di casa cosa dicono? "Bisognerebbe fermarli a Lampedusa!", oppure "Se li avessi per le mani io…". Certe opinioni una volta, 20 o 30 anni fa, si dicevano al bar, vergognandosene pure un po’, e solo dopo aver bevuto uno o due bei bicchieroni di rosso frizzante. Oggi, da quando dei ministri dello Stato Italiano (leggi Bossi, Calderoli, Maroni, ecc.) hanno cominciato a parlare in parlamento, anche queste stronzate sono diventate opinioni. Oggi è normale sentir dire "siluriamo i barconi" oppure "buttiamoli tutti a mare e facciamoli tornare a nuoto". E non sono battute. La domanda è: che fare per contrastare questo dilagare di ignoranza? Non ci si può basare solo sulla scuola, perché l’influenza di un insegnante – e mio padre, che l’insegnante lo fa da quarant’anni, queste cose le sa bene – è minima, perché molta più forza ha quella dei genitori, e ancora di più quella delle compagnie, del gruppo, del "branco". Bisogna cambiare immediatamente anche tutto ciò che propone cultura, come giornali, televisioni, radio… Ma che fare? Introdurre la censura? Introdurre un "controllo di qualità"? Obbligare la gente a comprare solo quelli che rispettano standard minimi di decenza? Ma, al di là di cosa fare, che mi sembra sia ormai chiaro, il problema resta come farlo. Rivoluzione? Passaggio per gradi? E chi se ne occuperà? E chi si occuperà di fare in modo che anche tutti i media che non sono controllabili dallo Stato, come tv e radio privati e tutti i giornali, seguano questi standard minimi? E gli standard minimi, chi li definirà, e come? Lascio a voi la parola. Tutti questi sono problemi decisamente aperti, e ammetto di non avere nessuna soluzione facile in tasca.

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