Si può essere orgogliosi di appartenere a un certo paese, a un certo gruppo? Oppure si deve essere orgogliosi solo di essere come si è? Oppure l’orgoglio è da evitare in ogni caso, come dannoso e controproducente?
Anch’io, su questo stesso blog, spesso mi sono definito orgoglioso. Di essere italiano, di essere gay, di essere tante cose.
Oggi mi rendo conto di aver sempre sbagliato.
Due giorni fa la nostra Nazionale di calcio ha vinto i Campionati del Mondo. L’orgoglio tricolore è subito esploso ovunque. Nessuna forza politica potrà mai spingere l’Italia all’unità come un evento sportivo del genere. E già questo dovrebbe farci meditare tutti quanti.
Ma c’è di peggio, ed è questo che mi ha fatto capire di aver sbagliato, che il mio orgoglio in realtà è del tutto ingiustificato. La notte scorsa, durante i festeggiamenti per la vittoria degli azzurri, un gruppo di idioti (vorrei che la lingua italiana potesse esprimere i miei sentimenti verso di loro, ma purtroppo devo accontentarmi di quel termine così limitativo) è penetrato nel ghetto ebraico di Roma ed ha imbrattato muri, furgoni e campanelli con svastiche e frasi antisemite.
La nostra Nazionale vince un campionato del mondo, e noi che facciamo, per festeggiare? Andiamo a sfogare le nostre repressioni quotidiane in un modo tanto spregevole? Già molti dubbi me li aveva messi il fatto che, per festeggiare, siano stati commessi ovunque atti di vandalismo e di teppismo, oltre a innumerevoli infrazioni del codice della strada e di quasi tutte le norme del buon senso e del quieto vivere; ma un atto tanto grave non ha potuto che confermare una cosa: non si può essere orgogliosi di appartenere a nessun gruppo, a nessuna formazione, a nessuno schieramento, perché gli idioti sono ovunque, e bastano loro per infangare anche i sentimenti migliori. Se dovete essere orgogliosi, fate in modo di poterlo essere di voi stessi, e del vostro buonsenso.

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