La notizia, riportata da pochissime fonti di informazione, è di oggi. Tre detenuti del carcere americano di Guantanamo si sono impiccati nelle proprie celle. Il presidente Bush, volato a Camp David per il fine settimana, è stato informato di quello che è stato definito "un incidente". Il contrammiraglio Harry Harris, in un briefing del Southern Command di Miami, ha detto che non è stato un atto di disperazione ma un atto di guerra da parte dei detenuti. Penso che un’affermazione del genere si critichi da sola.
Frattanto altri 18 detenuti portano avanti uno sciopero della fame che ha lo scopo di protestare contro le condizioni di detenzione, inumane e degradanti. Buona parte dei detenuti non ha mai subito un processo, né è mai comparsa davanti ai giudici: la loro carcerazione è da considerarsi quindi del tutto arbitraria.
Sono migliaia gli appelli giunti da tutto il mondo, da tutte le associazioni umanitarie (Amnesty International, Nessuno tocchi Caino, ecc. ecc.) e da molti governanti di paesi europei (il cancelliere tedesco Angela Merkel, il premier danese, Anders Fogh Rasmussen e il ministro della Giustizia britannico, Lord Goldsmith), affinché gli Stati Uniti chiudano quello che, più che un carcere, appare chiaramente come un vero e proprio campo di concentramento. Perfino le Nazioni Unite si sono espresse in tale senso, lo scorso maggio.
La risposta di Bush? Anche questa si commenta da sola:
Vorremmo chiudere Guantanamo, vorremmo che fosse vuoto. Ma ci sono alcuni detenuti che se rimessi in strada costituirebbero un grave pericolo per gli americani e per i cittadini di altri paesi del mondo. Quindi credo che debbano essere processati in tribunali negli Stati uniti.
E allora come mai queste persone sono detenute per anni e anni, in attesa di un processo che continua a non arrivare?
Vedete, il mio punto di vista è quello di un cittadino italiano che ama la propria Costituzione. Vogliamo ricordare cosa recita, la nostra Costituzione?

Articolo 13:
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Articolo 24:
Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Articolo 27:
La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.

Questi sono i momenti in cui ringrazio di essere nato in Italia.

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