Noto con piacere che l’ultimo argomento che ho affrontato ha sollevato una discussione piuttosto sentita. Ovviamente ognuno ha il diritto di pensare e di scrivere quello che gli va, purché ciò non vada a ledere il diritto di parola e di pensiero altrui: proprio questo è il fondamento – e anche il limite invalicabile – della democrazia.
Non sento affatto il bisogno di scusarmi per la mia "cattiveria" finale su papa Ratzinger: il mio non vuole essere un augurio di morte, ma semmai un memento mori. Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Essere papa è una grandissima responsabilità, poiché si ha il potere di comandare – o quantomeno influenzare – le coscienze di qualche milione di persone, ed è proprio per questo che bisognerebbe pensarci su bene prima di negare diritti umani. E che non mi si venga a dire che i miei diritti civili non sono diritti umani.
Ora, per chi potrebbe criticare le mie affermazioni precedenti e negare che un papa possa alterare le coscienze altrui, vorrei portare un piccolo esempio. Anzi, l’esempio l’avete avuto davanti tutti nei commenti al mio post precedente, e qui vorrei solo analizzare un po’ l’accaduto.
Tra chi ha risposto al mio post v’è anche un ragazzo che si definisce cattolico, credente e – per quel che ho capito – pure osservante. Egli, con pensiero comune, riguardo alla posizione della chiesa nei confronti degli omosessuali, sostiene che il giudizio non è mai per la persona, che merita rispetto, cura, attenzione. Il giudizio è invece sugli atti omosessuali, che alla luce delle Scritture non sono compatibili con il progetto di Dio. E il papa non può inventarsi una teologia a proprio uso e consumo. Ma l’accoglienza per le persone, con le loro difficoltà oggettive e i loro sentimenti è doverosa.
Già di questo discorso si potrebbe notare il giudizio implicito verso gli omosessuali ("difficoltà oggettive"… malattia?); ma non è di questo che voglio parlare. Vorrei invece porre l’accento su quella che è la ragione addotta da Fabrizio a giustificazione e riprova del suo rifiuto verso l’omosessualità: non v’è traccia di di percorso logico, di ragione ragionata; c’è solo il dogmatismo di un’interpretazione letterale delle Scritture. Oltretutto se cerchi di far presente che nelle scritture non v’è nulla che giustifichi la sua condanna dell’omosessualità (che è citata solo una volta nel Vecchio Testamento, nel Levitico – domanda: tu, Fabrizio, mangi carne di maiale? – e una volta nel nuovo, in una lettera di San Paolo, nella quale il santo quasi sicuramente si riferiva alla pederastia, e non al rapporto stabile e duraturo tra due persone dello stesso sesso che si amano e si rispettano), la risposta è: il papa non può inventarsi una teologia a proprio uso e consumo. Chiariamo: qui non si parla di teologia, qui si parla di tradizione, che è una cosa ben diversa. La Chiesa, nei secoli, ha sempre condannato l’omosessualità basandosi sul passo del Levitico che ne parla, ma di quello stesso libro sono stati rifiutati e mandati in pensione quasi tutti gli altri precetti. Quindi è ovvio che anche tale motivazione non è più sufficiente, oggi come oggi. Per quanto riguarda tutto il resto, ovvero l’idea che l’omosessualità sia contro il disegno di Dio, ma dove sta scritto? Nel "non disperdere il seme"? Il Levitico in effetti giudica impura anche l’ejaculazione notturna spontanea: in pratica un uomo, per essere nel giusto, dovrebbe trombare come un riccio dalla mattina alla sera e, ogni volta, mettere incinta la donna. Sempre la stessa, però, perché altrimenti è un adultero. Oppure dovrebbe aspettare ogni volta di avere i testicoli stracolmi e le lacrime agli occhi, prima di potersi liberare nel corpo della solita donna. Sempre mettendola incinta. Feconda una donna ogni volta che l’ami, così sarai uomo di fede. Poi non mi si dica che questa non è una concezione maschilista e sessuofobica.
Ho usato immagini un po’ forti, toni un po’ accentuati, ma spero che me li passiate, in nome del messaggio che cerco con tanta fatica di far arrivare.
Chiudo consigliando a tutti la lettura un libro molto interessante, sul rapporto tra chiesa e omosessualità, che si intitola proprio Omosessualità, di Gabriella Lettini, edito da Claudiana Editrice. Per chi volesse leggerne qualche brano, consiglio questa pagina. Consiglio inoltre un paio di saggi di don Luciano Scaccaglia, che potete trovare qui e qui. Infine, consiglio di dare un’occhiata generale al sito www.viottoli.it, che ospita le pagine linkate qui sopra, e che è ricchissimo di spunti e riflessioni sul tema.

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