In questi giorni le polemiche del ministro Giovanardi verso le leggi olandesi hanno riportato alla luce un dibattito piuttosto importante per la nostra cultura, quello cioè sull’eutanasia.
L’Olanda è stata la prima nazione al mondo a varare una serie di leggi che regolamentano l’eutanasia. Tali leggi sono state introdotte nel 2000, e successivamente modificate più volte, come logico: su una materia così delicata è impossibile azzeccare subito il sistema migliore.
Il dibattito, in tutto il mondo, è stato molto acceso. In materia si sono espressi fior fiore di cervelli. All’epoca fece scalpore la presa di posizione, diretta e favorevole, del grande Indro Montanelli, che potete leggere in questo articolo. Recentemente anche Corrado Augias ha espresso gli stessi sentimenti, dichiarando in diretta TV la sua intenzione di acquistare dall’olanda il kit per la dolce morte. In proposito, vi consiglio questo articolo. Infine, in questa pagina trovate un riassunto delle opinioni più autorevoli in materia.
In Italia i nostri legislatori non hanno mai affrontato il problema della dolce morte, della fine volontaria delle sofferenze umane. La ragione principale, come al solito, è da leggersi nel timore reverenziale che i governi italiani – di qualunque bandiera -hanno sempre avuto nei confronti della Chiesa Cattolica, la quale ha sempre tuonato contro il suicidio.
Diversi sondaggi condotti sul nostro territorio nazionale hanno mostrato risultati contrastanti.
Vorrei però intervenire con una semplicissima osservazione: la mia esperienza personale sulle ambulanze di un’Assistenza Volontaria mi ha portato a contatto con le situazioni più disparate. Non solo tra i pazienti ricoverati su ordine del 118, ma anche – e soprattutto – per tutti quei pazienti che ci richiedono quotidianamente i cosiddetti "servizi ordinari": ricoveri, visite, dimissioni ospedaliere… Nella maggior parte dei casi si tratta di persone non più autonome, a volte ancora perfettamente lucide, ma costrette a letto da malattie debilitanti e degradanti. In molti casi questi pazienti hanno addirittura perso ogni contatto con la realtà, e non si rendono nemmeno conto di ciò che accade intorno a loro. Forse questi sono i casi più fortunati: la non conoscenza si tramuta in minore sofferenza. Ma pur sempre di sofferenza si tratta.
Con queste persone, e con i loro familiari, capita spesso di discutere di eutanasia. In tutti loro, come in tutti i miei colleghi volontari, non ho mai sentito una singola opinione contraria all’estrema libertà che l’uomo può avere: scegliere come e quando porre fine alle proprie sofferenze.
Ed è proprio per questo che sono convinto che l’introduzione di norme che consentano anche in Italia di praticare l’eutanasia sarebbe senz’altro una scelta coraggiosa e difficile, contrastata dalla Chiesa e da molti cattolici; ma sono altresì convinto che tutti coloro che si sono trovati a contatto diretto con la sofferenza inutile e ingiustificata, senza speranza e senza scopo, e si tratta della maggioranza della gente, non potrebbe non approvare una tale decisione.

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