Leggo oggi su Repubblica che Roma è in subbuglio a causa dell’iniziativa delle farmacie comunali, che, assieme ai profilattici, ora espongono in vendita anche alcuni modelli di vibratori.
Lo slogan è accattivante "It’s time to change your toys", letteralmente "è ora di cambiare i tuoi giocattoli", stampata su una foto che ritrae graziosi animaletti di peluche.
[…]Come era inevitabile, le critiche hanno anche preso una piega politica. Giuseppe Sorrenti, consigliere municipale di Alleanza nazionale, ha attaccato il sindaco Veltroni: "Vibratori per tutti! Già vedo la grafica per la campagna elettorale del sindaco uscente".

Già, perché figuriamoci se certa politica – e soprattutto certa destra – perde l’occasione di strumentalizzare pure quello.
Al di là del fatto che ognuno è libero di fare ciò che crede della propria sessualità, non vedo cosa ci sia di così sconvolgente nel vedere, nello stesso espositore che raccoglie i profilattici, anche qualche giocattolo erotico.
Da qualche anno una radicale trasformazione ha investito i vibratori che ora non si chiamano neanche più con questo termine burocratico ma più elegantemente sex- toys, quasi un oggetto di tendenza. A Londra e a Parigi si trovano anche in esclusivi negozi di abbigliamento per signore. Del resto, la Durex ha voluto precisare che quelli che distribuisce, ‘Play’, sono realizzati in collaborazione con l’agenzia di design Seymour Powell e con un pool di sessuologi e non intende assolutamente associarli ad articoli da sexy shop.
Non dimentichiamoci che in farmacia si vendono anche caramelle, spezie, addirittura il brodo. Non vedo perché non si dovrebbe vendere anche qualche innocuo vibratore.

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