Ieri sera ho finalmente avuto modo di vedere I segreti di Brokeback Mountain, l’acclamatissimo film di Ang Lee, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia e di 4 Golden Globe, e candidato a ben otto premi Oscar.
Il film, che – ormai tutti lo sanno – parla della storia d’amore omosessuale, lunga vent’anni, tra due cowboy, tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Il film è di una delicatezza incredibile, molto bravi entrambi gli attori protagonisti, e splendida la regia, che sceglie inquadrature mozzafiato, e una fotografia da brivido. La trama non risulta mai scontata o prevedibile, né noiosa, ma ci prende per mano e ci conduce attraverso la personalità di due uomini che, non ostante tutto, scelgono di amarsi. Un film veramente splendido, ma non mi dilungherò a parlarne, basta una semplice ricerca su google per rendersi conto della fiumana di parole che già sono state spese in proposito.

Stamattina, invece, ho avuto un’ennesima prova di quanto la strada verso l’integrazione sia ancora lunga e faticosa. Purtroppo, ormai un paio d’anni fa, ho accettato l’incarico di vice-responsabile informatico dell’Assistenza Volontaria. Dal momento che, soprattutto all’interno delle squadre notturne, c’è parecchia gente che si diverte a navigare in siti porno senza saper usare il computer in modo decente, i due computer piazzati in sala ristoro sono costantemente infestati da ogni genere di lebbra informatica. Stamattina presto, appena arrivato, subito dopo aver finito il check quotidiano dell’automedica, mi sono messo all’opera per tentare di salvare il salvabile e ripristinare tutto e, da dietro lo schermo, posizione privilegiata, ho potuto assistere a una conversazione molto interessante tra alcuni miei colleghi, seduti a chiacchierare attorno a un tavolo. Il tema della discussione era: o tempora, o mores. Uno degli interlocutori, presa la parola, s’è messo a raccontare di quando, una volta, ha sorpreso due omosessuali, ragazzi della mia età, che si baciavano, in non so quale posto un po’ appartato di non so che località. Tralasciando i dettagli della scena (i due si stavano solo baciando, e, quando l’hanno visto arrivare, erano ben più che imbarazzati), ciò che mi interessa notare è il proseguimento della discussione. Un altro signore salta su e fa: "io non capisco: ho abitato tanti anni in campagna, e non ho mai visto due galline o due cani fare così, e non sarà mica giusto che lo facciano gli uomini, allora!". Un’altra sbotta: "ma poi, così, davanti a tutti, alla luce del giorno…". Altri cinque minuti di omofobia spinta e di espressioni scandalizzate per l’andazzo dei tempi, poi… magicamente la conversazione cambia, e viene dirottata sul tema del sesso. I quattro interlocutori, due uomini e due donne, età media sui sessant’anni, si mettono a parlare delle proprie fantasie sessuali, e di come sarebbe fare sesso nudi sulla neve fresca, o altre cose così.
Giusto perché la coerenza fa molto comodo.
Non potete immaginare quanto mi abbia fatto male ascoltare quella conversazione.

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