Scrivo questo post dopo aver ricevuto un’ispirazione indirietta da quello che ho letto sul blog del buon TheZar. L’argomento del post riguarda alcune critiche all’attuale amministrazione (di centro-destra, ovviamente), colpevole di fare le cose un po’ troppo in grande e di sperperare buona parte del denaro pubblico per emerite puttanate: un ponte sospeso sulla Parma, una metropolitana leggera, svariati cavalcavia e un numero imprecisato di rotonde, un nuovo palazzo per l’Authority alimentare, ecc. ecc.
Quel che più mi ha colpito del post di TheZar è una sua frase:
[…] da tutto il mondo i turisti fanno la fila per venire a Parma a vedere i suoi famosi siti beni tipo il Duomo, il Battistero.. poi… ehwm.. il Duomo, il Battistero… il Duomo l’ho già detto?[…]
Io penso – o mi auguro – che il mio amico TheZar scherzasse, ma purtroppo la sua frase incarna perfettamente uno dei più grossi difetti che Parma ha, da sempre: la sua continua e perenne contraddizione tra il voler essere e l’essere davvero.
Parma è una città d’arte. E’ piccola, ma non ha nulla da invidiare a città ben più blasonate: Lucca, Siena, Perugia… Qual è il vero problema? L’ignoranza.
I parmigiani sono un popolo piuttosto stronzo: si riempiono di merda dalla mattina alla sera, si vantano della bellezza e dell’umanità (ma dove!) della propria città, e poi, se provi a chiedere loro cosa valga la pena di visitare, qui a Parma, ti rispondono come TheZar poc’anzi: il Duomo, il Battistero.. poi… ehwm.. il Duomo, il Battistero… il Duomo l’ho già detto?
Parma è una città piuttosto ricca: pullula di piccoli-medi imprenditori pieni zeppi di denaro sonante (o di debiti strazianti, dipende), di borghesi d’ogni credo che si danno le arie di intenditori d’arte, e che magari sanno recitarti a menadito i contenuti artistici di ogni singola chiesa di Firenze o Roma. Ma se provi a chiedere loro quali siano le opere più famose contenute nella nostra Galleria Nazionale, li vedrai cascare dalle nuvole.
Parma ha una potenzialità turistica sconvolgente. Oltre ai beni artistici di cui è in possesso, si trova in una posizione privilegiata che la porta ad essere al centro di una serie di parchi naturalistici, e basta prendere la bicicletta e avventurarsi lungo la pedemontana (senza farsi stirare dalle macchine) per poter ammirare paesaggi straordinari, tra collina e pianura, e una serie infinita di castelli d’ogni epoca e dimensione. Senza contare le escursioni montane sugli appennini, che distano appena un’ora di macchina dalla città. A mezz’ora da Parma si trovano le terme di Tabiano, di Monticelli e di Salsomaggiore, che tanta risonanza hanno acquisito su scala nazionale. E come non parlare delle secolari tradizioni culinarie che fanno di Parma una delle città più "appetibili" per i golosi.
Volete qualche esempio?
Il turista che arrivi in treno può, in dieci minuti scarsi di cammino (Parma si può girare tutta a piedi, e comunque è coperta in modo piuttosto capillare da servizi di bus), raggiungere Piazza della Pace, recentemente restaurata e trasformata in un bel parco verde con una fontana nel mezzo. A fare da sfondo al giardino ci pensa l’imponente mole della Pilotta, straordinario palazzo medioevale che, nelle sue viscere, ospita tesori inestimabili: la Galleria Nazionale, con capolavori di scuola emiliana (Correggio, Parmigianino e tanti altri) e romana (Giulio Romano, Sebastiano del Piombo), senza contare opere di Benedetto Antelami, del Beato Angelico, Cima da Conegliano, i fratelli Mazzola, Dosso Dossi, Leonardo da Vinci, il Tintoretto, El Greco, Ludovico e Annibale Carracci, il Guercino, Sebastiano Ricci, il Tiepolo, il Canaletto, Antonio Allegri… Sempre all’interno del palazzo della Pilotta trova spazio il meraviglioso teatro Farnese, bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito a partire dalle testimonianze fotografiche e pittoriche dell’epoca. In tutta Italia esistono solo due esemplari di teatro di corte, la cui particolarità è il fatto di essere allestiti con una struttura lignea smontabile, all’interno di un salone non progettato allo scopo. Il Teatro Farnese è uno di questi due. Sempre all’interno della Pilotta il visitatore può trovare il Museo Archeologico, contenente importanti testimonianze della storia del nostro territorio dall’epoca preistorica (con la civiltà delle palafitte, le cosiddette terramare) fino ai giorni nostri. Interessante una sezione egizia, comprendente collezioni di numerosi studiosi ed esploratori parmensi. Il pezzo più pregiato è però la cosiddetta Tabula Alimentaria, una delle più grandi iscrizioni bronzee di epoca romana giunteci completamente intatte. La tabula, di dimensioni veramente imponenti (occupa un’intera parete), contiene i nominativi di possidenti terrieri che, sotto l’impero di Nerva e Traiano, avevano affittato svariati acri di demanio pubblico: il ricavato di questi affitti veniva devoluto al mantenimento di fanciulli indigenti. Notevolissimo anche il lapidario, splendida collezione di statue d’epoca romana rinvenute negli scavi di Velleia e di altri siti nei dintorni di Parma. L’immenso palazzo della Pilotta ospita poi la stupefacente vista della Biblioteca Palatina, forse il pezzo più pregiato della collezione: si tratta di una immensa collezione di libri, codici, pergamene, papiri, iscrizioni di ogni epoca e data, per decantare la stupefacenza dei quali non basterebbero dieci di questi blog. Notevolissime anche le scaffalature che ospitano i libri, progettate dall’architetto francese Petitot.
Lasciato il palazzo della Pilotta, il visitatore può proseguire il suo itinerario attraversando il ponte che porta al Palazzo Ducale, con il suo immenso giardino, di recente restaurato. Il Palazzo è stato sede degli uffici del RIS e dell’Arma dei Carabinieri, ed ora una buona parte è aperta al pubblico. All’interno del parco, molto pittoresco e piacevole per una passeggiata rilassante, si può trovare anche il Teatro delle Briciole, che ogni tanto diventa sede di interessanti manifestazioni.
Dal giardino il visitatore può uscire su via Kennedy, e da lì, in due passi, raggiungere via D’Azeglio, da dove può raggiungere i portici con l’ingresso dell’ospedale vecchio, oggi sede dell’Archivio di Stato, della Videoteca Comunale, di una biblioteca e dell’Archivio Storico di Parma. Il palazzo, costruito nel 1201, è stato sede dell’Ospedale della città dalla sua costruzione fino al 1929. La parte oggi visitabile si deve a un riadattamento del secolo XV. Proseguendo per via D’Azeglio verso l’ospedale nuovo, si giunge a Piazza Santa Croce, dove si erge l’omonima chiesa del XII secolo, purtroppo molto rimaneggiata nel corso dei secoli successivi.
Quattro passi lungo via D’Azeglio, tornando verso il fiume, ci portano di fronte alla Chiesa dell’Annunziata, del 1566. Planimetria quasi ellittica (31 m. per 20 circa), con due semicerchi uniti da due rette, a cui si aggiungono l’abside e le dieci cappelle ornate a stucchi, più un atrio interno. Lo spazio è spartito da pilastri scanalati. L’edificio ospita una bellissima annunciazione del Correggio, più un coro ligneo ed altre opere d’arte.
Tornando in via D’Azeglio e superando il ponte, pochi metri ci separano da Piazza Garibaldi, con l’edificio del Comune. La visita può poi proseguire lungo via Cavour, per raggiungere poi la piazza che ospita il Duomo (con opere dell’Antelami e di Correggio), il Battistero (con le statue dei Mesi, dell’Antelami) e la chiesa di San Giovanni, che forniranno splendide tappe del nostro cammino. Non possiamo poi dimenticare la chiesa della Steccata, con la sua cupola progettata da Antonio da Sangallo il Giovane, splendidi affreschi e le tombe di numerosi duchi Farnese, più il monumento funerario di Adam von Neipperg, marito morganatico di Maria Luigia d’Austria, sposa di Napoleone. E come trascurare il Carcere di San Francesco, con la sua splendida chiesa romanica? O l’Auditorium Paganini, recentemente restaurato e progettato da Renzo Piano? O il palazzo che ospita le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio? O il museo d’Arte Cinese? O l’Orto Botanico? O il Teatro Regio?
E abbiamo parlato solo di Parma città. Basta spostarsi di poche decine di chilometri per visitare una miriade di castelli e rocche (Torrechiara, Fontanellato, Felino, Bardi, Castell’Arquato, Compiano, Corniglio sono i più famosi, ma ce ne sono veramente decine), conventi (Torrechiara tra tutte), stupende chiese, palazzi sontuosi (Colorno su tutti)… Chi più ne ha, più ne metta.
Se poi ci mettessimo a parlare dei beni naturalistici, come il parco dello Stirone, famoso per i fossili stupendi, o i vari parchi naturalistici (Parco del Taro, Boschi di Carrega, ecc. ecc.) e le oasi LIPU che circondano la città, non basterebbero trenta di questi post per parlare anche solo di un decimo delle bellezze di questa terra.
Stavo per mettermi a parlare anche delle tradizioni culinarie di questa terra di salumi, vini e dolci, ma ho pensato che avrei potuto uccidere più d’un lettore – già dubito che qualcuno sia arrivato a questo punto.
Perché dico tutto questo? Perché le potenzialità turistiche di Parma e provincia non sono sfruttate nemmeno per un decimo. Si potrebbero fare soldi a palate, se solo si trovasse il modo di promuovere il nome della città negli ambienti che più contano. Piste ciclabili, mostre di artisti importanti, manifestazioni culturali, musicali e teatrali, esposizioni, incentivazioni all’apertura di agriturismi e infrastrutture turistiche…
Qualcosa si sta muovendo, in questa direzione, ma è sempre troppo poco. Parma merita davvero di più.

Per chi fosse interessato, consiglio una visita al sito http://turismo.parma.it.

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