Quanto sei bella Roma quando piove…
Probabilmente in qualche punto della mia vita devo aver esagerato con le eresie, ed ora mi trovo addosso la maledizione di qualche santo o qualche pontefice un po’ troppo incazzato con me. Fatto sta che, da un po’ di anni a questa parte, ogni volta che vado a Roma piove a dirotto. E la pioggia mi impedisce di godermi la città come vorrei.
Dopo sei ore di viaggio sotto un temporale continuo lungo diverse centinaia di chilometri, sabato verso le due del pomeriggio siamo entrati in albergo, in quel del Laterano, per cambiarci velocemente, indossare i nostri elegantissimi abiti da cerimonia ed avviarci verso il Battistero di S. Giovanni.
Io ero elegantissimo: camicia nera a righine rosse scure, completo nero, cintura nera e scarpe nere, con una cravatta rossa a righe bianche oblique. Elegantissimo, già, peccato che fosse un battesimo e non un funerale.
Visto che ai battesimi vado mascherato da becchino, la prossima volta che andrò a un funerale (o magari, chissà, al mio, quando verrà) ci andrò vestito da clown. Mi sembra il minimo.
Purtroppo però la lana nera non è idrorepellente, quindi gli svariati chilometri che abbiamo percorso a piedi tra albergo, battistero, circolo del tennis (due miseri campetti e una decina di saloni per ricevimenti: faceva pensare a una copertura per affari più loschi!) e casa di mia cugina mi hanno permesso di inzupparmi per bene, come la brioche nel cappuccino di stamattina. Poi chi mi conosce sa che non prenderei mai un cappuccino, perché odio il caffè e non digerisco bene il latte, e che stamattina alle 6:20 avevo altro da pensare che alla colazione. Ma fa lo stesso, beccatevi la metafora e state zitti.
Comunque devo ringraziare il fato, che mi ha permesso di capire quanto possa essere fastidioso un bambino di due anni e mezzo con un elicottero militare giocattolo che lampeggia e suona facendo finta di mitragliare, sganciare bombe e lanciare missili. Inoltre ciò mi ha permesso di aggiungere un corollario alla legge di Murphy (quella che dice "se qualcosa può andar male, lo farà inevitabilmente"): "se ti servono due batterie per far andare un apparecchio medicale salvavita, stai sicuro che le uniche che troverai saranno scariche o scadute; se invece preghi disperatamente tutti gli dei di cui conosci il nome affinché a quel giocattolo malefico si scarichino le pile, stai sicuro che le medesime raggiungeranno prestazioni in durata e potenza che nemmeno le Duracell della pubblicità se le sognerebbero".
Quando sei vestito da becchino-brioche-inzuppata-nel-cappuccino-a-un-battesimo puoi arrivare a livelli di cinismo che nemmeno il vecchio Diognene riterrebbe possibili.
Del resto ti viene da chiederti: ma con tutti i giochi idioti che ci sono al mondo, proprio un elicottero da guerra che lampeggia e suona e mitraglia, sgancia bombe, lancia missili? E poi facciamo le marce della pace? Ma regaliamogli direttamente una bella mina antiuomo, che ci togliamo drasticamente il problema.
Stremato raggiungi la casa di tua cugina per la parte finale del ricevimento: un party privato con pochi intimi. Stremato, ti togli le scarpe (ormai tramutatesi in pinne) e la giacca (ormai squamata) e ti lasci cadere, a pezzettini, sul pavimento, cercando di ricomporti in posa quasi-decente sedendo i tuoi resti con la schiena appoggiata al muro. Pessima idea. Perché immediatamente un bambino di un anno e mezzo, che stava giocando con le costruzioni di legno, sul pavimento a pochi mezzi metri di distanza, letteralmente estasiato dalla cascata di nuovi pezzi (i tuoi) da costruzione che s’è abbattuta davanti a lui, comincia a prenderti e a ricomporti in modo strano, assieme ai mattoncini di legno che già erano finiti in suo possesso. Finita la ricomposizione, ci pensa l’altro bimbo, quello dell’elicottero (al quale la madre aveva pietosamente nascosto il giocattolo infernale; eh sì, ma lui più furbo aveva appena strappato di mano a un altro suo coetaneo una motocicletta a retrocarica! del resto uno che gioca con un elicottero-da-guerra-che-lampeggia-e-suona-e-mitraglia-e-sgancia-bombe-e-lancia-missili non può non venir su prepotente) a distruggerti completamente, tirandoti un paio di motociclettate dove fa più male.
Il resto è storia: il ritorno all’albergo sotto la pioggia, il lampo di masochismo che ci costringe a percorrere altri sei-sette chilometri di notte al buio sotto il diluvio per vedere un po’ roma bai nait (San Giovanni, Colosseo, Fori Imperiali, Altare della Patria con annessi due poveracci di guardia, Via del Corso, Fontana di Trevi e ritorno), la notte trascorsa su un letto al quale mancavano completamente le molle sul lato sinistro, la sveglia che suona sempre troppo presto, ma tanto eri già sveglio perché ci han pensato i tuoni e i fulmini a strapparti alle braccia di Morfeo (che, guarda un po’, è l’unico maschione che si prende la briga di abbracciarti tutte le sante notti; e NO, non è il giocatore del Parma, ‘gnurànt!), la fuga in macchina da una Roma ormai del tutto allagata, la visita alla splendida Tarquinia, il rientro a Parma a notte fonda (era veramente notte fonda, ma tanto a quest’ora vien notte alle cinque), la doccia, il letto e la sveglia che suona sempre troppo presto (sì lo so l’ho già detto. Ma penso che alle sei e venti sia DAVVERO troppo presto), la vestizione a tempo di record, la guida con un occhio solo fino qui in sede… BEEEEEEEEP Ragazzi, svelti! rosso a Felino, persona giovane non cosciente!
Penso: ci risiamo. E poi: ma in fondo è bello così.

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