Ieri sera una lunga discussione – dapprima un po’ violenta, poi molto edificante – con l’amico TheZar ha tenuti entrambi svegli fino a tardi. Sarebbe lungo e inutile raccontare nei dettagli il contenuto del nostro discorrere, tuttavia le conclusioni alle quali siamo giunti sono quelle – e semplifico molto il discorso: TheZar, non prendertela! – che sia necessario fare tutto quanto in nostro potere per favorire in chi ci sta attorno una presa di coscienza vera e convinta su quanto sta succedendo attorno a noi. Politicamente parlando, ma anche socialmente ed eticamente. Si è parlato della necessità di una rivoluzione, di una vera rivoluzione che scuota dalle radici il sistema esistente e ne crei uno nuovo. Rivoluzione che, nelle nostre intenzioni e nelle nostre idee, deve essere una rivoluzione assolutamente non violenta, una rivoluzione prima di tutto culturale. Probabilmente si tratta di un’utopia, e sicuramente noi non arriveremo mai a vedere questo nuovo mondo, tuttavia sentiamo di avere la precisa responsabilità di fare tutto quanto sia nelle nostre possibilità per gettarne le basi. Poi sarà chi verrà dopo di noi a decidere se proseguire su questa strada o rifiutarla, ma sicuramente, andando avanti così, non possiamo nemmeno essere sicuri che i nostri discendenti ereditino effettivamente qualcosa.
Perché, a questo ritmo, le risorse che stiamo attualmente utilizzando (petrolio, energia, cibo) finiranno molto prima di quanto pensiamo; perché quando questo succederà, tutto il nostro mondo sprofonderà in un baratro senza fine: tutta la nostra economia si basa sul petrolio, e se non riusciremo a convertirla in tempo arriveremo al punto di non avere più i soldi e le risorse per farlo, e allora saranno cazzi acidi. Molto acidi. Perché quando il petrolio sarà arrivato a un prezzo tale da impedirne l’accesso alla maggioranza delle persone, questo causerà un aumento di tutti i prezzi, e sarà la fine dell’economia, la morte del nostro sistema. E, in quella enorme catastrofe, non ci sarà certo né il tempo né il modo per cambiare.
Perché, se tutta la popolazione mondiale si metterà a consumare come noi oggi consumiamo, non sarà solo il petrolio ad esaurirsi, ma anche le risorse alimentari e idriche. E, visto che la soluzione non può essere lo sterminio di massa delle popolazioni del Terzo Mondo, bensì un miglioramento delle loro condizioni, tutto quello che ci rimane da fare è riformare in modo totale e deciso il nostro modus vivendi, per permettere anche a loro di vivere decentemente. E non si tratta di andare di più in autobus o di produrre meno rifiuti. Si tratta di cambiare radicalmente.
Perché, ancora, andando avanti così, ai nostri figli lasceremo un sistema politico talmente falso e rimaneggiato da essere del tutto inservibile. Se prenderà piede l’idea del Grande Centro, in Italia, non ce ne sarà più per nessuno, e sarà la fine di ogni sogno di democrazia. Se invece questo Grande Centro non si farà, allora sarà per sempre alternanza tra destra e sinistra, perché nel nostro sistema la differenza non la fanno le ideologie ma i comodi. A far vincere le elezioni non sono i voti di chi è convinto e consapevole di ciò che fa e ciò che vuole, ma quelli di coloro che votano per chi promette di più. E queste persone, quando vedono che ogni governo non riesce a mantenere le promesse che ha fatto in partenza, perché ogni governo – volente o nolente – dovrà sempre sistemare i buchi lasciati dal governo precedente, lasciandone altri a sua volta – queste persone, dicevo, finiscono per cambiare bandiera praticamente ogni volta in cui sono chiamati ad esprimere il proprio voto. Quando non scelgono di non esprimerlo proprio. Questi signori sono i qualunquisti, ed è sui capricci di costoro che si decidono le attuali sorti del nostro mondo. E l’unico modo per far vivere ancora la democrazia è quello di inculcare anche a questi signori una chiara e precisa coscienza politica. Che poi diventino di sinistra o di destra non mi interessa, purché abbiano le idee chiare. E’ molto più facile combattere un avversario cosciente e responsabile, piuttosto che dover combattere l’ignoranza e il vuoto.
Quando ho iniziato questo post, l’ho fatto con l’intenzione di esprimere la mia opinione su alcuni fatti di cronaca politica che sono balzati all’ordine del giorno: la riforma elettorale (argomento peraltro già affrontato in questo blog), la riforma della giustizia (con la legge ex-Ciriami, chiamata con ragione “legge salva-Previti”, le cui conseguenze sarebbero a dir poco spaventose), le continue ingerenze della nuova Chiesa di Papa Ratzinger negli affari dello Stato Italiano (ora sostengono che è peccato mortale – tale da non potersi più accostare all’Eucarestia – votare politici che non siano espressamente contrari all’aborto!), e su tante altre cose che stanno affliggendo il nostro piccolo mondo senza che noi ce ne accorgiamo troppo. Tuttavia mi sono fatto prendere la mano, e ho fatto un post molto più teorico di quello che pensavo. Tuttavia credo che sia importante anche questo, e così rimanderò gli altri argomenti ad una successiva trattazione.

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