E’ morto Sergio Endrigo. Probabilmente centinaia di blogger e di siti parleranno di lui come di un grandissimo artista scomparso, una stella della canzone italiana, ed assisteremo al solito carosello di sciacalli che si scatenano appena muore un "big".
Io vorrei cercare di evitare ogni tipo di ovvietà, ed esprimere solo quello che provo: nostalgia. Nostalgia per un periodo in cui non facevo che ascoltare un suo CD, a ripetizione, anche cinque o sei volte al giorno. Mi siedevo di fianco allo stereo, programmavo le canzoni che mi piacevano di più e le ascoltavo in continuazione.
Ho amato quel CD, con canzoni come Io che amo solo te, Viva Maddalena, Mani bucate, Teresa, Lontano dagli ochi, Canzone per te, Dove credi di andare, La casa, L’arca di Noè, Girotondo intorno al mondo, Mille lire… ognuna di queste canzoni porta con se ricordi indelebili della mia infanzia.
Sergio Endrigo, con la sua voce calda e un po’ arrochita dal tempo e dal fumo, l’avevo rivisto qualche mese fa in televisione, su Rai2, in una bellissima trasmissione TV in cui i cantanti italiani presentavano e commentavano l’opera di altri autori loro contemporanei. Mi era piaciuto molto, e – anche se era a tarda notte – ero stato alzato volentieri ad ascoltarlo.
Non scriverò frasi di circostanza, non sparerò stronzate inutili. Solo, mi dispiace che se ne sia andato, e ogni tanto tornerò a far girare ancora quel disco.

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