Notizia di cronaca: due giorni fa un ragazzo marocchino di sedici anni è stato ritrovato cadavere nel greto del fiume Taro, in una località a pochi chilometri da Parma. Sembra che il giovane, tentando di guadare il fiume per raggiungere una piscina dall’altra parte, sia scivolato sui sassi bagnati, abbia battuto la testa e sia rimasto riverso a faccia in giù in una pozzanghera, privo di sensi, fino ad annegare. Gli investigatori però non escludono nessuna pista, nemmeno quella dell’omicidio a sfondo razziale.
Notizia di cronaca: ieri mattina un bambino marocchino di undici anni è stato investito, in località Collecchio, da un’automobile, ed è stato soccorso da una delle nostre ambulanze. Sembra, per fortuna, che le conseguenze dell’incidente siano minime: nessuna frattura evidente, nessun dolore forte.
Perché racconto questi episodi?
Perché stanotte, in turno in Assistenza, c’ero io, assieme ad una squadra di persone che conoscevo molto poco, ma che ritenevo intelligenti e simpatiche.
I commenti che ho sentito riguardo alla prima notizia che ho riportato: "Uno di meno!", "Dovrebbero fare tutti quella fine!", "Hanno fatto bene ad ammazzarlo", "Era ancora vivo e gli hanno piantato un piede in testa per tenerlo in acqua: hanno fatto bene!".
I commenti che ho sentito riguardo alla seconda notizia di cronaca: "Se ci fossi stato io, sull’ambulanza, so io come gliel’avrei messo, il collare!", "Io gli avrei staccato il collo!", "Io invece c’ero, e gli ho salvato la vita, perché se mi prendeva un raptus lo ammazzavo io, e invece mi sono trattenuto!".
Queste, in sostanza, le dichiarazioni rilasciate da persone che – come me – prestano servizio, alcune da molti anni, presso una Assistenza Volontaria. Persone che dedicano il proprio tempo, chi più saltuariamente, chi meno, all’assistenza del prossimo.
Se questi dovrebbero essere esempi positivi, mi domando, cosa dobbiamo aspettarci dagli altri?
E quando provi a ragionarci, a cercare di capire quali sono le motivazioni che li spingono a pensarla così, scopri che sotto non c’è nulla, solo frasi di circostanza sentite da qualcuno, piaciute e ripetute a macchinetta, senza capire. E qualcuno, addirittura, mi dice: "Quando eravamo noi ad emigrare in Germania, i tedeschi non ci trattavano certo bene!". Vaglielo a far capire che anche noi, come i marocchini, all’estero non esportavamo solo lavoro, ma anche – e soprattutto – violenza e criminalità. La mafia italiana è famosa in tutto il mondo. E non dimentichiamoci che è proprio la mafia italiana che fa i maggiori affari con i traffici di clandestini. Cerchiamo di pulire le nostre, di rogne, prima di fare discorsi xenofobi. Soprattutto, speravo che la memoria storica avesse ben altri effetti su una popolazione: dall’esempio del passato, cioè del trattamento a noi riservato da paesi come Germania, America, Inghilterra e tanti altri, quando eravamo noi ad immigrare, cosa dobbiamo imparare: a picchiare più di loro, o a fare in modo che non ci siano altri che subiscano le ingiustizie che noi stessi abbiamo sofferto?
Qualcun altro poi ha affermato: "Questi vengono qui e ci rubano il lavoro! E allora io dico, prima i nostri, e poi i loro!". Già, ma vaglielo a far capire, a questo qui, che i "nostri", a pulire il culo ai vecchi, o a fare gli spazzini comunali mica ci vanno! Perché i "nostri" non vogliono sporcarsi le mani con lavori così poco qualificati. E allora cosa facciamo? Buttiamo fuori tutti gli stranieri e lasciamo le strade piene di immondizia e i vecchi da soli? Alzi la mano chi non ha mai avuto, per il nonno, per il papà o per qualche altro parente, una badante extracomunitaria. E alzi invece la mano chi la badante ce l’ha avuta italiana, o anche solo europea. Secondo me saranno ben pochi, i secondi, e quasi tutti, i primi.

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