Qualche tempo fa, quando ho iniziato questo blog, mi succedeva spesso di pubblicare i testi di alcune canzoni che ritenevo veramente significative, vuoi per il loro contenuto, vuoi per la bellezza della musica, vuoi per la poesia dei testi.
Purtroppo mi sono presto reso conto che pubblicare i testi senza poterne sentire la musica è, spesso, una cosa molto snaturante per una canzone. Ci sono autori, come Fabrizio De André, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, ma anche Leonard Cohen, Bob Dylan e tanti altri, i cui testi sono effettivamente delle vere e propre poesie (soprattutto per quanto riguarda il primo che ho citato, che è il mio mito indiscusso), tuttavia toglierli dal loro contesto naturale – che è la musica – significa far loro violenza.
Ed è per questo che ho deciso di aggiungere un nuovo servizio: si chiama radio.blog, e lo trovate in un pannello qui a lato.
Questo mi consentirà di pubblicare, oltre ai testi, anche le musiche, facendo cosa – a mio avviso – molto più sensata.
Come primo esempio, vorrei passarvi una canzone che ho fatto molta fatica a comprendere davvero. L’ho sempre ritenuta una canzonetta, senza troppe pretese né troppi significati. Ma, dato il suo autore, avrei dovuto prevedere molto prima che mi sbagliavo. Si tratta di Andrea, di Fabrizio De André.
La canzone dovrebbe partire in automatico all’avvio di radio.blog, quindi – se avete le casse accese – la voce calda di De André starà già riempiendo l’aria attorno a voi.
Vi riporto il testo:

Andrea s’è perso, s’è perso
e non sa tornare
Andrea s’è perso, s’è perso
e non sa tornare
Andrea aveva un amore
riccioli neri
Andrea aveva un dolore
riccioli neri.

C’era scritto sul foglio ch’era morto
sulla bandiera
c’era scritto e la firma era d’oro
era firma di re
ucciso sui monti
di Trento
dalla mitraglia
ucciso sui monti
di Trento
dalla mitraglia.

Occhi di bosco
contadino del regno
profilo francese
occhi di bosco
soldato del regno
profilo francese

e Andrea ha perso, ha perso l’amore
la perla più rara
e Andrea ha in bocca, in bocca un dolore
la perla più scura.

Andrea raccoglieva, raccoglieva violette
ai bordi del pozzo
Andrea gettava riccioli neri
nel cerchio del pozzo
il secchio gli disse, gli disse "Signore,
il pozzo è profondo
più fondo del fondo degli occhi
della notte del pianto".
Lui disse "Mi basta, mi basta che sia
più profondo di me"
lui disse "Mi basta, mi basta che sia
più profondo di me".

La canzone originale è contenuta nell’album Rimini, mentre la versione che ho scelto per voi, che è quella che De André ha cantato con la PFM, ha sonorità molto più rock.
Sentita così sembra quasi una storiella, una canzonetta. Ma leggendo meglio il testo, e facendosi prendere davvero dalla musica, si riesce ad afferrare il vero significato: il protagonista, Andrea, si suicida gettandosi in un pozzo "più fondo del fondo degli occhi/della notte del pianto", perché incapace di continuare a vivere dopo la perdita del suo amore, un ragazzo dai riccioli neri, ucciso durante la prima guerra mondiale, da una mitragliatrice, lontano, sui monti di Trento.
Si tratta di uno dei ritratti più belli e toccanti di un amore omosessuale che la canzone italiana ci abbia mai regalato: l’amore tra due uomini, calpestato non dal pregiudizio, questa volta, ma dalla malvagità dell’uomo, dalla sua continua sete di sangue, dalla guerra.
Anche l’immagine del potere, rappresentata dalla firma d’oro, firma di re, sul documento che certifica la mrote del soldato, è visto come qualcosa di lontano, freddo, distante: chi ha deciso la guerra ne sta lontano, non si immischia in quei lutti e in quei dolori, perché chi decide una guerra sta sempre dalla parte del torto. E questo, l’anarchico De André, con il suo pacifismo integrale, non manca mai di ricordarcelo.
Grazie, Faber, grazie per tutto quello che continui a regalarci.

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