Navigando su www.gay.it, mi sono imbattuto in un articolo piuttosto interessante, riguardante la possibilità di "curare" l’omosessualità.
Nell’articolo, che potete leggere cliccando qui, si parla di alcune associazioni di medici, sia italiani che stranieri, che affermano di poter "riconvertire" gli omosessuali, "guarendoli" dalle loro "deviazioni".
Prima di parlare di queste "cure", di queste "terapie", conviene affrontare il discorso dal punto di partenza: che cos’è l’omosessualità? Siamo tutti d’accordo che per omosessualità si intende attrazione sessuale/fisica/sentimentale verso persone del proprio sesso. Quello che però provoca attrito nell’opinione pubblica, non è la definizione in sé, bensì la ricerca delle vere cause del fenomeno.
Su queste, l’intero mondo si scanna da secoli. C’è chi sostiene che si tratti di una malattia, e chi invece – più saggiamente – la ritiene una normale manifestazione della sessualità umana. C’è chi sostiene che la colpa sia tutta della società, o della famiglia, o comunque dell’educazione, e c’è invece chi invece si appella a ragioni genetiche o influenze pre-natali.
Ma la comunità scientifica internazionale che posizione ha assunto? Una breve ricerca su Internet ci fornisce la risposta:
Dal punto di vista scientifico l’omosessualità non è un vizio, non è una perversione, non è una malattia. Già nel 1973 l’APA (American Psychiatric Association) lo aveva stabilito, classificandola nel 1987 fra le varianti non patologiche della sessualità umana. Nel 1991 l’Organizzazione mondiale della sanità l’ha esclusa dalla classificazione delle malattie (clicca per la fonte).
Detto questo, la domanda che sorge spontanea è: che senso ha curare qualcosa che non è una malattia?
L’unica risposta possibile – perché, in effetti, una risposta c’è – è che non tutti gradiscono di essere gay. C’è chi proprio non riesce ad accettarsi, chi non vuole vivere da omosessuale, chi si sente malato e perverso. Ma si tratta di un disagio psicologico, e, questo sì, ha origini sicuramente sociali e culturali. Se una persona non riesce ad accettarsi, quasi sempre la colpa non è sua, e sicuramente non è della sua condizione, ma è della società e dell’educazione che ha ricevuto: la chiesa, la scuola, gli amici, gli scout, i discorsi di certuni in televisione, gli stereotipi… sono questi i veri problemi da risolvere, non l’omosessualità. Bisogna riformare, rifondare, rivoluzionare la società e il suo modo di vedere le cose, perché tentare di "curare" un omosessuale è impossibile, oltre che dannoso.
Impossibile perché, se effettivamente l’omosessualità è un fatto genetico (e recenti studi sembrano avvalorare questa ipotesi: trovate quiqui alcuni articoli in proposito), non si può modificare in alcun modo il corredo genetico di un individuo, almeno non finché questo è vivo.
Dannoso perché tutte queste terapie non faranno che aumentare i sensi di colpa e le frustrazioni dell’individuo, nel momento in cui egli si renderà conto dell’inefficacia della cura. In altre parole, la persona si sentirà un "malato incurabile", e questa concezione avrà ripercussioni gravissime sulla sua integrità psicofisica e sulla sua serenità esistenziale.
E’ per queste ragioni che considero chi cerca di "guarire" un omosessuale niente più che un volgare ciarlatano, oltre che un criminale: qualcuno che si comporta in modo eticamente scorretto per far soldi sulla pelle altrui.
Se si vogliono risolvere i problemi di accettazione da parte di un individuo omosessuale, la strada giusta non è la "conversione", bensì l’integrazione. E per raggiungere questo scopo, agire sull’individuo, spesso, non basta: bisogna agire sulla società.

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