Mi accingo a scendere le scale per la decima volta in tutto il pomeriggio, per chiedere a quel cretino del mio "capo" dove ha messo il CD che mi serviva per riparare il PC dell’Ufficio Comando, quando, proprio dietro l’angolo, mi si para davanti un bambinetto che mi si rivolge dandomi del lei: "scusi, mi sono fatto male!". Sapete uno di quei bulletti un po’ cicciottelli che ti parlano sempre come se ti stessero comandando a bacchetta? Quelli antipatici sul modello "ragazzino californiano rotondetto e strafottente" che vorresti veder sparire dalla faccia della terra? Bene, allora avete capito.
Io lo guardo da capo a piedi, e penso: "questo sta meglio di me…". Gli chiedo cos’è successo, e lui mi risponde che è caduto in bici.
Lo faccio accomodare in ambulatorio intanto che vado alla ricerca del medico, che trovo stravaccato sul divano a gambe all’aria, intento a telefonare.
Mi guarda male e sbuffa quando dico che c’è una visita per lui, ma è il suo mestiere… butta giù il telefono e mi segue a passo lento.
Entrato in ambulatorio, butta un occhio al bambino e non gli si avvicina nemmeno. Si dirige alla scrivania e tira fuori la carpetta con le schede da compilare. Io mi dedico al "ferito", e mi faccio dire dove si è fatto male: ha due o tre escoriazioni sulla spalla, sul gomito e sulla caviglia, roba che non sanguina nemmeno. Prendo in mano la boccetta dell’acqua ossigenata e mi accingo a disinfettarlo. Il medico, senza guardarmi, continuando a scrivere, mi fa: "no no, usa l’altra". Io allora poso l’acqua ossigenata e prendo in mano la clorexidina, e lui ancora: "no, no, l’altra boccetta". Guardo il terzo contenitore: l’etichetta recita "disinfettante alcoolico". Penso "ok, d’accordo" ed inizio a spruzzare deciso sulle escoriazioni. Povero bimbo, urlava come un dannato…

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