Stamattina sono andato a votare, verso le 11. Le tre scrutatrici del mio seggio mi hanno guardato come se fossero stupite di vedere un altro essere umano, oltre a loro, sopravvissuto a questa domenica elettorale.
Ieri il Papa ha avuto la brillante idea di dire che "bisogna astenersi da quello che non piace a Dio".
Obiezione numero 1: ma come cazzo fai a dire che qualcosa non piace a Dio? Io non ho la verità in tasca, perché invece i cattolici pretendono di averla? Sono arcistufo di sentirmi dire che loro sanno cosa è giusto e cosa è sbagliato; non ne posso più di sentirli dire che io sbaglio in tutto quello che faccio, che il mio essere omosessuale è peccato, che l’andare a votare a un referendum è peccato, che vivere è peccato! Dove finisce il libero arbitrio, la gioia di vivere, la liberà personale?
Obiezione numero 2: astenersi dal fare ciò che non piace a Dio potrebbe essere – semmai – astenersi dal praticare tutto ciò che il referendum vorrebbe permettere. Ma astenersi dal referendum stesso è tutta un’altra cosa: non si tratta più di fare qualcosa che può piacere o non piacere a Dio, ma si tratta di calpestare un proprio diritto e venir meno a un proprio dovere. Il diritto e il dovere di esprimere il proprio voto. La base della democrazia è proprio questa. Ma, ormai, la democrazia in Italia è già morta da un pezzo, se arriviamo a questo punto. Se non si toglie il quorum, il referendum muore, ed è solo uno spreco di tempo e di soldi.

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