Boys don't cry - locandinaTra tanti film pietosi che ho visto ultimamente, per fortuna capita anche di imbattersi in qualche capolavoro. E’ il caso del film che ho visto poche sere fa: Boys don’t cry, della esordiente Kimberly Peirce.
L’attrice protagonista, che per quella parte si è meritata un Oscar e un Golden Globe, è la quasi-debuttante Hilary Swank che, a quanto pare, ha poi confermato tutte le proprie straordinarie doti in Million dollar baby, che devo ancora vedere, ma qualcuno non fa che continuare a parlarne…
Ruolo di protagonista che, peraltro, è di difficilissima interpretazione. Il protagonista è infatti Brandon Teena, ragazzo minuto ma di bell’aspetto e di modi gentili, del quale le ragazze vanno letteralmente pazze. Ma ovviamente le cose non possono essere così semplici, perché la vita non è mai semplice: Brandon Teena è in realtà una ragazza, Teena Brandon, fuggita dal suo paese a causa dell’incomprensione che circonda la sua crisi di identità sessuale. Brandon vorrebbe essere un ragazzo, e per questo nella sua valigia ci sono opuscoli su transessuali e operazioni per un cambiamento di sesso, ma la dura realtà dei fatti continua a ricordarle che è invece una ragazza. E così la vediamo, a inizio film, tagliarsi i capelli e fasciarsi il seno per nascondere a se stessa e agli altri il proprio sesso biologico.
La storia di Brandon ci trascina in mezzo ad una America rurale che, anziché del 1993, sembra quella degli anni Cinquanta, con l’ignoranza, la violenza, l’intolleranza che i piccolissimi paesini ultracattolici dispersi in un mare di pianure sconfinate possono conservare per secoli e secoli, perenne testimonianza della bestialità umana.
Il film ci racconta una storia raccapricciante e commovente fino alle lacrime, e solo alla fine, prima dei titoli di coda, scopriamo che la tragedia di Brandon Teena è, purtroppo, una tragedia reale, e che nessuno dei fatti o dei personaggi del film è stato inventato. E allora il pugno nello stomaco arriva fortissimo, diretto, e toglie il fiato.

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