Riccardo Berti è riuscito a farne un’altra delle sue. Giovedì sera, dopo il TG, a Batti e ribatti, il giornalista aveva come ospite indovinate un po’ chi? Niente popò di meno che Elena Curti, che si definisce (e probabilmente è davvero) figlia naturale di Benito Mussolini.
Bisogna dire che lei stessa ha ammesso di non esserne certa al cento per cento, e che non le interessa nemmeno fare la prova del DNA, perché per lei non è importante saperlo con certezza. Ovviamente però il ritratto di Mussolini che è uscito dalla bocca di questa anziana signora non era quello di uno spietato statista e brutale assassino, bensì quello di un padre attento e premuroso. Un bel quadretto di famiglia.
Poi la signora Curti, rispondendo a una domanda di Berti, ha raccontato i momenti della cattura del padre da parte dei partigiani. Lei si trovava nello stesso convoglio in cui viaggiava Mussolini, ed è stata presa prigioniera a pochi minuti di distanza.
Berti allora ha chiesto delucidazioni sul famoso tesoro che si dice viaggiasse con Mussolini e i membri del suo governo e che, al momento della cattura, è sparito nel nulla. Elena Curti ha risposto che sì, quel tesoro c’era: il governo di Mussolini, in quel tempo di guerra, girava con tutti i propri averi a presso, perché non avrebbe potuto tenerli al sicuro da nessuna parte. E tutti quei soldi, puff, spariti nel nulla.
Quindi ora i partigiani sono ladri e rapinatori, mentre Mussolini era un buon padre di famiglia che cercava di proteggere l’Italia dalla malvagità e dall’ingordigia.
Quindi il caro amico Berti ha avuto la brillantissima idea di chiudere con una splendida citazione di cui non ricordo l’autore:
"Scrivere la storia è solo un modo per sbarazzarsi del proprio passato".
Evviva il revisionismo.

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