Gennaio. Tempo di bilanci e di propositi.
Forse i miei venticinque (magari!) lettori saranno già strapieni di discorsi del genere, e non ne potranno veramente più; ma da un po’ di tempo a questa parte scrivo più per me che per gli altri, e quindi questo pensiero non mi fermerà.
Il Duemilaquattro è stato un piuttosto controverso. Per certi aspetti è stato veramente un anno di merda (non per niente anno bisesto anno funesto); per certi altri è stato invece stupendo.
Basta scorrere un po’ le pagine di questo blog, e tornare a quel gennaio 2004, per rendersi conto dello stato pietoso in cui versavo allora.
Sulle mie spalle gravava ancora il peso di una situazione sentimentale disastrosa, di un amore non corrisposto durato talmente tanto da distruggermi fisicamente e psicologicamente, quando mi sono dovuto scontrare con la dura realtà dei fatti; e contemporaneamente mi era arrivata la mazzata della fine di una delle amicizie più profonde (ma, a pensarci bene, anche più ambigue) che io abbia mai vissuto. Anche se ora, dopo mesi di buio, abbiamo ricominciato a frequentarci, sono purtroppo ben consapevole che quel che c’è stato non tornerà mai più, e del resto non sembra nemmeno che a lui interessi più.
Gennaio, febbraio e marzo sono stati mesi bui, in cui ingoiavo tutto, rinfacciavo poco (e comunque mi rendo conto che era anche troppo) e cercavo inutilmente di comportarmi "normalmente". Il mio orgoglio era distrutto, la mia psiche vacillava abbondantemente. Cercavo di apparire normale, allegro, e poi, al mattino, al momento di uscire di casa, aprivo la porta, guardavo fuori, facevo un passo indietro, chiudevo la porta, mi sedevo sulle scale e scoppiavo a piangere.
La sera, al ritorno dall’università, salutavo gli amici, più o meno come se niente fosse, salivo in macchina, allacciavo la cintura, partivo e scoppiavo a piangere fino a casa.
Ad aiutarmi a stare a galla c’era l’amicizia con Zar ed Eka, amicizia al di là di ogni umana possibilità di descrizione, al di fuori di qualunque classificazione o limitazione (se sono ancora qui lo devo principalmente a loro), e alla comprensione di amici come il Pincio, del quale continuo a sottovalutare troppo l’importanza.
Inoltre non posso trascurare di dire che, a metà gennaio, sono stato chiamato a far parte dell’Ufficio Comando della Pubblica: esperienza indimenticabile e indelebile per la mia formazione personale, e che dura tutt’oggi.
Poi, alla fine di marzo, dopo il mio compleanno, qualcosa ha cominciato a rompersi nei delicati equilibri che mi legavano a quell’amico di cui parlavo sopra, e alla sua nuova ragazza. Ricordo ancora la sensazione di vuoto totale, e di tristezza infinita, che ho provato il pomeriggio in cui, al termine di una lunga discussione, abbiamo deciso di smettere di frequentarci.
E’ stata la fine di un’epoca, e l’inizio di un’altra. Una fine inevitabile e, per come si stavano mettendo le cose, anche decisamente salutare.
Sono stato male, e chiunque abbia provato cosa significhi una delusione del genere mi può capire alla perfezione; ma ciò mi ha permesso di risvegliarmi, di cambiare aria, di reagire.
Così ho iniziato a frequentare un gruppo di studenti universitari gay, per conoscere qualcuno "come me", e mi sono fatto una nuova compagnia. Contemporaneamente, grazie a quelle due persone meravigliose alle quali ho accennato poc’anzi, siamo riusciti a "rifondare" una compagnia che comprendesse i resti di quella vecchia, ormai smembrata, e alcuni "nuovi acquisti", che si sono poi rivelati essere Amici di quelli degni del nome con la A maiuscola: principalmente Phemt e Minerva, ma anche altri. Persone vere, la cui compagnia è sempre gradita, con le quali si riesce ad avere un dialogo vero, franco, leale. Nuove conoscenze che sono un acquisto del quale – spero – non mi pentirò mai.
L’estate è trascorsa abbastanza piacevolmente, quindi, anche se non sono mancati brevi periodi nerissimi di ricadute nella disperazione.
Ad agosto ho avuto modo di approfondire anche l’amicizia con alcuni colleghi dell’Ufficio Comando, dei quali ho anche parlato nei miei post, e a settembre, poi, ho ricominciato a frequentare anche quell’amico che non sentivo più da tanto tempo.
Degli ultimi mesi, che dire? Ve ne sarete accorti anche voi: i miei post sono quasi del tutto scomparsi, il tempo a disposizione è sempre meno, lo studio è sempre di più; per fortuna cresce costantemente anche il numero degli amici, e in particolare quello degli amici fidati, e questa la reputo una grandissima fortuna.
Certo, dal punto di vista sentimentale, ormai, la mia situazione è nulla da un anno, ma date le ultime esperienze, per il momento mi rassegno a portare pazienza, a non avere fretta. Meglio soli che male accompagnati.

Per quanto riguarda i propositi per il nuovo anno, ne ho fatto più d’uno, ma preferisco tenermeli per me, almeno per il momento.

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