Post scritto ieri sera, e non inviato per problemi tecnici: provvedo ora.

Stasera sono piuttosto contento. Sono uscito con un amico piuttosto recente, un ragazzo che ho conosciuto un paio d’anni fa in pubblica: ci siamo iscritti nello stesso periodo, abbiamo fatto il corso assieme e ci siamo anche trovati in ufficio comando assieme. Malgrado questo, fino a quest’estate non ci eravamo praticamente mai parlati. Non saprei proprio dire chi dei due sia il più timido. Poi ci siamo trovati a fare una notte assieme, a metà agosto. Ci siamo messi in cucina, a far da mangiare, e una parola tira l’altra: lui aveva parecchie cose di cui sfogarsi, e pure io avevo la mia dose. Entrambi, malgrado la timidezza, ci siamo aperti, dicendoci cose delle quali solitamente si rendon partecipi solo gli amici più fidati. Del nostro dialogo, del mio "outing" e della sua reazione (era piuttosto stupito, ma ha accettato la cosa senza problemi) ho già parlato in un post di qualche mese fa. Poi per qualche mese abbiamo continuato a vederci solo in pubblica, occasionalmente, e, quando capitava di restare un momento soli, ci "aggiornavamo" un po’ sui reciproci guai. Poi, quando al cinema è uscito "La mala educaciòn", l’ho invitato a venire a vederlo con la nostra compagnia. Da allora ha cominciato ad uscire qualche volta con noi (anche se, a causa della sua timidezza, e della timidezza di qualcun altro del gruppo, non s’è ambientato proprio subito benissimo). Comunque ha perseverato, e la cosa mi aveva fatto molto piacere. Poi, improvvisamente, ha cominciato a reclinare ogni invito, anche in pubblica s’è fatto un po’ sfuggente, un saluto e via, e io non riuscivo a capire perché. L’avevo anche invitato per Capodanno, e subito s’era detto più che contento, ma poi ha cominciato a dirsi un po’ insicuro, promettendo spiegazioni che poi non dava. Io ci sono rimasto un po’ male, e ho cominciato a chiedermi cosa mai potessi avergli fatto, ma, malgrado un approfondito esame di coscienza, non sono riuscito a trovare nulla di strano nel mio comportamento con lui. Poi, finalmente, stamattina, l’occasione giusta per parlare: io passo in pubblica per aggiustare un computer, lui è in turno. Sembra in giornata buona. Ci salutiamo, poi io mi dirigo in ufficio per mettermi a lavorare su quel PC. Dopo pochi minuti, lui entra e mi dice: "immagino che vorrai una risposta per capodanno…" E così ci mettiamo un po’ a parlare, come non facevamo da tempo. Purtroppo però la sede della Pubblica è un porto di mare, c’è chi va e c’è chi viene, e non è facile parlare seriamente. Così ci accordiamo per trovarci stasera a bere una birra. È stata una serata piacevole, anche se gli argomenti di conversazione (le reciproche disgrazie) sono stati a volte un po’ tristi, ma sicuramente sono contento di aver ritrovato un amico col temevo di essermi allontanato troppo, e di aver in qualche modo rinsaldato un rapporto nato in circostanze un po’ strane, ma che promette decisamente bene. E alla fine mi ha detto che a capodanno sarà con noi. Vi starete probabilmente chiedendo perché vi abbia raccontato tutto questo… In generale non ritengo di dover fornire una giustificazione per spiegare perché scrivo, ma in questo caso lo farò lo stesso: sono tornato a casa con la sensazione di aver fatto qualcosa di buono, e per una volta avevo pure voglia di scrivere. E tanto vi basti.

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