Ieri sera, tra gli ospiti di Fabio Fazio a Che tempo che fa, c’era un certo Oscar Luigi Scalfaro, che, come tutti ricordano, è stato Presidente della Repubblica Italiana prima di Carlo Azeglio Ciampi (poi qualcuno mi spiegherà perché i Presidenti hanno tutti due nomi…).
Devo ammettere di non aver mai provato una particolare simpatia per quel personaggio: quando era ancora in carica, ero troppo piccolo per avere una coscienza politica sviluppata ed autonoma, e le vignette di Forattini, piuttosto caustiche nei suoi confronti, me lo avevano reso un tantino antipatico.
Poi però per fortuna credo di essere maturato sia psicologicamente che politicamente, e ho preso il vizio di buttare nel cesso tutti i pregiudizi che mi ero creato, per far parlare di nuovo le persone e giudicarle a ragion veduta.
E ieri sera Scalfaro è stato a dir poco mitico.
Fazio non è un comico: è un giornalista con i controcazzi, come direbbe qualcuno. Le sue domande sono tutte provocatorie, sembrano delle prese in giro, ma in realtà colgono alla perfezione il punto del problema. L’ho visto raramente sbagliare il bersaglio.
Malgrado fosse visibilmente emozionato alla presenza di un ex Presidente della Repubblica, e quindi Senatore a vita, non ha perso la sua lucidità, e ha offerto all’intervistato degli assist (per fare una metafora calcistica) che nemmeno Vieri avrebbe saputo sbagliare (e lo dico da interista ).
La prima domanda era più o meno di questo tono:
Presidente, lei è sempre stato un uomo moderato… Ora è acclamato non solo dal nostro pubblico in sala [riferendosi all’applauso interminabile che Scalfaro ha ottenuto al suo apparire in studio, NdInsj], da tutte le forze dei Girotondini, dal Movimento, dalla sinistra estrema… Presidente, non è che lei mi è diventato sovversivo?
Mi piacerebbe avere una registrazione della trasmissione per ricopiare fedelmente le parole di Scalfaro, ma purtroppo non ne dispongo. Non userò quindi il discorso diretto, perché non sarebbe giusto, ma riassumerò a grandi linee il succo del discorso.
Scalfaro ha risposto, per giustificare questa sua “popolarità”, di aver sempre, in Senato, votato contro leggi fatte non per il bene di tutti, ma per il bene di un singolo. Di aver votato contro la guerra perché l’articolo 11 di quella Costituzione che lui stesso, con tanti altri grandi personaggi politici dell’epoca, ha votato in Parlamento, dice: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“. Quindi la Guerra è anticostituzionale sia quando è una guerra di offesa, un attacco ingiustificato, sia quando diventa mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Scalfaro ha puntualizzato che la legittima difesa, cioè la guerra combattuta da una nazione a difesa della propria sovranità e dei propri limiti territoriali non è solo un diritto, ma è anche un dovere. Come quando, per strada, stiamo camminando di fianco ad un bambino di dieci anni. Se questo bambino viene aggredito, e noi siamo nelle condizioni di difenderlo, ma non lo facciamo, commetteremo un reato: omissione di soccorso. Ma questa, la guerra difensiva, è completamente diversa dalla guerra cosiddetta preventiva, che è quella che gli Americani stanno portando in giro per il mondo. E la guerra preventiva non ha nessuna giustificazione nella nostra Costituzione.
Poi il Presidente ha parlato della riforma costituzionale federalista proposta dall’attuale Governo. Fazio ha chiesto se non fosse legittimo che un Parlamento, nei modi previsti dalla Costituzione, si apprestasse a modificare la Costituzione stessa. Scalfaro ha risposto che sì, la cosa è perfettamente legittima, e lui stesso, all’inizio del suo mandato, aveva preso in considerazione la possibilità di modificare la formazione del parlamento, riunendolo in un’unica assemblea, in modo da sveltire le pratiche necessarie alla promulgazione di una legge; ma ciò non toglie che si possa sempre giudicare se una particolare riforma è giusta o sbagliata. E si è detto particolarmente preoccupato dal fatto che, nel testo della riforma federalista prevista da questo Governo, uno dei fondamentali compiti istituzionali del Capo dello Stato, lo scioglimento delle Camere, passerebbe nelle mani del Presidente del Consiglio, che potrebbe usarlo come arma di ricatto per costringere il Parlamento ad approvare le sue proposte [un po’ come Berlusconi sta facendo ora con lo spauracchio delle elezioni anticipate, NdInsj]. In cinquant’anni circa di Repubblica Italiana, diversi Presidenti della Repubblica hanno esercitato questo potere di scioglimento delle camere, ma nessuno di loro è mai stato accusato di un tentativo di colpo di stato: segno, dice Scalfaro, che questo potere costituzionale, unito alla saggezza degli uomini di governo, ha sempre fatto il suo dovere, ed è sempre stato esercitato in modo impeccabile. Ma cosa succederebbe se tutto questo passasse nelle mani del Presidente del Consiglio? Avremmo un governo virtualmente inattaccabile. E attenzione, perché Karl Popper, famoso filosofo tedesco, che si è occupato tantissimo di diritto politico, e di filosofia del diritto, è chiarissimo: la democrazia esiste fino al momento in cui il popolo è libero di mandare a casa chi lo sta attualmente governando. Quando questo potere viene meno, cioè quando il popolo non ha più il potere di decidere autonomamente il proprio destino, allora si può parlare solo e soltanto di dittatura. Popper non l’ha citato Scalfaro, ma lo cito io perché mi pare piuttosto calzante con l’argomento.
Scalfaro poi ha fatto un’affermazione a dir poco commovente. Citando la persona di Alcide De Gasperi [qui la biografia completa], uomo che lui ha sempre ammirato e stimato tantissimo, e che “mi ha usato la gentilezza di volermi bene“, ha detto:
– “Guardi, non posso dire che non avrei votato a favore di un tale assemblamento di poteri nelle mani di una sola persona nemmeno se me l’avesse chiesto De Gasperi, solo perché un uomo come De Gasperi non avrebbe mai chiesto una cosa simile. Questo dovrebbe darle un’idea di cosa ne penso in proposito“.
Poi ha precisato che nessuna riforma costituzionale può andare a toccare nemmeno da lontano la prima parte della Costituzione, quella che riguarda i cosiddetti Principi, mentre la riforma proposta da questo Governo viola proprio il primo di questi Principi. L’art. 1 comma 2, infatti, recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. Ma la riforma proposta andrebbe a togliere la sovranità al popolo, rimettendola completamente nelle mani del Presidente del Consiglio, come abbiamo detto prima. Al che Fazio, con la consueta intelligenza, ha fatto una domanda che ha suscitato una risposta tanto bella quanto accorata da parte di Scalfaro. Fazio ha chiesto, infatti, se non fosse possibile che i cosiddetti Principi siano legati al momento storico, e non siano dei Principi Universali ed Immutabili, e che magari oggi non siano più condivisibili. La risposta di Scalfaro è stata bellissima:
Guardi, i Principi sono come i Valori: è possibile che un periodo storico li metta sotto i piedi e li calpesti, come in una dittatura, ma passato quel periodo storico, i Principi ritornano sempre fuori, senza una ruga sul volto“.
Devo ammettere che quell’intervista mi ha commosso profondamente, e mi ha ridato speranza per un futuro migliore. Finché in Parlamento siederà ancora qualcuno in grado di ragionare e di difendere a spada tratta i Principi e i Valori in cui crede fortemente, la speranza non morirà.

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