Incredibile. Ieri due persone sono riuscite a farsi cannare di brutto al test finale del Corso Base, in Pubblica. Ma stavolta l’abbiamo dovuto fare: dopo i macelli degli ultimi anni, abbiamo deciso di introdurre una soglia minima di risposte esatte sotto le quali il candidato dovrà ripetere il corso. Su trenta domande a crocette, una soglia di venti risposte giuste mi sembra il minimo.
Eppure qualcuno è riuscito a fare lo stesso un macello.
Però devo dire che l’esperienza di esaminatore ha i suoi pregi, e ho scoperto in me un lato sadico che non conoscevo… più che altro, ho visto che ho ereditato da mio padre (che son trent’anni che fa l’insegnante) la mania di commentare gli errori dei miei “discepoli”, con battute o motti di spirito, per addolcire la pillola del giudizio non sempre esaltante.
La soddisfazione maggiore però è venuta dal fatto che le cose che, durante il corso, abbiamo spiegato noi dell’Ufficio Comando, sono state sbagliate pochissimo: segno che siamo riusciti più di altri a mantenere viva l’attenzione.
Chiusa la parentesi autocelebrativa [NO! EKA! STA’ GIU’! Che io quell’altro termine non me lo faccio mica scappare, IO!] torno ad affrontare argomenti più spinosi.
La notizia che ora sta facendo il giro del mondo è una delle più allucinanti tra quelle giunte negli ultimi mesi. Stavolta si tratta ancora di un’atrocità quasi impensabile commessa dalle “forze di Pace” americane in Iraq: ricordate quelli che dovevano portare la libertà e la democrazia? Enduring Freedom?
Bene, perché dopo le foto-chock di torture sui detenuti in un carcere iracheno da parte di soldati alleati, ecco arrivare – e stranamente da un organo di stampa americano, un giornalista della TV NBC – un video che prova un’altra barbarie commessa ai danni di quella popolazione che, in teoria, dovremmo liberare dall’oppressore.
Sabato pomeriggio, in pieno attacco a Falluja. Come sicuramente saprete, le forze Americane hanno deciso di prendere definitivamente la città, definita un covo di terroristi, per spezzare definitivamente la resistenza anti-occidentale.
Diversi gruppi di marines, con l’appoggio di alcuni elicotteri da combattimento, hanno riempito di bombe e di piombo l’intera città, lasciando sul suolo decine e decine di morti e feriti. Il brano che segue è tratto dal sito di Repubblica.


Il giornalista dell’Nbc Kevin Sites ha raccontato che i marine hanno fatto irruzione in una moschea nella parte nord di Falluja, venerdì, dopo aver subito un vioento attacco, nel quale erano rimasti feriti alcuni uomini. Dieci ribelli erano stati uccisi, altri cinque feriti restavano nella moschea e in un edificio adiacente.
I marine avevano accatastato fucili e granate che gli insorti avevano usato per attaccarli, come prova che la moschea era stata usata come baluardo di resistenza e che l’uso della forza da parte loro era giustificato. Quando i marine avevano continuato l’avanzata verso sud, i cinque iracheni feriti, dei quali nessuno sembrava in pericolo di vita, erano stati lasciati nella moschea, in attesa che un altro gruppo di marines arrivasse per portarli via. Tuttavia nel corso della giornata alcune ricognizioni avevano stabilito che alcune moschee della zona erano state nel frattempo rioccupate.
Due unità dei marine che non avevano partecipato all’azione del giorno prima, sabato sono tornate nella moschea, entrando una dall’ingresso principale, l’altra dal retro. Con questo secondo gruppo c’era il reporter dell’Nbc, che ha riferito di aver udito spari provenire dall’interno della moschea. Una volta dentro il giornalista ha sentito un tenente chiedere a un marine che cosa era successo, il soldato ha risposto che nella moschea c’erano delle persone.
“Le hai uccise? ” ha chiesto l’ufficiale. Alla risposta affermativa del marine il tenente ha chiesto se erano armate e il marine in risposta ha alzato le spalle. Il reporter ha quindi visto i cinque uomini feriti che erano stati lasciati nella moschea il giorno prima. I marine avevano sparato di nuovo a quattro di loro, ferendone gravemente tre e uccidendo il quarto.
Il marine responsabile dell’accaduto non partecipa ora alle operazioni sul campo ed è confinato nel quartier generale. L’indagine accerterà perché i feriti sono stati abbandonati per 24 ore e perché i marine hanno loro sparato di nuovo quando sono tornati nella moschea sabato.

Prima o poi capiremo che gli Iracheni non sono carne da macello, ma sono persone come noi. Che se qualche arabo fosse entrato in una nostra chiesa armato fino ai denti e si fosse messo a sparare su dei civili inermi che vi avevano trovato rifugio, si sarebbe scatenato un putiferio. E allora perché tutto questo? Perché?

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