Il primo dei miei desideri è stato esaudito: la Fiera dell’Elettronica.
Malgrado diversi bidonari (vero Zar, Eka, Minerva, Pincio…?).
E così domenica io e Phemt ci siamo messi in viaggio, di primo mattino (eran le dieci e mezza) verso Gonzaga.
Che dire? Quattro o cinque ore a girare tra bancarelle tutte uguali, che vendevano tutte le stesse meraviglie, in un infinito paradiso di modernità e antichità (stupendi i transistor a valvola lunghi una spanna e non meno larghi, o i telefoni da film di Hitchcock, così come i case in plexiglass per PC, con neon fluorescenti multicolore…). Purtroppo gli articoli più interessanti (hard disk da 160 gb Maxtor a 80 euro, schede video di tutta la serie Ati Radeon 9600/9800 a prezzi imbattibili) erano già finiti sabato, ma rimaneva comunque un’infinità di squisitezze, dalla rantumaglia non testata e non garantita (pezzi da museo!) fino alle TV al plasma da 40 pollici con una riga bruciata…
Inutile dire che non ho saputo resistere, e mi sono comprato 50 DVD vergini della Verbatim a 0,60€ l’uno; una magnifica scheda PCI con sintonizzatore TV e radio, ingresso composito e S/Video e un magnifico telecomando; poi ancora un lettore DVD da salotto che legge anche DivX, XviD e ‘soquanti altri formati…
Ma la cosa più bella è stata il viaggio di ritorno. Sarà stata un’illusione ottica collettiva dovuta all’esaurimento psicofisico che ci aveva indotto la fiera, o una pura coincidenza, non lo so, fatto sta che Suzzara è un paese angosciante. Non dovevamo nemmeno passarci, ma poi abbiamo sbagliato strada, e così…
Intanto bisogna premettere che, nel reggiano, i cartelli stradali non sono sempre molto leggibili, così, seguendo un’indicazione che recitava ” A MA” ci siamo infilati in paese a Suzzara. Stradina strettissima tra due case, con il classico vecchietto in bici che se ne sta tranquillamente in mezzo alla carreggiata, fregandosene degli insulti che gli piovono da tutte le parti. Lo sorpasso a fatica, rischiando di sbattere contro il muro dalla parte opposta, e, imprecando, tiro avanti. Sorpasso un tizio in Ciao che non sembrava messo meglio del vecchietto di prima, e poi un altro ciclista. Phemt, che era di fianco a me, mi fa “ma scusa, ma questo non l’hai già sorpassato?”. Io guardo lo specchietto e trasalisco: stessa bicicletta, nera, vecchia, sgangherata; stessa giacca grigia della festa; stessa coppola grigia in testa; stessi occhiali da sole neri stile Venditti ma più scuri; stesse scarpe di pelle nere; e soprattutto stessa faccia piena di rughe. Boh? Sarà un caso? Macché! Superata una rotonda, chi ci viene incontro dall’altro lato della strada? Cavolo, ma è sempre lui? No! Non è ancora lui, è un altro vecchietto in bici, sempre sulla stessa bici, sempre vestito uguale, sempre con la stessa andatura! E poi, più avanti, ancora un altro, e poi un altro ancora!
O son tutti gemelli, o hanno poca fantasia, oppure a Suzzara si aggira un vecchietto assassino che corre più di Bartali – ma solo quando non lo devi sorpassare, perché a quel punto si piazza in mezzo e non si smuove più – e ha discrete pulsioni suicide…
Angoscia…

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