Ho riflettuto su alcuni aspetti della dominazione che gli Stati Uniti esercitano su questo nostro pianeta, e ci sono tanti piccoli aspetti sui quali non mi ero mai soffermato, ma che sono forse altrettanto preoccupanti delle bombe taglia-margherite che quei simpaticoni si divertono a sganciare sulla popolazione inerme di mezzo mondo.
Avete mai pensato a tutti i messaggi subliminali che ci arrivano dal cinema a stelle e striscie? Il discorso è molto lungo e molto complesso, tuttavia voglio cercare di soffermarmi su quelli che ritengo i punti principali. Tralascerò, per esempio, argomenti triti e ritriti – seppure molto interessanti – sulle mode e sui canoni di bellezza, e sui problemi che ne derivano (droga, anoressia, ecc).
Il cinema americano, dal western in poi, per finire nel moderno film d’azione (stile Die hard, per capirci) ha sempre proposto modelli di vita molto stereotipati: il buono tutto d’un pezzo, il cattivo tutto d’un pezzo, il buono che tradisce, il cattivo che si redime, la prostituta che esce dal giro… Certo, le maschere sono un aspetto fondamentale di qualunque rappresentazione, sia essa teatrale o cinematografica, anche perché, psicologicamente, allo spettatore piace riconoscere i personaggi, o riconoscersi in essi, e ciò avviene più facilmente se i loro caratteri e le loro caratteristiche sono stereotipati.
Alle maschere del cinema, come a quelle del teatro classico, sono associati una serie di riti, di gestualità, di comportamenti tipici, che ce li fanno identificare e bollare come tali. Alcuni sono abbastanza innocenti, ma dietro ad altri si nascondono, a parer mio, dei messaggi subliminali a dir poco preoccupanti. Proviamo ad analizzarne alcuni:
Il cattivo: non vi preoccupate, non c’è via di mezzo. Il cattivo alla fine muore sempre. E peggiore è il modo in cui muore, meglio è. Che dire? Sarà forse che il pubblico è sempre assetato di sangue, sarà che i nostri istinti primordiali saltano sempre fuori a dirci che siamo animali anche noi. Ma una cosa è certa: la condanna a morte del cattivo è imprescindibile. Non si è mai visto un cattivo in galera (e non tiratemi fuori Hannibal Lecter, per favore, perché lì è una cosa funzionale alla narrazione). E quello che mi preoccupa è che anch’io, fermamente convinto che la pena di morte sia la più grande puttanata mai concepita dall’uomo, quando vedo il finale di un film in cui il cattivo esplode a bordo dell’elicottero sul quale stava scappando, avvolto dalle fiamme e urlante (come in Amici per la morte) mi sento in un certo qual modo gratificato ed appagato. Poi, se ci penso su, mi dico: “cavolo, ma non è giusto!”. Però sul momento ne godo. Altri esempi di quello che intendo si possono trovare nei finali dei vari: Codice Swordfish, Killing me softly, Minority report, Ronin, I tredici spettri, Il pianeta delle scimmie, solo per citare alcuni di quelli che si trovano nella mia piccola videoteca.
L’omosessuale: questa mi interessa da vicino, non ditemi però che faccio il vittimista. Moltissimi film hanno all’interno un personaggio omosessuale. Tuttavia l’omosessualità viene sempre trattata come qalcosa di ridicolo, quando non addirittura degradante: pensate alle varie “checche” che compaiono in film come Era mio padre (il banchiere), o altre marchette simili, sparse un po’ ovunque. Personaggi di cui si ride, e se uno ha un po’ di autoironia ci scherza su, purché non si vada troppo sul pesante, e la cosa finisce lì. Ma c’è di peggio. Perché, se ci fate caso, in un film d’azione il frocio è sempre il personaggio rinunciabile: se deve morire qualcuno, lui può morire tranquillamente senza cambiare il corso della storia, quasi come se, in fondo, se lo meritasse. E’ il caso del banchiere di Era mio padre, o del compagno di stanza del protagonista di Tentazioni mortali, o del rapitore e del suo amico trovato al motel, in The mexican. Anche quando si riesce ad avere simpatia per quel personaggio, si finisce sempre per dire: “meno male che non è toccata al protagonista: va bene così!”. Si noti che sto parlando di film d’azione, non di film dedicati al tema dell’omosessualità. Che un film di un regista come Almodovar non lo va a vedere un omofobo, mentre The mexican lo vede chiunque. E allora mi viene da pensare ancora alla filosofia americana, così legata allo schifoso perbenismo puritano stile Seventh Heaven. L’omosessualità è un crimine, e come tale deve essere punito con la morte. Lo dice anche la Bibbia [Levitico 20,13]: Se un uomo ha relazioni con un altro uomo, fa una cosa disgustosa e tutti e due devono essere messi a morte. Essi sono responsabili della loro morte. Più chiaro di così… E, a quanto pare, il cinema americano è fin troppo ortodosso.
Il pentimento: il pentimento non è mai completo fino alla morte del penitente. Un cattivo che si redime ha una sola possibilità per salvarsi: morire. Davvero, non scherzo. Anche in questo luogo comune del cinema si sentono forti tracce di puritanesimo: chi sbaglia deve pagare. E’ troppo facile dire “mi sono pentito”, ed è troppo facile anche condurre un’esistenza lacerata dal rimorso, in umiltà e giustizia: è troppo tardi. Hai sbagliato e devi morire. E’ il caso del padre (Mike) in Era mio padre, o di tantissimi altri personaggi. Purtroppo in questo momento ho davanti agli occhi alcune scene esemplari, ma non riesco a ricollegarle al film di appartenenza. Comunque anche per voi non sarà troppo difficile riconoscere lo stereotipo del cattivo pentito che sacrifica la propria vita per salvare il buono che fino a dieci secondi prima voleva vedere morto.
Il tradimento: vale lo stesso discorso del pentimento. Se tradisci, devi morire. E così tutti coloro che vengono meno ai patti, e che si comportano in modo sleale, possono ripagare solo con la morte il torto fatto. E’ il caso del figlio del boss in Era mio padre, o di quel personaggio di Matrix che vende tutta la nave a Smith in cambio di un ritorno nel programma, e un lavaggio della memoria. E anche qui gli esempi sarebbero infiniti.
Insomma, se sbagli, se il tuo comportamento si discosta dall’ordinario, dai giusti binari della vita puritana, caro mio, devi morire. A me non sembra giusto. Voi che ne pensate?

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