Leggendo un post del mio grandissimo amico TheZar, mi sono tornati in mente alcuni particolari del mio recente viaggio nell’Europa del Nord. In macchina, partendo da Parma, abbiamo raggiunto la Norvegia, attraversando Austria, Germania, Danimarca e Svezia.
Come tutti sanno, i paesaggi dell’Olanda sono ovunque segnati dai meravigliosi e caratteristici mulini a vento: strutture mediante le quali i contadini macinavano i cereali per produrre farina. [Caso vuole che proprio in questo momento il mio Winamp mi stia propinando Don Chiscotte di Guccini. Caso o destino?]
Un viaggio in uno qualunque dei paesi che ho citato prima, però, mostrerà che la pratica di costruire mulini a vento non è cessata. Anzi, con le moderne tecnologie, oggi l’energia meccanica del vento non viene più utilizzata per macinare cereali: le pianure del nord Europa sono costellate di alte torri bianche, di cemento, sovrastate da grandi eliche che mettono in funzione turbine elettriche che producono ciascuna qualcosa come 1,5 MW (MegaWatt). Una breve ricerca su Internet mi ha portato a trovare il sito di una delle principali industrie che producono turbine per mulini a vento elettrici: l’europea Vestas. Esistono in commercio, prodotti in serie, generatori in grado di produrre da 660 KW a 2,8 MW. L’ultimo modello, il più efficiente mai costruito finora, il Vestas V90, è in grado di produrre addirittura 3 MW.
Ora, se calcolate che un contratto per un utente domestico normalmente non supera il valore di 3,5 KWh, con uno solo di quei generatori si riuscirebbe a servire un paese di poco meno di 1000 case: i 3,5 KWh del contratto rappresentano infatti un valore di punta. Per farvi un esempio, se l’ENEL, in Italia, serve un paese di 1000 abitanti, non fornirà 3,5 MW, ma solo 3, o poco più, perché, secondo stime matematiche, è altamente improbabile che tutti gli utilizzatori succhino contemporaneamente dalla rete il massimo, e in questo modo si riescono a ridurre considerevolmente i costi.
Comunque, secondo i calcoli che abbiamo appena fatto, con uno solo di quei generatori di 3 MW si riuscirebbero soddisfare le esigenze di circa un migliaio di case. Mettiamo pure che si tratti di famiglie mononucleari, con pochi figli: tre-quattro persone per ciascun nucleo. Ciò significa qualcosa come tre/quattromila persone servite da un singolo mulino a vento.
Oltre i costi di produzione e di installazione (dei quali purtroppo non sono riuscito a comprendere l’entità), questi mulini a vento richiedono un certo costo di manutenzione, certamente. Ma nessun costo è legato al carburante, o alla materia prima dalla quale si ricava l’energia. Una centrale termoelettrica a carbone o a petrolio, per esempio, è in grado, nella migliore delle ipotesi, di trasformare un 30-35% dell’energia termica prodotta in energia elettrica. Questi mulini a vento trasformano dal 30 al 40% dell’energia cinetica del vento in energia elettrica. L’enorme differenza sta proprio nel costo dell’energia originale: l’energia termica del petrolio o del carbone ha costi elevatissimi, mentre l’energia meccanica del vento ha costo assolutamente nullo.
Germania, Svezia e Danimarca sono costellate di mulini a vento elettrici. Pensate a quanta energia pulita riescono a produrre.
Oggi sappiamo che con l’energia elettrica possiamo far andare qualunque cosa: dalle navi alle automobili, dai treni agli aerei. E, come abbiamo visto, l’uomo è anche riuscito a trovare il modo di produrre questa energia in modo pulito e a basso costo. Tuttavia la nostra economia mondiale è ancora interamente dominata dal petrolio: a causa del petrolio si combattono guerre, si uccidono persone, si inquina l’ambiente, si sterminano specie animali e vegetali…
La conversione delle fonti energetiche dal petrolio all’energia eolica, idrica, geotermica e quant’altro è il passo più importante verso la creazione di un mondo più equilibrato e meno dilaniato da guerre immonde. Anche perché, andando avanti così, rischiamo seriamente di arrivare del tutto impreparati all’appuntamento con la fine del petrolio, che dovrebbe giungere tra pochi decenni. E ai ritmi attuali, non facciamo che avvicinare questo momento. E, se ci coglierà davvero impreparati, quel momento sarà una catastrofe: tutti i prezzi si impenneranno improvvisamente, l’inflazione galopperà, e sarà la fame più nera. Il progresso tecnologico, senza energia nè fondi, si fermerà, e non potremo che regredire.
Vogliamo aspettare che questo catastrofico scenario si avveri, o preferiamo fare qualcosa prima?

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