Sul giornale di oggi una notizia che fa accapponare la pelle. Abdslam Fekkak, marocchino, di 30 anni, immigrato con regolare permesso di soggiorno, diploma da ragioniere, moglie e due figli, ha un incidente sul lavoro, in un cantiere a Sant’Eraclio, nei dintorni di Foligno. Cade da un’impalcatura di cinque metri di altezza.
Perde i sensi, sembra morto: per il datore di lavoro sono cazzi amari, perché Abdslam è stato assunto in nero, e in quel cantiere le norme sulla sicurezza sono del tutto inesistenti. Così quel criminale, un siciliano di 41 anni, assieme al figlio di 19, carica Abdslam sul cassone del suo camion, percorre una ventina di chilometri e poi lo abbandona sul ciglio della strada, a Viole di Assisi, una frazione della città francescana.
Per fortuna i carabinieri di Assisi ritrovano Abdslam e lo soccorrono: viene ricoverato in ospedale e, dopo un’operazione, viene dimesso. Il marocchino, inizialmente, non vuole dire cos’è successo: ha paura di ritorsioni da parte del suo “capo”, che ha anche avuto l’ardire di andarlo a trovare mentre era in ospedale, portandogli qualche pacco di pasta e qualche frutto, per “imbonirselo”, e per proporgli dieci giorni di paga in più, se avesse tenuto la bocca chiusa. Ma quell’animale non la fa franca, perché Abdslam vuota il sacco. E allora per quella testa di cazzo di un 41enne siciliano le accuse sono gravissime: omissione di soccorso aggravata, lesioni gravi e violazioni delle norme di sicurezza.
Amarissime le parole di Abdslam: “se fossi stato italiano non mi avrebbero gettato in un campo. Sono da dieci anni in Italia, e non mi hanno mai trattato così”.
E allora, ancora una volta, l’unico commento che posso avere nei confronti di maiali – non uomini; e comunque i maiali hanno più dignità – come quel siciliano e suo figlio è: ma se fosse successo a voi? Tu, padre, vergognati profondamente di quello che hai fatto, e pensa se al posto di Abdslam ci fosse stato tuo figlio, emigrato da dieci anni in terra straniera, costretto a lavorare in nero per uno stipendio da fame, senza la minima garanzia di sicurezza sul posto di lavoro, e poi buttato in un campo a morire per tentare di discolparsi da accuse gravissime! E tu, figlio, che hai avuto il coraggio di compiere un atto talmente ripugnante, di aiutare tuo padre a compiere un’azione da assassino, con che coraggio guarderai ancora negli occhi un essere umano?

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