Ricordate la vicenda dei ventotto disperati morti in mare qualche giorno fa, e le conseguenti stronzate di Calderoli?
Bene, è successa una cosa forse ancora più ributtante.
Siamo a Donoratico, in un caldo pomeriggio d’agosto. La spiaggia è gremita di gente che prende il sole. In acqua quasi nessuno, a causa del mare piuttosto agitato. Ma, nonostante il pericolo, un uomo, un italiano di cui non si conosce il nome, né l’età, si tuffa. Dopo pochi minuti, da riva lo vedono chiamare aiuto. Non ce la fa, il mare è troppo forte, non riesce a tornare a riva.
Allora Chein Sarr, senegalese di 27 anni, si butta in mare, incurante del pericolo, per aiutarlo. Lo raggiunge, lo trascina verso riva, ma poi, sfinito, si arrende alle onde, che lo fanno scomparire in pochi secondi. Immediate le ricerche, ma qualche ora dopo il mare restituisce il suo corpo senza vita.
Un eroe. Un eroe come non ce ne sono tanti. Un atto di coraggio che dovrebbe essere di esempio a tutti.
Ma purtroppo la vicenda non finisce lì. Che ne è infatti dell’italiano salvato da questo ragazzo? Scomparso, volatilizzato. Non una parola, non un “grazie”, nulla. S’è preso su e se n’è andato, incurante del dolore della famiglia di Chien, che lascia, in Senegal, la moglie e una figlia che avrebbe dovuto vedere per la prima volta a Natale, se avesse messo assieme i soldi per tornare in patria. Un uomo è morto per salvarlo, ma lui, codardo e vigliacco, oltre che incosciente, ha preferito tagliare la corda e sparire.
Dire che sono letteralmente disgustato è poco. Cazzo, sei così deficiente da buttarti in mare quando tutti ti sconsigliano di farlo, perché c’è burrasca. Metti in pericolo la tua stessa vita, e un uomo, per salvarti, ci rimette la propria, e tu che fai? Scappi?
Evito di dire cosa farei volentieri a quel tipo, se ce l’avessi davanti. Sicuramente, dopo avermi incontrato, andrebbe via un po’ storto, e non so se sua moglie (ammesso che ne abbia una) troverebbe ancora soddisfazioni sessuali da quel moncherino che gli sarebbe rimasto.

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