Domattina mio fratello avrà l’orale di maturità.
Quanti ricordi che sbucano dalla polvere di tre anni di università.
Il tema era stato abbastanza facile, e l’argomento mi piaceva anche: qualcosa sulla scienza e la tecnologia nei rapporti con la filosofia moderna. Per uno che, dopo il liceo classico, è finito a fare ingegneria, direi che non era male come scelta.
La seconda prova invece era stata atroce: versione dal greco di autore perfettamente sconosciuto, tale Epitteto, che tra l’altro scriveva un greco anche piuttosto ostico. Inutile dire che l’ho fatta perfetta, malgrado tutto. Cazzo, quanto mi piaceva il greco.
E non ho fatto solo la mia. Questa cosa è da denuncia, ma ormai chi se ne frega, che mi tolgano pure il diploma, dopo tre anni! E comunque credo che tutte le prove di questo misfatto siano andate perdute. Io e uno dei miei migliori amici c’eravamo messi d’accordo ed avevamo elaborato un piano molto complesso.
Ci eravamo procurati due penne assolutamente identiche, e sapevamo che a ciascuno sarebbero stati concessi due fogli protocollo timbrati e firmati dai professori. Così io ho tradotto tutta la versione, facendomi una “copia di brutta” tutta scritta in stampatello maiuscolo, per non far riconoscere la calligrafia. Poi ho ricopiato la versione in bella. Intanto il mio amico non ha toccato nessuno dei suoi due fogli protocollo, ma ha fatto la versione in brutta scrivendo direttamente sul testo greco. Poi, in un momento in cui i professori erano girati, io gli ho fatto scivolare in mano la mia brutta in stampatello, e lui mi ha consegnato uno dei suoi due fogli bianchi, sul quale ho provveduto a fare una finta copia di brutta. Così lui ha consegnato la mia brutta originale in stampatello, e la sua bella che si era fatto copiando la mia; e io ho consegnato la mia bella e la brutta “postuma”.
Ovviamente il prof di greco, col quale ne ho parlato l’anno dopo, una volta che sono andato a trovarlo, mi ha detto di non essersi accorto di nulla. Il suo commento: “Ecco perché XXX l’ha fatta così bene!” (XXX sta per il nome del mio amico).
Della terza prova ho pochi ricordi, anche perché per noi, abituati a scrivere temi chilometrici, dover dare risposte a quesiti anche complessi in dieci – quindici righe di testo era una vera tortura. Ricordo però che quasi tutti i commissari interni ci avevano anticipato le domande il giorno prima, e comuqnue quelle dei commissari esterni erano tutte fattibilissime.
L’orale è stato stupendo ed atroce al tempo stesso. Calcolate che mi ero presentato con 65 punti già all’attivo (il massimo in tutto), e ho iniziato cavalcando l’onda del successo. Nella mia tesina, dal titolo “Il buono, il brutto e il cattivo”, avevo sondato tutta la storia e la letteratura occidentale – e anche oltre – per tentare di spiegare perché il cattivo sia sempre brutto, e il buono sia sempre bello; e quali siano le eccezioni a questo mito.
Nell’introduzione avevo citato un verso di Guccini (La locomotiva): “gli eroi son tutti giovani e belli“. Così la prof di Italiano, commissario esterno, mi chiese se quella citazione era casuale, e io gli dissi di no: Guccini è uno dei miei cantanti preferiti. Finimmo a parlare di De André, e, conoscendo tutti i suoi testi a memoria, mi sentivo molto più che a mio agio. Anche in greco e latino me la cavai egregiamente, e pure in matematica e scienze. Poi venne il turno di quello di filosofia, che mi chiese tra l’altro un filosofo che avevo citato nella tesina: Schopenhauer. Che dire? Ci cascai come una pera matura. Partii in tromba con una stronzata colossale – non ricordo più quale, ahimè, e dimostrai di non aver capito una nerchia del pensiero di quel filosofo. Fu un capitombolo piuttosto brutto, certo non una bella figura.
Alla fine al 100 ci arrivai comunque (e cavolo, avevo la media del 9,5; credo di essermelo anche meritato), ma non ottenni la lode.
Oggettivamente non me ne fregava proprio nulla di quella lode, e tanto meno me ne frega oggi, in cui mi sono reso conto che, a distanza di tre anni, quel voto di maturità nessuno me l’ha mai chiesto, se non una professoressa universitaria che, una volta, volle fare un calcolo statistico tra i frequentatori del suo corso.
Comunque in bocca al lupo al fratellino, e gli auguro di non scivolare su bucce di banana come chi lo ha preceduto.

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