Domani sarà – temo – una giornata piuttosto pesante. E non sarà la prima, perché tutto il weekend sarà veramente di fuoco.
Domattina ho lo scritto di Elettronica B, e ho passato l’ultima ora e mezza a scrivere sulla calcolatrice programmi che mi permettano di calcolare i tipi più comuni di integrali che mi capiteranno: piuttosto che comprarmi una calcolatrice da duecento euro, ho deciso di tenermi la mia, che ormai mi accompagna dal secondo anno delle superiori, e di imparare a programmarla in modo decente.
Lo scritto dovrebbe – in teoria – durare due ore, solo che, all’iscrizione via Internet, l’email che il sistema mi invia in automatico sostiene che il compito inizierà alle 9:30 e finirà alle 13:30. Se avessimo il doppio del tempo per fare un compito della stessa lunghezza non sarebbe male; ma i miei presentimenti sono di tutt’altro tipo, e non buoni.
Poi, domani pomeriggio, turno in pubblica. Il che significa che, se davvero lo scritto finisce alle 13:30, devo fiondarmi in macchina alla velocità della luce, senza nemmeno salutare nessuno, e scheggiare in sede, dove dovrei giungere prima delle 14:00. Solitamente il turno inizia alle 13:00, ma si fa quel che si può.
Poi devo solo sperare di non uscire dopo le 19:30, perché vorrebbe dire rientrare sicuramente dopo le 20:00, che sarebbe l’orario a cui devo smontare, perché anche lì mi aspetterà una bella corsa in macchina fino a casa di mia nonna, dove dovrò lavarmi e cambiarmi per essere pronto a raggiungere alle 21:00 il circolo di Mariano, dove un mio ex compagno di classe delle superiori farà la festa di compleanno.
Ora, secondo voi, è normale che un ragazzo di 22 anni che si autodefinisce bello e intelligente faccia una festa in un circolo privato, in cui c’è l’obbligo di “vestirsi bene” (il che significa poi mettersi in completo e cravatta); e che per il regalo faccia addirittura una lista (tipo lista di nozze) in un noto negozio cittadino?
A parte l’estremo disagio che mi comporta il “vestirmi bene” come lo intende lui – in giacca e cravatta, finora, mi ci sono messo una volta sola, ad un matrimonio, ma era comunque un’occasione un po’ particolare, perché mia cugina, altra ragazza “normale”, ha deciso di andare fino a Roma per sposarsi… poteva mica restare a Parma? – e a parte il fatto che domani sera gioca la Nazionale, mi sto ancora chiedendo chi me lo fa fare di andare al compleanno di uno che una volta sì, era un grande amico: ci trovavamo spesso a studiare assieme, a casa mia o a casa sua, ci “confidavamo” i reciproci problemi, dubbi e quant’altro; ma che adesso, da quando frequentiamo due università diverse – lui medicina, io ingegneria – non s’è quasi più fatto sentire.
Qualche tempo fa, a seguito delle mie insistenze, è venuto a casa mia, dopo tanto che non ci vedevamo, e abbiamo passato un pomeriggio piuttosto bello, a parlare del più e del meno – e ce n’erano di cose da dirci! Poi, al momento di accommiatarci, gli ho detto che mi avrebbe fatto piacere che ci sentissimo più spesso, e che magari si facesse sentire lui, ogni tanto. La risposta è stata: “no no, meglio così, meglio una volta ogni tanto, così avremo più cose da dirci!”. Inutile dire che è passato più di un anno, e, a parte una cena di classe e un incontro fortuito all’ospedale – lui in camice bianco e io in divisa arancione – non ci siamo più sentiti nè visti. E domani ci sarà quel cavolo di festa, che mi mette a disagio solo a pensarci.
Il resto del weekend non sarà da meno; ma devo ancora capire se riuscirò a sopravvivere a domani, quindi è meglio se al resto non penso ancora!
(Cicerone sarebbe fiero di me: questo post è il trionfo delle frasi subordinate!)

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