Oggi sono andato a vedere di che morte dovrò morire martedì prossimo (orale di Elettronica A).
A dirla tutta, mi sono risollevato parecchio il morale: il professore non sembra così bastardo come lo dipingono, e su quattro interrogati, ne ha fatti passare quattro. Il primo si è presentato con un 24 allo scritto (come me!) ed è passato con un 29 all’orale (il voto finale sarà la media dei due, più altri due voti derivanti da scritto e orale della parte B). E non è che abbia fatto una prova perfetta: gli ha fatto una sola domanda, di media difficoltà, e lui ha risposto semplicemente senza interrompersi troppo. Se l’è cavata in meno di mezz’ora. Degli altri, uno che si era presentato con un 15 ha ottenuto un 28, un altro, sempre con 15, ha preso 22, e l’ultimo non ho capito quanto ha preso.
Comunque ho visto che dovrebbe essere una cosa abbastanza fattibile. Certo, devo studiare ancora parecchio, però sono un po’ più calmo, ora.


Sempre per far incetta di americanate, tra ieri e oggi, su Sky, ho fatto incetta. Ieri sera trasmettevano 007 – La morte può attendere, uno dei film più ridicoli che mi sia capitato di vedere negli ultimi tempi. Certo, quando ci si accinge a guardare un episodio di 007, si sa già a cosa si va incontro; però lasciatemi dire che, quando c’era ancora Sean Connery a vestirne i panni, le cose erano molto diverse, e molto meno ridicole. Forse perché avevano anche meno pretese.
E poi, le battute del tipo: “non è possibile, tu hai una licenza doppio zero!” mi evocano solo ricordi di farina di grano duro (lo so, penso sempre a mangiare!).
Stasera invece Il Castello – The last castle, film di una retorica spiazzante e di una prevedibilità ancora peggiore. Senza contare che, come al solito, la storia è del tutto inverosimile. E se la cosa è più scusabile in un film come 007, lo è molto meno – anzi, non la è per niente – in un film che pretende di raccontare una storia credibile. Robert Redford ha fatto vedere di meglio.

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