Live from pubblica (again). Ma stavolta thanks to my Siemens Amilo A (computer portatile).
Altro turno. E stavolta con seria incazzatura per quanto sono stupidi gli infermieri che se ne stanno dall’altra parte di quel cazzo di telefono, quando fai il 118.
Paziente anziano, di età non specificata, ma sicuramente tra i novanta e i cento. Diabetico. Respira molto superficialmente, la saturazione di ossigeno nel sangue è appena sopra la soglia minima, la pressione sistolica è 85 mmHg, ben sotto il livello d’allarme. Non è cosciente, ha lo sguardo fisso nel vuoto, non si muove, non reagisce agli stimoli.
Il mio autista chiama il 118 per farsi mandare l’automedica: il paziente è molto grave, diamo un codice 3 (il più alto nella scala dei valori; il codice 4 significa “paziente deceduto”. Per un veloce ripasso di come funzionano queste cose, vi rimando a questo post precedente). Se non che, il simpaticone che sta dall’altra parte del cavo (anzi, dell’antenna, visto che usavamo un cellulare) ci ha detto parole testuali: “no, so già com’è la situazione, non ti mando l’automedica, dammi un codice 2”. A parte il fatto che lui non si può permettere di obbligarmi a dare un codice diverso da quello che io ho valutato, visto che il paziente ce l’ho davanti io, non lui; e poi comunque quest’idea troppo diffusa che le persone molto anziane non meritino tante attenzioni perché tanto son destinate a morir presto, mi disgusta alquanto. Se fosse stato suo padre, o suo nonno?
Alla fine abbiamo dato un codice 2 avanzato, ma la mia scheda di valutazione del paziente è compilata con tutti i requisiti per dare un codice 3. E poi, quando siamo arrivati in Pronto Soccorso, l’infermiera del triage ci è venuta incontro fuori dall’edificio (cosa che solitamente non fa) chiedendoci perché avevamo dato solo un codice 2. Cosa avreste risposto, voi?
Io non conoscevo quell’uomo, ma mi ha fatto una pena infinita. E mi ha fatto veramente arrabbiare il comportamento di quell’altro uomo che, in teoria, dovrebbe esser lì per salvare delle vite, o per aiutare altri uomini a farlo.
Non so chi fosse, quell’operatore, e non so cosa l’abbia spinto a comportarsi così. C’è da dire che comunque, di solito, i suoi colleghi sono quasi tutti molto più in gamba, rispettosi del lavoro di noi volontari, e sempre pronti a cercare di fare il possibile per agevolarci il compito. E a tutti loro va un sincero ringraziamento per il lavoro che svolgono quotidianamente. A quell’altro, invece, solo un augurio che possa rinsavire alla svelta, oppure trovarsi un mestiere che gli si confaccia maggiormente.

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